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Il caso “Trani” e la giustizia patrimonio di tutti

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Con l’accusa di “associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e al falso”, i giudici della Seconda sezione penale di Lecce hanno definito, in primo grado, il processo “Sistema Trani” condannando con pene esemplari l’ex gip M.N. ( con reclusione a 16 anni e 9 mesi), l’ex p.m., A.S. ( con reclusione a 10 anni a seguito di celebrazione del rito abbreviato), l’ispettore di Polizia V.D.C. ( con reclusione a 9 anni e 7 mesi), nonché gli avvocati S.C. (con reclusione a 6 anni e 4 mesi), G.P. (con reclusione a 5 anni e 6 mesi) e S.V, cognato dell’ex magistrato A.S. ( con reclusione a 4 anni e 3 mesi). Una sentenza che per quanto esemplare, purtroppo, ha fatto emergere “quella parte”, per fortuna minima, di magistratura corrotta e svenduta a discapito non solo di coloro che abbiano subito un torto immediato ( un errore, una sentenza sbagliata) ma a discapito, anche, di quella generazione di avvocati che svolgono nel rispetto delle regole deontologiche e dunque con sani principi, responsabilità, onestà e diligenza la propria professione. Preciso “quella minima parte della magistratura” perché bisogna ammettere e sottolineare che in Italia il nostro sistema giustizia non è corrotto nè svenduto, anzi, gran parte della magistratura, esula da questa malagiustizia. Per fortuna, infatti, abbiamo tantissimi magistrati efficienti che lavorano nel rispetto di quei principi etici di legalità, onestà correttezza, nonché di quei diritti inviolabili garantiti dalla nostra carta costituzionale; rectius nel rispetto dei diritti delle persone in primis e nel rispetto della deontologia e delle regole dell’ordinamento giuridico in secundis. A riprova di quanto appena detto richiamo proprio la sentenza in oggetto che ci dimostra , in modo lapalissiano, come i giudici della Seconda sezione penale del Tribunale di Lecce abbiano voluto rendere ciò che da tempo la giustizia doveva essere, ossia: patrimonio di tutti. Pertanto, laddove le suddette condanne dovessero trovare conferma in Appello e Cassazione ciò rappresenterebbe — così come per il più noto caso Palamara — una grande svolta nel nostro sistema giustizia. Segnatamente, rappresenterebbe l’inizio di una nuova Giustizia fondata nel rispetto di quella massima “di rilevante importanza” che tutti noi vediamo scritta nelle aule di Tribunali ma che purtroppo poche volte trova applicazione: ” la legge è uguale per tutti”. In virtù di quanto detto, concludo rivolgendo un pensiero particolare a quella categoria di giovani avvocati che, come già precisato, sono le ulteriori vittime di questa malagiustizia in quanto non ritenuti idonei a svolgere il loro mandato e, questo, non perché non capaci e/o non preparati (anzi il contrario), ma perché privi di “quegli agganci” che in questa giustizia corrotta gli permetterebbero di ottenere risalto e risultati ottimi e immediati.

Al riguardo faccio i miei migliori auguri a questi avvocati e a quella Magistratura “Onesta” affinché portino avanti quella sana legalità volta a scardinare quella cattiva giustizia e a garantire una “legge uguale per tutti”

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