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I retroscena di “Cravatte rosa”: le rate saldate in contanti o con ricariche di carte prepagate intestate agli usurai

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Usura aggravata ed estorsione. Con queste accuse sono state arrestate stamattina 13 persone dalla Guardia di Finanza di Bari, 10 sono donne, da qui “operazione Cravatte rosa”, mentre sono ancora in corso le perquisizioni domiciliari. Per 5 di loro (M.M. cl. 1954, S.A. cl. 1975, S.T. cl. 1971, S.T. cl. 1985, S.V. cl. 1966),si sono aperte le porte del carcere, mentre per 8 (S.T. cl. 1939, V.T. cl. 1939, M.G. cl. 1948, C.A. cl. 1956, C.M. cl. 1991, M.T. cl. 1957, M.D. cl. 1959, C.F. cl. 1968), sono stati concessi gli arresti domiciliari. Tra gli arrestati, 6 percepivano anche il reddito di cittadinanza.

Le indagini, coordinate dal procuratore facente funzioni della procura della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, e dirette dal sostituto procuratore, Lanfranco Marazia, condotte dal nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno permesso di scoprire che, tra il 2011 e il 2020, prevalentemente le donne, appartenenti a 4 nuclei familiari, pretendevano denaro dai loro vicini di casa, residenti nei quartieri popolari Japigia, San Pasquale e San Paolo, per centinaia di migliaia di euro.

Tutto è iniziato dalla coraggiosa denuncia di una vittima, una donna anziana, che da oltre un anno era costretta a “pagare” più persone. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la restituzione della somma prestata veniva effettuata in un arco temporale compreso tra una settimana e 6 mesi, con tassi di interesse annui fino a oltre il 5mila%. Gli aguzzini non esitavano a ricorrere a violenze e minacce. Se la vittima saltava una rata, era costretta a versare una “penale”, denominata “solo interesse”, ammontante al 50% della rata mensile prevista, con la conseguenza che il debito residuo rimaneva inalterato e che i tempi di estinzione del prestito si allungavano. Le “rate” venivano saldate in contati o con ricariche di carte postepay prepagate intestate agli stessi usurai o a persone loro vicine.

Tante le vittime. oltre a famiglie con gravi difficoltà economiche, anche impiegati, commessi e operai, e alcuni accaniti giocatori e scommettitori: una ha dovuto persino vendere la propria abitazione. Alcune aguzzine, anche durante il lockdown sono entrate senza protezioni nelle case delle vittime per riscuotere il denaro: in un caso, hanno ignorato anche la presenza di un’anziana allettata con gravi problemi di salute.

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