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Il giallo dell’idrovolante austriaco finito a Vigna di Valle: è quello di Bari o di Ancona?

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Un giallo storico. Di quelli che appassionano, nonostante siano passati tanti anni. Che riguarda la nostra città. Chi si ricorda l’idrovolante austriaco ospitato nel museo civico? Era uno degli oggetti più visitati dai baresi, prima ospitato  nell’atrio dell’ex teatro Margherita, poi nel cortile dell’istituto Marconi, per finire nel salone del museo. Lì è rimasto fino alla fine degli anni Ottanta. Era un cimelio storico che ricordava la prima guerra mondiale, periodo durante il quale la città fu più volte bombardata da questi velivoli che partivano dall’altra sponda dell’Adriatico. Raid che si conclusero con morti e feriti.

Partiamo da due date. La prima: 3 giugno 1918. Il giorno della “Beffa di Lussino”. Due matrosen (marò) di origine italiana, il triestino Carmelo Foresti e il dalmata Vincenzo Splivalo, stanchi di soprusi e abusi, decidono di disertare. Mettano a punto un piano e trafugano l’idrovolante Lohner “L 127” dalla  base nell’isola croata. Per evitare di essere inseguiti, sabotano un altro velivolo e puntano verso l’Italia. Ammarano nelle acque antistanti Fano e vengono catturati insieme all’apparecchio. Inutilmente gli austriaci cercano di fermare la fuga dei due piloti e nel tentativo di intercettarli fanno decollare sei caccia. La stazione idrovolanti d Ancona invia sul un Fba e due piloti, Aldo Pellegrini e Alberto Briganti, pe recuperare il Lohner. Missione compiuta. Il velivolo austriaco finisce in un hangar di Ancona. 

Seconda data: 11 agosto 1918. Due idrovolanti austriaci provenienti da Cattaro raggiungono Bari e lanciano alcune bombe sulla citta. Bilancio? Quattro morti e otto feriti. Poi, mentre cercano di allontanarsi, i fucilieri in servizio sui tetti della Prefettura aprono il fuoco e li danneggiano. Il risultato è che i due Lohner sono costretti ad ammarare nelle acque di fronte il lungomare Nazario Sauro. Apparecchi e equipaggi sono catturati. Il radi non è casuale. E’ la risposta austriaca all’incursione del giorno prima da parte di una formazione italiana, guidata da Gabriele D’Annunzio, che sulla capitale nemica lancia migliaia di volantini tricolori. L’episodio di Bari merita addirittura una prima pagina della Domenica del Corriere con tanto di copertina illustrata da Achille Beltrame. Alla fine della guerra il Lohner viene consegnato alla città come cimelio storico. Ma di quale velivolo si tratta? Di quello di Ancona o di quello di Bari?

Nessuno se lo chiede. Anche perché da Ancona, stranamente, non arrivano reclami. Se dovesse essere quello della Beffa di Lussino, possibile che passi tutto sotto silenzio? E che fine hanno fatto, allora, i due apparecchi ammarati a Bari e recuperati intatti? Interrogativi finora senza risposte.  Il valore storico dell’idrovolante è immenso. Si tratta dell’unico esemplare sopravvissuto al conflitto. Va però rimesso a nuovo. Gli unici che lo possono fare sono gli specialisti dell’Aeronautica militare, veri maghi del restauro. Così alla fine degli anni Ottanta, l’apparecchio lascia il capoluogo pugliese per Vigna di Valle e ritorna ai fasti di una volta. Con tanto di sigla “L 127”, quella di Ancona. A Bari non lo vedrà più nessuno, Né qualcuno chiederà indietro quel pezzo di storia cittadina. 

Il Lohner fa bella mostra in un hangar di Vigna di Valle. E ricorda la Beffa di Lussino. Di Bari c’è solo una riproduzione della copertina di Achille Beltrame. Il giallo storico resta. Al di là del restauro, quel velivolo è stato protagonista di una pagina di storia di Bari o di Ancona? Gli esperti dell’Aeronautica militare potranno senz’altro dare una risposta.         

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