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Sanità, i sindacati attaccano la Regione. Ficco (Fp Cgil): «Lopalco ci ascolti o scioperiamo»

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Sindacati del settore sanitario sul piede di guerra con la Regione Puglia. Ad attaccare la gestione Covid da parte delle autorità sanitarie regionali sono le sigle confederali Fp Cgil Puglia, Cisl Fp Puglia e Uil Fpl Puglia, che in una nota dei segretari generali Domenico Ficco, Giuseppe Melissano e Giuseppe Vatinno stigmatizzano il decisionismo del presidente Michele Emiliano e dell’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco e annunciano: «Chiediamo al presidente di invertire la rotta e di sollecitare l’assessore e la sua struttura al dialogo. Se così non sarà, allora che scontro sia. Lo sciopero degli “eroi” della Puglia è dietro l’angolo».

«Abbiamo avuto grande senso di responsabilità durante l’emergenza, ma non si può continuare così – spiega Ficco. C’è una serie di buone prassi che stiamo registrando a livello nazionale, dove si svolgono incontri fra il comitato per la sicurezza degli operatori sociosanitari e le sigle sindacali, presieduti dal ministro Roberto Speranza. Nonostante le sollecitazioni, un comitato analogo a livello regionale non è mai stato costituito, e non abbiamo mai avuto modo di confrontarci con la Regione».

Sul tavolo le organizzazioni sindacali vorrebbero portare «sorveglianza sanitaria degli operatori, dispositivi di protezione individuale (quantità e qualità), tipologia di test laboratoriali a cui devono essere sottoposti i lavoratori, a tutela loro e degli utenti – prosegue Ficco. Ci sono, poi, altre partite aperte: internazionalizzazione del 118 (che, attualmente, è gestito in maniera esterna tramite le associazioni di volontariato, Ndr) e indennità Covid al personale del Ssr. Su questo tema fu fatto un accordo con Regione Puglia, che però ha distribuito le risorse sulla base di una decisione unilaterale, lasciando Asl e policlinici senza fondi per onorare l’impegno. La stessa indennità, poi, doveva essere corrisposta – in base a quell’accordo – anche al personale della sanità privata accreditata e degli enti ecclesiastici, che hanno attivato posti letto Covid in entrambe le fasi dell’emergenza».

Nonostante le sollecitazioni, i sindacati lamentano il fatto di «Non avere risposte né dal direttore del dipartimento Salute Vito Montanaro, né dall’assessore Lopalco che lo ha sostituito dopo la nomina – denuncia Ficco. Nella gestione della fase emergenziale Lopalco ha comunque il tempo di esporre le sue tesi da epidemiologo, ma non assume il senso del dovere del ruolo che impone».

Sul banco degli imputati anche la decisione della Regione di destinare interi ospedali (come il San Paolo di Bari) o plessi ospedalieri solo al Covid, “mutilando” la sanità ordinaria: «Un confronto avrebbe potuto produrre soluzioni diverse – continua Fitto. Si poteva ragionare su dove allocare posti letto Covid anche al di fuori delle strutture ospedaliere canoniche. Il problema è che non abbiamo nessun dialogo, né tantomeno siamo informati su quel che accade; riceviamo “furtivamente” delle note indirizzate ai direttori generali in cui si comunica il blocco dell’attività ordinaria o si prefiggono obiettivi cadenzati. Da questi documenti abbiamo l’impressione di andare incontro a scenari apocalittici, passando dai 1100 posti Covid del 6 novembre ai quasi 3mila del 30 novembre».

Ultimo, e decisivo nodo, quello del personale. Ancora Ficco: «Veniamo da anni di piano di rientro, piano operativo, abbiamo subito tagli sul personale del Ssr. Oggi dobbiamo confrontarci sul fabbisogno di operatori anche per far fronte a questa emergenza. Ma anche su questo ogni Asl procede autonomamente, senza coordinamento, programmazione e confronto con i sindacati. Il fatto che la Regione abbia emesso un avviso pubblico per recuperare il personale in quiescenza indica che c’è un’emergenza in corso. Non credo sia la soluzione migliore, stiamo parlando di una popolazione particolarmente esposta ai rischi del virus. In assenza di graduatorie utili per l’assunzione di personale sanitario, si potrebbero bandire avvisi pubblici con manifestazioni d’interesse per mettere immediatamente in servizio il personale sanitario e, in prospettiva, fare in modo che questa esperienza possa essere riconosciuta nelle procedure concorsuali. Si potrebbe anche immediatamente stabilizzare il personale o procedere con le proroghe dei contratti; ma di tutto questo noi siamo all’oscuro. Assunzioni e sicurezza sono le priorità».

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