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Maab, obiettivo 2021: al lavoro per consegnare il nuovo mercato ai grossisti dell’ortofrutta

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Entrando a Bari dalla Ss100, balza all’occhio un imponente edificio che si erge nelle campagne fra Triggiano e Mungivacca, poco prima dell’Ikea. Si tratta del Maab, il Mercato Agroalimentare Barese: un polo all’avanguardia nato per ospitare gli operatori del comparto ortofrutticolo, offrendo ampi spazi conformi ai requisiti igienico-sanitari e favorendo la logistica del settore. A gestirlo è l’omonima società consortile Maab s.c.r.l. con sede presso la Camera di Commercio di Bari, che detiene una quota del 90% circa.
Peccato che la struttura, inaugurata il 22 dicembre 2009 e costata 20 milioni di euro con il contributo dell’Europa, sia rimasta a tutt’oggi ancora inutilizzata. Adesso però, dopo mille vicissitudini, si lavora per aprire l’anno prossimo e non dovrebbero esserci ulteriori slittamenti. Entriamo del dettaglio della vicenda.

Il Maab è raggiungibile dalla complanare est della Ss100 oppure dalla strada rurale Crocifisso, e si compone di due corpi di fabbrica collegati da una tettoia longitudinale. Il più grande, di colore grigio, contiene 16 box per il deposito e la vendita dell’ortofrutta, ciascuno dotato di una porta di carico/scarico per i camion, un montacarichi, un soppalco e un piano interrato con cella frigorifera. Insomma, una singola unità offre la bellezza di circa 500 mq in totale, e questo dovrebbe rendere l’idea di quanto sia preziosa una struttura del genere.
L’altro fabbricato, di colore verde, è destinato invece ad ospitare uffici (inclusi sportelli bancari) e un bar, su una superficie totale di circa 2.000 mq, oltre ad essere dotato di un parcheggio interrato. Imponente è anche la viabilità realizzata tutt’attorno al complesso per consentire le manovre ai mezzi pesanti, con tanto di illuminazione.
E pensare che tutto questo è appena il primo lotto dell’intero progetto, che prevedeva di offrire complessivamente 82 box. Gli altri due lotti tuttavia non sono stati più finanziati.

Il Comune di Bari, che partecipa per circa il 10% al consorzio di gestione e ha contribuito all’investimento, si è impegnato per trasferire presso il Maab gli operatori del Moi (Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso). Questi ultimi, attualmente rimasti in 34, lavorano oggi in Via Caracciolo in una struttura della prima metà del Novecento, peraltro vincolata dalla Soprintendenza, che versa in condizioni precarie, dispone di box troppo piccoli e non può sostenere il quotidiano flusso di Tir. Le esigenze del mercato all’ingrosso sono radicalmente mutate negli ultimi decenni, ma anche le strade urbane richiedono di essere alleggerite dal traffico.
Se da un lato il Maab si dimostra al passo con i tempi e altamente strategico per la sua ubicazione, dall’altro risulta sovradimensionato per la maggior parte dei grossisti del Moi, che non necessitano di locali così ampi e si troverebbero a pagare un canone mensile di affitto triplicato (da 1.000 a 3.000 euro circa).
Una soluzione per consentire a tutti il trasferimento andrà trovata a stretto giro, anche perché il mercato di Via Caracciolo, alla luce della sua inadeguatezza, avrebbe dovuto chiudere già nel 2017. Il termine è stato prorogato al 31 dicembre 2021 con delibera di Giunta comunale, ma di certo non si potrà andare oltre.

Abbiamo chiesto il punto della situazione a Pino Lucatorto, presidente di Fedagro Bari e referente degli operatori del Moi: “Stiamo lavorando affinché, entro la metà del 2021, si possa finalmente far partire il Maab. I 16 box sono già stati aggiudicati ad aziende del settore, attraverso un bando pubblico della Camera di Commercio che è stato più volte riaperto, e 15 di essi sono stati opzionati proprio da operatori del Moi. Per quanto riguarda i rimanenti operatori di Via Caracciolo, evidentemente è mancata la volontà o la possibilità di investire, ma anche la fiducia verso il progetto. Teniamo conto che molte di queste aziende hanno titolari anziani e per scelta non avranno un futuro, quindi alla fine probabilmente ne rimarranno 5, 6 o 7. Tuttavia, abbiamo già detto all’assessora Palone che troveremo una soluzione per trasferire al Maab tutti gli operatori che vorranno proseguire l’attività. In un primo momento magari con una sistemazione provvisoria, poi potremo pensare ad un vero ampliamento della struttura”.

La conferma dell’apertura per l’anno prossimo ci arriva anche dall’assessora allo Sviluppo Economico del Comune di Bari, Carla Palone: “Entro il 2021 dobbiamo trasferire gli operatori del Moi al Maab, ce la faremo. Troveremo una sistemazione per tutti, considerato che molti titolari sono in fase pensionistica e le loro aziende non hanno un ricambio generazionale, per cui potrebbero fermarsi proprio in occasione del trasferimento. E’ possibile che la struttura già esistente a Mungivacca basterà per accogliere tutti coloro che continueranno l’attività. Tra le ipotesi allo studio, si sta pensando di rimodulare internamente alcuni dei box a seconda delle esigenze, per poter ospitare anche gli operatori che non possono permettersi un box intero. Se poi si renderà necessario costruire il secondo lotto, lo faremo. L’area è stata espropriata tutta, ma adesso è ancora in fase progettuale e servirebbero fondi per realizzarlo. Assieme alla Camera di Commercio, abbiamo coinvolto la Regione in queste valutazioni e terremo sempre conto delle esigenze degli operatori”.

Dunque, mentre le procedure di assegnazione del blocco uffici sono in corso, i 16 box sono già tutti opzionati. Ma come mai le aziende sono in attesa di potersi insediare da anni? Per le solite lungaggini e i pasticci burocratici, gli espropri dei 28 ettari sui cui sorge il Maab sono stati perfezionati solo il 4 ottobre 2016, sul filo della scadenza della dichiarazione di pubblica utilità, con il rischio di innescare un loop di contenziosi che avrebbe avuto conseguenze disastrose. Questo ha determinato grossi ritardi anche per l’allaccio del complesso alla rete idrica e fognaria Aqp, oltre che per il completamento dei raccordi viari.
Cosa manca ora? “Ormai è tutto in ordine finalmente. Manca solo l’agibilità a livello formale e bisogna eseguire qualche piccolo lavoro di ripristino, poiché la struttura è rimasta inutilizzata per oltre 10 anni”, chiarisce Lucatorto.
Come se non bastasse l’assenza di manutenzione, nel tempo si sono verificati ripetuti furti e atti vandalici. La viabilità circostante l’edificio, poi, era diventata un luogo di prostituzione, scambio, abbandono di rifiuti e altre attività illecite, anche a causa dei lampioni spenti. La Camera di Commercio è stata così costretta ad appaltare un servizio di guardiania h24 7 giorni su 7, rifare l’impianto elettrico depredato del rame e installare la videosorveglianza.

Tra costi di costruzione, costi di gestione e atti burocratici, l’investimento pubblico sul Maab ha superato i 32 milioni di euro e ancora oggi non se ne vede un ritorno, tanto che i bilanci della s.c.r.l. sono costantemente in perdita.
Strutture simili se ne trovano agli estremi della Città Metropolitana (ad esempio Molfetta o Polignano), ma non nell’hinterland. Con la sua rete stradale, ferroviaria, il porto e l’aeroporto, Bari è una location privilegiata nell’ottica del trasporto intermodale. Il Maab infatti non è la classica “cattedrale nel deserto”, perché sorge ad appena un chilometro e mezzo dal nodo cruciale Ss100 – SS16 e dalla stazione Fse di Mungivacca, dove fino agli anni ’90 passavano anche treni merci carichi di prodotti freschi (chissà che non si creino le condizioni per ripristinarli).
Dopo tante false partenze annunciate dalle istituzioni, auspichiamo che quest’opera strategica apra i battenti quanto prima, contribuendo al rilancio dell’economia locale, e che gli operatori del Moi ricevano presto la nuova sede che meritano.

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