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La morte di Maradona. Giovanni Loseto: era il più grande

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A Bari c’è chi ha avuto l’onore di marcare Diego Armando Maradona e oggi ricorda quei momenti con grande emozione e commozione. Giovanni Loseto, difensore di razza, l’ha marcato più di una volta ma conserva un ricordo indelebile di una gara di Coppa Italia disputata nella stagione 1988-89 fra Bari e Napoli.

Giovanni perché ricordi quella partita?

Negli spogliatoi poco prima della gara Gaetano Salvemini doveva decidere chi dovesse marcare quel campione che faceva ammattire tutte le difese del mondo. Mi candidai per la marcatura ma l’allenatore era un po’ perplesso a causa della differenza di statura tra me e Maradona, avrei potuto avere a suo parere delle difficoltà. Alla fine Gaetano Salvemini si convinse e mi affido’ la marcatura del numero 10 del Napoli. Cominciai a seguirlo ovunque non dandogli tregua, anche quando si fermava davanti alla sua panchina a bere un po’ d’acqua. Era capace di tutto e bisognava avere gli occhi sempre aperti. A un certo punto Maradona sbottò: “Chi sei lo sceriffo? “E io di rimando: “caro Maradona oggi mi devo comportare da sceriffo perché sto marcando il più grande calciatore di tutti i tempi”. Mi sorrise e continuo’ a giocare, vincemmo 2 a 0 con gol di Armenise e Maiellaro

Giovanni secondo te Diego Maradona è stato davvero il più forte di sempre?

Michele se la gioca solo con Pelé ma con gli altri di oggi non c’è storia senza togliere nulla ai vari Cristiano Ronaldo, Lionel Messi è Ibrahimovic e ti spiego anche perché. All’epoca i calci di rigore venivano concessi col contagocce non certo con la frequenza di oggi. Parliamoci chiaro con i nuovi regolamenti basta perdere l’equilibrio per una spintarella in area di rigore e l’arbitro assegna il penalty. Ai tempi miei e di Maradona per gli attaccanti erano dolori e te lo dice un difensore che non faceva certo complimenti. Oggi Maradona avrebbe segnato il doppio dei gol. Era forte con i piedi, con la testa, ma soprattutto per la sua classe innata riconosciuta universalmente.

È stata l’unica volta in cui lo hai marcato?

No, l’ho marcato altre tre o quattro volte a cavallo fra il 1988 e il 1991. Aveva un carisma incredibile, non solo verso i suoi compagni di squadra ma anche verso gli avversari che gli portavano sempre rispetto. Nonostante fosse il più bravo, il migliore, mai nessuno che abbia giocato con lui non ha riconosciuto i grandi rapporti umani che era riusciva ad instaurare con l’ambiente intero, questo indipendentemente dalla sua vita personale che è insindacabile. Il calcio ha perso un grande protagonista della sua storia

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