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Caos scuola, Menga (Flc Cgil): «Emiliano ritiri l’ordinanza sulla chiusura»

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La scuola torna nel caos in Puglia: il Dpcm che entrerà in vigore dal 6 novembre decreta l’apertura degli istituti scolastici per la didattica in presenza dalla prima elementare alla terza media per le regioni “arancioni” (Puglia e Sicilia), contrassegnate da un rischio medio-alto di contagio Covid. Un provvedimento che, teoricamente, dovrebbe cancellare l’ordinanza con cui il presidente Michele Emiliano lo scorso 28 ottobre aveva chiuso alla didattica in presenza per tutte le scuole di ogni ordine e grado (eccezion fatta per gli studenti Bes e per i laboratori), ma lo stesso Emiliano nella serata di ieri ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di riaprire.

«Al fine di andare incontro alle esigenze formative ed alla volontà delle famiglie che desiderano per i loro figli la didattica in presenza, il presidente della Regione, a richiesta dell’Ufficio scolastico regionale, è disponibile a consentire ai dirigenti degli istituti scolastici di aumentare la quota di didattica in presenza attualmente autorizzata fino a soddisfare le richieste delle famiglie, compatibilmente con le previsioni del nuovo Dpcm e sempre che le condizioni epidemiologiche lo consentano», l’unico relativo passo indietro fatto da Emiliano.

Nel frattempo, in mattinata «L’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia ha accolto la richiesta urgente con cui Cgil Cisl Uil e le categorie della scuola delle rispettive organizzazioni sindacali hanno chiesto la convocazione di un tavolo “al fine di consentire l’applicazione del Dpcm del 4 novembre anche nella nostra regione e consentire alle istituzioni scolastiche di operare, già da domani, per corrispondere alle richieste pressanti delle famiglie e ai bisogni educativi della popolazione studentesca», si legge in una nota diramata da Cgil, Cisl e Uil.

«Emiliano ha sbagliato a non ritirare l’ordinanza – dice Claudio Menga, segretario generale della Flc Cgil Puglia. Quel Dpcm è anche frutto di un accordo preso in conferenza Stato-Regioni a cui lui ha partecipato. La richiesta fatta all’Usr è volta proprio al ritiro dell’ordinanza, per applicare il Dpcm anche alla Regione Puglia».

Secondo Menga, Emiliano ha agito «In maniera frettolosa e unilaterale. Non ha mai sentito le organizzazioni sindacali, che hanno appreso delle sue decisioni dalla stampa. Emiliano ha adottato una misura drastica, come se la Puglia si trovasse in condizioni gravi come Lombardia e Piemonte, dove comunque le scuole elementari e le classi di prima media restano aperte. Non capiamo perché in Puglia non si debba applicare quanto previsto dal Dpcm; se Emiliano ha dei dati che parlano di una situazione gravissima, che li comunichi. Altrimenti chiediamo l’applicazione di quanto previsto a livello nazionale. Dobbiamo riaprire la scuola rapidamente per evitare il caos».

Il problema è, però, a monte e fa rima con un trasporto pubblico saturo ben oltre il limite dell’80% inizialmente posto dal Governo. «Quello del trasporto pubblico è un tema che ho personalmente sollevato durante l’estate al tavolo regionale convocato dall’Usr – ricorda Menga. Sarebbe stato giusto creare un trasporto dedicato solo alle scuole, creando una “capsula” per gli studenti, in cui è applicato il distanziamento sociale e sono verificate le condizioni di sicurezza, secondo gli accordi sottoscritti con i sindacati. Il problema ha riguardato tutta Italia, tant’è che si è abbassata la soglia dall’80% al 50% sui mezzi con il Dpcm di ieri; sarebbe stato meglio introdurre quel limite fin dall’inizio».

Ultimo capitolo i banchi a rotelle, una delle soluzioni proposte dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina in estate, e che adesso – con le scuole chiuse in Puglia – diventano inutili. «Non sono inutili di per sé, ma lo sono una volta che non si fa la didattica in presenza – conclude Menga. Erano una delle soluzioni pensate per ovviare al problema degli spazi. L’errore sta nell’aver ridotto tutta la discussione estiva al tema dei banchi a rotelle, dimenticando che c’erano problemi ben più seri che stavano fuori dalle aule scolastiche: trasporti e diffusione del virus in famiglia, in un momento in cui si era abbassata la guardia».

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