Bariseranews.it – Oltre la notizia

EMPORIOAMATO_ECOMMERCE_MANCHETTE
zona franca
migorusperfast
PUGLIASERA
LUNGAVITA
logo Turbo Service_bianco 1024-01
BIRRA GARRABB _ nat bionda
fiera
Benn
Benn
Migro
taralloro
gran bontà
Alco
Premio Agorà – TOTEM_85x200_prova2-03
banner-pelati-migro-largo
banner-barisera-3
banner-SAN-NICHOLAUS-vini
banner-SAN-NICHOLAUS-e1599142133882
Banner_qui_conviene

Elezioni regionali: chi ha realmente vinto?

134 Visite

Le elezioni regionali in Puglia non hanno rispecchiato lo scenario che era stato paventato dai sondaggi. Questi ultimi infatti avevano presentato il candidato della coalizione di centro destra, Raffaele Fitto, come il favorito per la vittoria e ritenevano che il voto disgiunto avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale in questa tornata elettorale.

Già dai primi exit poll si è invece presentata un’altra realtà: un bipolarismo di, ormai, altri tempi tra il candidato del centro destra e quello del centro sinistra. Ad uscirne vincitore è stato Michele Emiliano, ex sindaco della città di Bari e governatore uscente della Regione Puglia.

Questa tornata elettorale consente di sviluppare vari spunti di riflessione, discretamente omogeni a livello nazionale, tra cui la costanza di un trend che predilige la figura dei leader al partito politico ed evidenzia l’inesorabile ridimensionamento di alcune forze politiche.

Lo scontro tra leader e partito

Il segretario del Partito Democratico (PD), Nicola Zingaretti, ha definito il risultato elettorale come una vittoria del partito. Ma è possibile categorizzarla come un successo? Il principale partito, in termini di preferenze, del centro sinistra ha infatti diminuito la propria influenza in Puglia a seguito delle scorse elezioni regionali. Questo fenomeno è sicuramente dovuto da un lato all’ascesa del Movimento 5 Stelle nel Meridione e all’ascesa della Lega a livello nazionale. A fronte quindi di un deciso ridimensionato di questi partiti era lecito aspettarsi un incremento nelle preferenze, ma ciò non è avvenuto. La percentuale di voti ottenuta dal PD si è riavvicinata asintoticamente ai livelli delle scorse regionali, senza tuttavia mai superarli.

Più che una vittoria del Partito, si dovrebbe quindi parlare di una vittoria del candidato Governatore. Vi è infatti un equilibrio tra le preferenze espresse alla principale lista a sostegno di Emiliano e le liste civiche a sostegno del neo Presidente della Regione. Ciò è stato sicuramente favorito dalla presenza nelle liste civiche di influenti esponenti della società civile, tra cui il virologo Pier Luigi Lopalco, che per via del suo impegno durante l’emergenza pandemica ha intercettato un’importante dimostrazione di consenso. Tuttavia, la percentuale di voti riservata al singolo candidato evidenzia la prevalenza di quest’ultimo rispetto al partito. Diversi cittadini sono ricorsi a questa prassi, con la conseguenza dell’esclusione della lista “Senso Civico” dal Consiglio Regionale (nonostante considerando le preferenze riservate alle sole liste avrebbe superato la soglia di sbarramento).

La centralità del “leader” non è tuttavia una novità in Puglia e ne sono testimonianza le elezioni comunali tenutesi a Bari nel Maggio del 2019. Nelle consultazioni che riconfermarono Antonio Decaro nella carica di sindaco infatti, il Partito Democratico ottenne meno del 17% delle preferenze rispetto al 66.3% del candidato. Inoltre la rielezione di Michele Emiliano conferma un trend nazionale, che ha visto la rielezione di tutti i Governatori uscenti che si siano ricandidati. A livello politico questo fenomeno non rappresenta una novità, ma un’ulteriore conferma della teoria di John Mueller, noto scienziato politico. Mueller nel 1970 teorizzò l’effetto “rally ‘round the flag” (stringersi attorno alla bandiera), che confermava la tendenza della popolazione a stringersi attorno ai leader durante i periodi di emergenza.

Il terremoto del centro destra

La sconfitta di Raffele Fitto, oltre a presentarsi come una sorpresa visto il vantaggio dei sondaggi, ha provocato forti discussioni all’interno del centro destra anche a livello nazionale. Mentre, infatti, sia Giorgia Meloni che Antonio Tajani si siano espressi molto a supporto dell’europarlamentare, Matteo Salvini ha avuto un atteggiamento più restio. Tuttavia, all’indomani del risultato elettorale, il segretario del carroccio ha criticato la scelta del candidato, imputando a quest’ultima la debacle elettorale. Pronta è arrivata la risposta di Fitto e del principale partito a sostegno dell’europarlamentare, Fratelli d’Italia, che hanno rimarcato la condivisione della scelta e hanno invece lamentato lo scarso supporto da parte dell’ex Ministro dell’Interno.

In particolare, il candidato del centro destra, tramite la sua pagina Facebook, ha evidenziato il calo della Lega in puglia (diminuita di 16 punti percentuali) e ha lamentato come Salvini non si sia mai pubblicamente schierato a suo favore suggerendo una riflessione. Riflessione che avverrà sicuramente anche a livello nazionale. La Puglia ha rispettato infatti il trend nazionale, corrispondente ad un calo di Lega e Forza Italia a fronte di un continua progressione di Fratelli d’Italia nei sondaggi. Questo fenomeno potrebbe provocare una discussione degli equilibri all’interno della coalizione, che unitamente al plebiscito ottenuto da Zaia in Veneto, spaventa il leader della Lega.

Riflessione che dovrà tuttavia compiere anche Raffaele Fitto. Al di là della sconfitta, i risultati non sorridono all’ex Governatore della Regione, che ha ottenuto più preferenze del diretto avversario solamente nella provincia di Brindisi, perdendo anche nella “sua” Lecce. Questi risultati sono anche frutto di una pianificazione elettorale dubbia. Impostare la campagna elettorale in rottura con il passato è opportuno, specie se il diretto avversario punta alla rielezione. Scegliere come candidato una persona come Fitto, politicamente esperta, ma che ha già rivestito la carica a fine anni novanta potrebbe essere considerata una scelta strategicamente meno efficace.

L’inesorabile calo del movimento

Le elezioni politiche del 2018 avevano presentato un quadro ben preciso nel Meridione, con il Movimento 5 Stelle che si ergeva a primo partito, raggiungendo in Puglia il 44.94% delle preferenze. L’esperienza di governo, prima con la Lega e successivamente col Partito Democratico, è costata molto ai pentastellati. In soli due anni infatti il quadro si presenta completamente ribaltato, con il Movimento che non riesce a superare i dieci punti percentuali.

In particolare, in Puglia il movimento aveva basato la propria campagna su due battaglie specifiche, molto care ai cittadini: la chiusura dell’Ilva a Taranto e l’opposizione all’installazione del gasdotto Tap a Melendugno. Durante l’esperienza di governo il partito pentastellato non ha proceduto alla chiusura dell’impianto siderurgico nella provincia ionica, ma anzi ha garantito un maggior potere contrattuale al gruppo Arcelor Mittal minacciando di rimuovere lo scudo penale. Allo stesso modo, nonostante durante la campagna elettorale Alessandro di Battista avesse promesso stop alla costruzione del gasdotto entro due settimane dalla formazione del governo, una volta in Parlamento il movimento ha ammesso che la cancellazione dei lavori sarebbe stata troppo cara, abbandonando di fatto l’altra battaglia storica dei pentastellati in Puglia.

Nonostante questo clima di disillusione la candidata Governatrice Antonella Laricchia è rimasta fedele alle proprie convinzioni e ha rifiutato ogni tipo di alleanza con il Governatore uscente Michele Emiliano. Così facendo è riuscita a mantenere intatto il nucleo del movimento in Puglia, riuscendo a raccogliere circa 200.000 preferenze. Un risultato ben al di sotto rispetto al passato, ma sicuramente un punto da cui ripartire.

banner-MSF-A
banner_barisera_aranea
banner-mode-c

Promo