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In Puglia scuole ancora chiuse: la mia esperienza con la Dad

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Resta in vigore, al momento, l’ordinanza del presidente della Regione Michele Emiliano, valida fino al 23 novembre, che mantiene chiuse le scuole di ogni ordine e grado, in tutta la Puglia. Il Governo, che avrebbe il potere per disapplicarla, finora non lo ha esercitato. Novità, in tal senso, potrebbero esserci la prossima settimana.

Intanto, dunque, tutti gli studenti pugliesi sono costretti a casa, mantenendo i contatti con la propria realtà scolastica attraverso la Dad, acronimo dell’arcinota didattica a distanza. Il sottoscritto, genitore di una bimba di 6 anni, ha provato cosa vuol dire seguire una lezione di un paio d’ore davanti al computer, con una figlia di quell’età. Ovviamente, bisogna mettere in pratica, per il collegamento online, una serie di operazioni che i minori, specie quelli delle prime classi delle elementari, non possono svolgere in autonomia. Codici, password, e problematiche similari.

Iniziata la lezione, che si svolge, nel nostro caso, tramite una delle app di riunioni più comuni sul web, ci si trova davanti ad una ventina di bambini spaesati, che parlano solo se interrogati, con poche possibilità di interagire tra loro. Così, devono raccontare alla loro maestra di aver perso i primi dentini, vedendo, solo sullo schermo, i sorrisi sdentati di rimando, dei loro compagni. Matematica e scienze, queste le materie del 4 novembre. Si parla di insiemi, quantità, relazioni tra oggetti e tra persone. Quest’ultimo aspetto, è proprio quello che più manca.

Perché, tra microfoni silenziati e problemi tecnici di vario genere, si capisce benissimo che molti dei piccoli vorrebbero solo tornare tra i banchi. Perché avevano imparato davvero, a tener su la mascherina, ad igienizzarsi le manine, a non avvicinarsi troppo tra loro. Ma questo non è servito a permettergli di avere un approccio “normale”, con l’istituzione scolastica. Sono costretti a seguire dai salotti delle loro case, ed a vedere astrusi video, che rappresentano l’estremo tentativo delle docenti, in difficoltà quanto loro, di dare un senso al proprio lavoro.

Oggi, praticamente in ogni parte d’Italia, almeno alle elementari, sono tutti nelle loro scuole, perché il diritto all’istruzione vien loro garantito, nelle modalità classiche dell’insegnamento. In Puglia, ancora no. In Puglia, ancora Dad.

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