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Il Covid, il tampone, l’attesa e quelli rapidi che ancora non ci sono

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Non tutti reagiamo nella stessa maniera alle malattie, dipende dal carattere che ci contraddistingue. C’è chi riesce a gestirle con freddezza, c’è l’ottimista per antonomasia, na c’è chi si lascia prendere addirittura dal panico e finisce col peggiorare la situazione. In tempi di pandemia il fenomeno si diffonde e basta il più insignificante dei sintomi per generare il panico in questa categoria di persone. Chi pensa di essere stato contagiato vuole subito verificare e cerca assistenza dal medico di famiglia. Quando viene ammesso alla verifica col tampone cede all’ansia sino al momento della risposta. “Negativo” è la parola magica, un ossimoro, se si vuole il più ossimoro degli ossimori, perché alla lettura di quella parola che normalmente è associata ad eventi non buoni, si esulta. Già, l’attesa. Dopo quanto tempo arriva il verdetto? Nelle strutture private i tempi sono certi, in quelle pubbliche è un terno al lotto. Può arrivare nelle 24 ore se si va in una struttura che funziona, ma anche tre o quattro giorni. Ed è in quel lasso di tempo che si fanno mille pensieri: “ma si, sono negativo”, “maledizione vuoi vedere che sono positivo?” E poi arriva la telefonata del conoscente che racconta autentiche odissee finite male, senza magari sapere che sei in attesa della “sentenza”. Ore, giorni che non passano mai, notti insonni, pasti saltati. Sono tante le persone che vivono così l’attesa. I tamponi rapidi, quelli si che potrebbero eliminare tanti danni personali. Alla Regione dicono che arriveranno presto, ma quando? Certo in caso di positività bisognerà per forza fare il tampone per verificare la carica virale, ma se sei negativo………

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