Bariseranews.it – Oltre la notizia

EMPORIOAMATO_ECOMMERCE_MANCHETTE
zona franca
migorusperfast
PUGLIASERA
LUNGAVITA
logo Turbo Service_bianco 1024-01
BIRRA GARRABB _ nat bionda
fiera
Benn
Benn
Migro
taralloro
gran bontà
Alco
Premio Agorà – TOTEM_85x200_prova2-03
banner-pelati-migro-largo
banner-barisera-3
banner-SAN-NICHOLAUS-vini
banner-SAN-NICHOLAUS-e1599142133882
Banner_qui_conviene

Lungomare San Cataldo, il pasticcio nuova viabilità e pista ciclabile: i residenti si dividono

1.366 Visite

Il periodo nefasto che stiamo vivendo a causa del Covid sta condizionando tanti aspetti delle nostre vite e delle nostre città, tra cui gli spostamenti. Non solo i cittadini hanno preso maggiore confidenza con mezzi di trasporto individuali e sostenibili (biciclette, monopattini elettrici, ecc.), ma anche gli amministratori hanno dovuto ripensare gli spazi pubblici per meglio adattarli a queste forme di mobilità, con risultati non sempre positivi.
Ne è un esempio lampante il quartiere San Cataldo, dove a partire da luglio la viabilità è stata rivoluzionata per l’inserimento di una pista ciclabile “light” (verniciata a raso) sul lungomare Starita, oltre che per ampliare gli spazi pedonali. Il nuovo assetto viario sta causando non solo disagi e situazioni di pericolo quotidiane, ma anche discordia tra i residenti della zona. Che qualcosa sia stata sbagliata nella progettazione è poco ma sicuro, visto che lo stesso Comune sta correndo ai ripari con interventi correttivi.

La nuova pista ciclabile, collegata a quella già esistente sul perimetro del porto, inizia all’altezza del Cus e termina nella rotatoria presso la Fiera. Per ospitarla, il lungomare Starita è stato ridotto da due corsie per senso di marcia a una corsia a senso unico, ricavando spazio anche per parcheggi (storicamente mancanti nel quartiere) e aree pedonali.
La scelta più assurda è stata fatta sui 400 metri attorno al faro, tracciando la corsia automobilistica e la pista ciclabile bidirezionale con un percorso insidioso, pieno di flessi, come se non bastasse che già il lungomare è in curva trattandosi di una piccola penisola. “Slalom”, “gimcana”, “labirinto”, “pasticcio”, “scempio”, “delirio” lo definiscono i frequentatori del posto con i vari sinonimi. Secondo l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Giuseppe Galasso, è una soluzione di “traffic calming” per indurre i veicoli a rallentare. Ma non è bastato imporre il limite di 10 km/h e aggiungere un segnale luminoso di rallentamento (su richiesta dei residenti), perché le criticità permangono. Che visibilità si può avere uscendo in retromarcia da un parcheggio a spina di pesce in curva? Soprattutto se qualcuno, poi, sfrutta proprio questa strada per allenarsi alla guida sportiva.

Ancor più caotica è la sovrapposizione tra la vecchia segnaletica orizzontale cancellata in malo modo e la nuova che è già sbiadita (avranno utilizzato la solita vernice annacquata?).
E la sicurezza dei ciclisti? Inizialmente il Comune, in contrasto con la normativa del settore, non aveva protetto in nessun modo la pista ciclabile, con il risultato che gli automobilisti sconfinavano spesso su di essa e creavano pericolo. In seguito, dopo aver sperimentato protezioni più blande, sono stati posti dissuasori in cemento grazie a un ricorso dei residenti. Non tutti però sono entusiasti di questi “panettoni”: se già ora ci pensa qualche buontempone a spostarli di notte, con il rischio che i ciclisti li prendano in pieno, cosa potrebbe fare il mare in burrasca che riesce persino a demolire i muretti? Meglio non pensarci.

Per evitare il nuovo lungomare contorto, impraticabile ai mezzi pesanti, parte del traffico si riversa nelle vie interne del quartiere (come via Massaua, via Tripoli o via del Faro), che hanno subito anch’esse una rivisitazione dei sensi di marcia e dei parcheggi. Strade strette e in alcuni casi sprovviste di marciapiedi, con tutti i disagi del caso. Nemmeno la più ampia Via Adriatico riesce a sostenere questi flussi in determinate situazioni. Su Facebook fioccano segnalazioni di ingorghi da incubo (dovuti anche alle file per i tamponi presso l’ex Cto) ed episodi allucinanti, come i camion che passano a pochi centimetri dalle case e a volte ne danneggiano persino i muri.
Un altro errore macroscopico sul quale il Comune è appena intervenuto, ovviamente a spese dei contribuenti, era davanti ai cantieri navali Ranieri: qui i parcheggi a spina di pesce, che ostacolavano le svolte ai mezzi pesanti, sono stati riconvertiti in parcheggi orizzontali, con l’ennesimo pasticcio di segnaletica.
Non c’è pace nemmeno per i due tratti di pista ciclabile monodirezionale (stile corso Vittorio Emanuele), nella zona del Cus e dei ristoranti dopo il faro. Questione di inciviltà se i ciclisti devono fare i conti con auto parcheggiate male e bidoni carrellati. Per questi ultimi è stato chiesto al Comune di predisporre stalli dedicati, sperando che la richiesta venga accolta.

Sul nuovo assetto della viabilità l’opinione del quartiere si spacca. C’è chi, tutto sommato, apprezza l’intervento per aver reso il lungomare più vivibile e per aver scongiurato le soste selvagge nei mesi estivi. Un gruppo di residenti che, con modalità “soft”, sta dialogando con l’Amministrazione comunale per proporre alcuni miglioramenti, tra cui l’utilizzo del parcheggio multipiano della Fiera o dell’area di sosta in via Verdi, al fine di rendere le strade interne più libere e agevoli.
C’è chi invece, a suon di petizioni, esposti e ricorsi, ha avviato una vera e propria guerra contro il Comune, denunciando problematiche quali l’aumento di traffico, smog e inquinamento acustico tra le abitazioni, inclusi i pericoli per i pedoni. Al centro delle critiche è soprattutto l’ampio spazio pedonale che si è liberato sul lungomare: quello che, in ottica di urbanismo tattico, dovrebbe essere abbellito con vernici colorate dai volontari. Un vuoto del tutto inutile perché i marciapiedi sono già ampi, a detta di questo gruppo di residenti che chiede, sostanzialmente, di ripristinare la vecchia viabilità.

Certo è che tornare a un lungomare-superstrada (come di fatto era prima) sarebbe un bel passo indietro, considerando che il progetto del parco del Faro prevede anzi la sua totale pedonalizzazione. E’ innegabile però che l’Amministrazione comunale, in attesa di realizzare il parco, abbia concepito una nuova viabilità con poco criterio e poca attenzione verso il fattore sicurezza, quasi in preda a una smania rivoluzionaria. Così com’è inconcepibile che, per correggere i vistosi errori di progettazione, si sprechino altri fondi pubblici invece di mettere mano alle tasche dei diretti responsabili. Augurando ai residenti di riconciliarsi e di trovare obiettivi in comune su cui lavorare, confidiamo che San Cataldo diventi quanto prima un quartiere più bello, vivibile e sicuro per tutti.

banner-MSF-A
banner_barisera_aranea
banner-mode-c

Promo