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Scuola per adulti.Riprendono i corsi

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Tornare tra i banchi di scuola da adulti? Si può!

La scuola pubblica offre una seconda opportunità a chi vuole ricominciare a studiare e diplomarsi prendendo la licenza media con la frequenza di un solo anno scolastico. Inoltre ripartono i corsi di lingua italiana per stranieri di livello A1 e A2. Tutti i corsi applicano il protocollo anti-Covid della scuola, rispettando il distanziamento e le norme di sicurezza.

Riportiamo qui la testimonianza diretta di questa esperienza da parte di docenti e studenti del CPIA, il Centro per l’istruzione degli adulti di Bari con a capo il Dirigente professor Piliero, che ha sedi sparse nelle scuole medie di Bari, Bitonto, Molfetta, Corato e Terlizzi.

“Accanto alla Basilica di San Nicola, sul lato della porta d’Oriente, in un’aula scolastica convivono, e non è una barzelletta, un architetto di Istanbul, una ragazza alla pari di Francoforte, una mamma pakistana che ha raggiunto qui suo marito e alcuni giovani africani e asiatici.
Che faccio? Da dove inizio? Oddio non mi capisce. Provo con l’inglese. E niente solo arabo, qualche volta. O magari solo hindi o mandingo o curdo…e magari solo parlato, Amadou non sa scrivere perchè erano in guerra nel suo paese e non è mai andato a scuola. Alla fine, quando qualcuno di loro non mi capisce proprio, rimangono comunque gli occhi, i gesti, il corpo. 

Invece Jean Marie parla fluentemente 5 lingue tra cui l’inglese e il francese e 2 dialetti africani. 
In questa classe c’è la voglia e soprattutto il bisogno di comunicare, prima ancora di quello di integrarsi. Capire le parole e poi capire perchè è qui, accanto a me ad imparare una lingua. Questo è per me insegnare al CPIA.”

A raccontarci la sua esperienza è Luigi Gramegna, docente del CPIA di Bari, dove insegna italiano per stranieri “A volte facciamo lezione senza libri e con spazi non sempre adeguati e spesso in prestito, ci si sente un po’ migranti anche noi. Tanta impotenza a volte per la carenza delle risorse, carenza di materiali s’intenda, che di risorse umane invece c’è grande ricchezza”.

Donatella Azzollini, anche lei docente alfabetizzatrice presso la sede del Cpia di Molfetta ci dice:

“Per me è la scuola più bella del mondo! Lavorare al Cpia significa andare a spasso per il mondo e non solo per la provenienza geografica degli alunni e delle alunne: Asia, Africa, America ed Europa (manca solo l’Oceania). Già soltanto per questo, per i racconti e le piccole e grandissime biografie dei nostri studenti non si finisce mai di stupirsi e imparare. Ma c’è un altro aspetto che per me è motivo di grande fascino: la promiscuità oltre che geografica è sociale. Accanto alla studentessa in Erasmus della buona borghesia belga, c’è la studentessa nigeriana che ha attraversato la Libia e l’inferno. Le due si scambiano i numeri di telefono e diventano amiche.  Altra ragione è legata alla lingua. Insegnare italiano agli stranieri mi ha permesso di innamorarmi ancora di più della lingua italiana che nell’ interlingua degli alunni stranieri diventa impura, alle volte buffa, nuova. E si abbandona tutto quello snobismo sull’uso del congiuntivo e del da/dà e altre amenità. La poesia, per riprendere una splendida espressione di Troisi, è di chi gli serve, non di chi la scrive.”

Il CPIA non è solo italiano per stranieri, è anche italiano per italiani e poi matematica, scienze, inglese, francese, tedesco e tecnologia cioè le materie che i corsisti studiano per il titolo di scuola media.

Mariangela Taccogna è una professoressa della scuola per gli adulti in una sede particolare, quella del carcere di Bari, le chiediamo cosa significa per lei insegnare in una scuola come la sua:
“Per me insegnare ai detenuti vuol dire rendere concreta l’espressione -nessuno resti indietro-, valorizzare esperienze e vissuti, potenziare le capacità di ognuno, scambiare e condividere storie, arricchendosi reciprocamente. Per me vuol dire sognare un mondo migliore e iniziare con il primo passo.”

Tante le iniziative che i docenti del CPIA portano avanti nelle sedi carcerarie: laboratori di scrittura, allestimento di una ricca biblioteca, organizzazione cineforum, il tutto con tanta buona volontà in un luogo sovraffollato e spesso in affanno per carenze strutturali e di personale.

Il CPIA è anche questo, un presidio per la cultura in un luogo dove serve ricominciare una vita diversa.

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