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Un docente ad Emiliano: venga a spiegare ai ragazzi i conflitti fra Istituzioni

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Ill.mo Presidente Emiliano,
molto è stato già detto sul conflitto in corso fra le disposizioni della Regione Puglia e quelle del Governo nazionale a riguardo della scuola. Vorrei riportare la Sua attenzione su un aspetto della questione, che forse finora non è stato focalizzato.
Sono un docente e trovo che questa situazione sia allo stesso tempo emblematica e imbarazzante. Mi spiego. Come saprà, quest’anno è stato reintrodotto (io preferisco dire: rilanciato) l’insegnamento dell’Educazione civica. Ebbene, mi piacerebbe che Ella – uomo di Legge prima che uomo delle Istituzioni – un giorno venisse a fare una lezione di Educazione civica ai miei studenti per spiegare come è possibile che all’interno dello stesso Stato due decisori istituzionali possano dire cose talmente diverse da ingenerare un vero e proprio conflitto nel quale vanno di mezzo le vite, la quotidianità di centinaia di migliaia di famiglie e di lavoratori (quelli della scuola). Si potrebbe anche essere d’accordo con le ragioni che sono a monte del suo orientamento, ma non è questo il punto: non si tratta di propendere per le ragioni dell’una o dell’altra parte; il punto è che ci sono due parti così duramente contrapposte all’interno del medesimo ordinamento statale. E la cosa è resa ancor più sconcertante da una ulteriore divisione a riguardo della magistratura – altra istituzione!…
Immagino che Ella attribuirà la “colpa originaria” del pasticcio creatosi alla contorta architettura istituzionale disegnata dal Titolo V della Costituzione, riformato nel 2001. In questo senso definisco la vicenda in corso come “emblematica” delle incongruenze in cui si dibatte la democrazia italiana. E però io provo “imbarazzo” a spiegare una cosa del genere ai miei studenti perché non riesco a intravedere razionalità e buon senso in tutto ciò. Dunque, quale idea potranno farsi quegli studenti della democrazia e del “sistema Italia”? Una democrazia e un sistema in cui ci si rimpalla le responsabilità ai massimi livelli, giungendo alla conclusione di lasciare che ogni cittadino, in una situazione difficile come quella in corso, decida come meglio crede (è la sostanza della sua ultima ordinanza)? Può davvero essere questa una lezione di Educazione civica?…
Io onestamente non riesco a svolgerla benché sappia che i miei studenti mi interpelleranno sulla questione – con la curiosità tipica della loro età, con le loro intelligenze sveglie che colgono l’anomalia della situazione e le enormi difficoltà in cui si ritrova la scuola per gestirla, e vogliono capire. E, qualora non lo facessero, sarei ancora più preoccupato: perché significherebbe che si sono rassegnati a vivere in un sistema democratico caotico, litigioso; per dirla con una (infelicissima) espressione comune: alla loro giovane età hanno già capito come va l’Italia…
Signor Presidente, io non riesco proprio a farla questa lezione di Educazione civica: mi vergogno come docente e come cittadino. Se ci riesce Lei, sarò ben lieto di accoglierla a lezione – poco importa che sia in presenza, a distanza, oppure un diabolico mix fra le due modalità.
Cordialmente.

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