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Amtab, disagi, ritardi e disfunzioni: l’odissea viaggia su gomma

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Lezioni saltate, ritardi sul lavoro, tempo prezioso sprecato, poca sicurezza: sono “solo” alcuni dei disagi patiti quotidianamente dagli utenti di Amtab. Disagi cronici ed enfatizzati in questo delicatissimo periodo di emergenza sanitaria. In una Bari che si evolve di anno in anno e si rende sempre più attrattiva, il trasporto pubblico resta un punto critico che contribuisce, non poco, ad abbassare la qualità della vita.

Nonostante l’arrivo di nuovi mezzi, i guasti e le indisponibilità nella flotta sono all’ordine del giorno, a causa di una manutenzione inadeguata. E’ questo il più delle volte a determinare i frequenti ritardi e le corse soppresse, oltre a casi di sovraffollamento e scene surreali che spesso girano sul web.

A detta di molti utenti, la cosa peggiore è non sapere se e quando effettivamente passerà il proprio bus. L’azienda non comunica in nessun modo questi disservizi e il numero verde non aiuta in tal senso. Certo, se funzionasse l’Avm (monitoraggio automatico dei veicoli) sarebbe tutta un’altra storia: i viaggiatori vedrebbero i tempi di attesa sull’app Muvt e sulle paline elettroniche e prenderebbero più facilmente le opportune decisioni.

Secondo il sito del Comune, l’Avm avrebbe dovuto essere attivato entro gennaio 2019 assieme al sistema Sp (pagamento smart). Tuttavia, l’implementazione è in forte ritardo e procede a singhiozzo. Tant’è vero che, ad esempio, la card Amtab è in vendita appena dal 17 settembre scorso. Viaggiare senza biglietto non è poi così complicato, con le nuove validatrici non ancora operative, i controllori che scarseggiano e gli autisti impossibilitati ad avere contatti con gli utenti. Una misura anti-Covid di dubbia utilità, quella di inibire le porte anteriori dei bus: le altre aziende di trasporto non l’hanno adottata e, soprattutto, va in netto contrasto con gli adesivi applicati per regolamentare i flussi, creando solo confusione. E i tornelli tanto desiderati dal sindaco Decaro? Inutilizzati da prima della pandemia: pare non piacciano nemmeno ad Amtab perché durante la sperimentazione rallentavano la salita. Paradossale, in una città che si fregia del titolo di “smart city”.

I percorsi delle linee, teoricamente ottimizzati, a volte sono contorti all’inverosimile come se si dovessero prelevare i singoli viaggiatori sotto casa (es. linee 9 e 10 a Japigia). I tempi di percorrenza diventano poi inconcepibili quando le auto in divieto di sosta ostacolano i bus, specie nelle strade strette (es. linea 4 a Ceglie e Carbonara). L’inciviltà si reitera finché nessuno interviene. Dov’è la Polizia locale che dovrebbe multare a tutto spiano? Persino i controllori Amtab, dal 2016, sono abilitati alle sanzioni stradali in casi simili.

A instaurare un clima di insicurezza, oltre alle condizioni tecniche dei mezzi non proprio eccelse, ci pensano anche alcuni utenti difficili da gestire. Il problema, che su determinate linee e in fasce orarie “calde” è tristemente fisiologico, si traduce spesso in aggressioni ai danni degli stessi dipendenti Amtab. La videosorveglianza è presente solo su parte della flotta e non può certo bastare, laddove sono state promesse addirittura cabine blindate e microcamere sulle divise. Senza dimenticare l’esperimento della vigilanza armata a bordo, durato troppo poco.

Come se tutto questo non bastasse, in tempi di Covid continua a verificarsi il fenomeno del sovraffollamento, destando preoccupazione per il maggior rischio di contagio. Su diverse corse il limite di riempimento, fissato dal Governo all’80%, viene ampiamente sforato. Succede inoltre che, se l’impianto di climatizzazione non funziona e i finestrini non sono apribili, sia impossibile garantire il necessario ricambio d’aria. Prima che la nuova impennata di contagi determinasse il ritorno alla didattica a distanza, queste criticità purtroppo interessavano anche il servizio scolastico, dove però (onore al merito) il controllo dei biglietti e delle mascherine era garantito da un addetto presente su ogni bus.

Tirando le conclusioni, sembra che il Comune di Bari controlli Amtab e le altre municipalizzate solo formalmente, ma che di fatto la gestione di queste società non sempre persegua il bene collettivo. Una privatizzazione, forse, riporterebbe al centro la produttività e la qualità del servizio, sradicando quell’incondizionata e accomodante tutela che regna nel settore pubblico in Italia. Chissà se un giorno, a Palazzo di Città, si troverà il coraggio di compiere un passo così rivoluzionario.

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