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Viaggio nei mercati rionali tra speranze e incertezze in cerca di una nuova normalità

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“Una nuova normalità”. Così la chiama Pier Luigi Lopalco, neo assessore regionale alla Sanità, riferendosi alla forzata convivenza della società civile con il Covid-19. Una frase che somiglia tanto al vecchio adagio “gattopardesco” per cui “Se vuoi che nulla cambi, tutto deve cambiare”, manifesto del conservatorismo aristocratico siciliano tratteggiato da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel celebre romanzo.

E, in effetti, tutto è cambiato, nel tentativo di far rimanere tutto com’era prima. Ma basta andare in giro nei mercati di Bari per capire che nulla è rimasto come prima; i luoghi della socialità e degli affari oggi assomigliano più a una landa desolata che alle piazze d’incontro che provavano a essere fino a un anno fa. Il virus altro non ha fatto se non togliere il velo su un sistema economico che impone al commercio di prossimità di dichiarare la guerra nucleare alla Grande distribuzione organizzata ed e-commerce, armato solo di una spada di legno spuntata.

Da Carrassi al San Paolo, molti mercatali hanno abbassato la saracinesca, tanti altri stanno meditando di farlo, per non riaprire più. Ingressi e uscite separate appaiono misure addirittura superflue, visto l’esiguo afflusso di clienti anche nelle ore centrali della mattinata. Mascherine, igiene delle mani, distanziamento: regole generalmente applicate in forma “larga” e flessibile, e frequentemente disattese dagli stessi mercatali. La sensazione che si respira nei mercati rionali è di una generale insicurezza. Sanitaria e sociale.

Molti operatori non vogliono parlare, chi lo fa chiede di rimanere anonimo. Ma se si cerca un termometro della precarietà esistenziale in cui versano i mercatali, allora il consiglio è di recarsi in via Vaccarella, sede del mercato di Carbonara. Una struttura che già prima del Covid appariva in bilico fra realtà e distopia, con bagni inagibili, temperatura tropicale d’estate e pioggia all’interno d’inverno, e che adesso si presenta come uno scenario spettrale: le attività aperte risaltano fra le saracinesche abbassate come un fiore nel cemento. Sono meno di una ventina i box operativi, forse neanche al 40% della capacità totale del mercato coperto.

Il titolare di un esercizio dedito alla vendita di casalinghi, intercettando il comune sentimento di rassegnazione, dice: «Il calo degli affari con il Covid è stato consistente. In questo mercato pochissimi sono rimasti aperti. I clienti rispettano le regole, ma da parte del Comune non c’è molto interesse per i mercatali».

Unica “isola felice” parrebbe essere il grande mercato coperto di Santa Scolastica, a servizio dei quartieri Poggiofranco, Picone e Carrassi alta, dove la presenza degli avventori resta costante nonostante il Covid-19. «Non abbiamo riscontrato grossi sbalzi di bilancio – dice il titolare di una pescheria. Come sempre la settimana è di “mantenimento”, in attesa del picco nel weekend. C’è, comunque, una percezione di insicurezza fra la gente e fra gli operatori».

Se Sparta piange, però, Atene non ride. I mercati cittadini all’aperto (proprio perché all’aperto) soffrono una crisi anche peggiore di quanto accade nelle strutture “indoor”. Fra luglio e agosto il Comune di Bari ha provato a dare impulso riproponendo le aperture pomeridiane/serali a turno in tutti i quartieri. Ma, col senno di poi, è stato un palliativo. Una passeggiata nel mercato del sabato, in viale Gandhi a Poggiofranco, basta per farsi un’idea. Poche persone e mascherine a uso intermittente fra visitatori e operatori mercatali, che per ben due sabati di fila fra settembre e ottobre hanno dovuto smantellare tutto di fretta a causa della pioggia e del vento.

«Abbiamo perso il 40-50% degli introiti, le restrizioni vengono applicate non in maniera uniforme – lamenta una coppia di operatori che vende articoli di pigiameria. Un’altra chiusura significherebbe fallimento totale per i commercianti. Durante il lockdown non abbiamo avuto aiuti dallo Stato, se non i 600 euro. La nostra categoria è la più penalizzata: paghiamo i posteggi ma siamo esposti alle condizioni atmosferiche. Non possiamo permetterci la malattia, ma abbiamo tasse da pagare. Se chiudono tutto di nuovo molliamo».

C’è chi, però, si sforza di intravedere la luce in fondo al tunnel: «La situazione è altalenante, ma la gente rispetta le regole rigorosamente», l’impressione di una commerciante che gestisce una bancarella di intimo e filati.

Stessa cosa anche in provincia. Prima di mezzogiorno, il mercato settimanale di Adelfia (trasferito a maggio nel piazzale e nel viale della stazione) si presenta in tutta la sua povertà. L’ampio spazio a disposizione “invoglia” clienti e venditori a utilizzare la mascherina in maniera non sempre corretta: c’è chi la indossa su naso e bocca, chi lascia scoperto il naso, chi la porta ciondolante.

«Gli affari vanno di male in peggio, la gente ha paura di uscire e non ha soldi – commenta un fioraio del mercato adelfiese del martedì. I mercati sono collocati in periferia, prima delle 12 non c’è già più nessuno. Il calo è stato drastico, ci sono paesi in cui i mercati non sono stati più avviati dopo il lockdown».

Un venditore di articoli da regalo dello stesso mercato fa eco: «Un calo drastico. A causa al Covid ora siamo fuori dalle zone centrali. Sono le 12 e non abbiamo venduto nulla».

Un piccolo segnale di incoraggiamento, però, l’amministrazione comunale di Bari sta provando a darlo. Il nuovo mercato coperto di Japigia, dove troveranno posto gli operatori dell’ultimo mercato giornaliero di merci varie in strada, diviso fra via Peucetia e via Pitagora dopo il lockdown, è quasi pronto. Il sindaco Antonio Decaro ha spiegato che i lavori finiranno a dicembre, e che dopo i collaudi la struttura (con una capacità di 72 box) partirà nelle prime settimane del 2021.

«Al momento 67 postazioni sono già state assegnate ai mercatali che compongono l’attuale assetto del mercato. Per i restanti box gli uffici comunali procederanno alla pubblicazione di un nuovo bando fino all’assegnazione di tutte le postazioni», ha annunciato Carla Palone, assessore cittadino allo Sviluppo economico.

«Siamo riusciti a riorganizzare le attività dopo il lockdown smistando gli operatori in più zone del quartiere – ha detto Decaro. Contiamo di aprire il nuovo anno con una bella novità in città, che ripaghi attese e sforzi di tutti. Con l’avvio di questo nuovo mercato elimineremo anche l’ultimo mercato giornaliero su strada, restituendo ai cittadini della zona un’area finalmente sgombra da attività e banconi, con tutto quello che comportavano».

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