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Stressati, collegati al web, reclusi in casa: la vita degli studenti universitari ai tempi del Covid

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Come vivono gli studenti universitari le restrizioni anti-covid? Non bene ma si adattano, visto che la loro vita sociale è praticamente annullata, non possono frequentare palestre o cinema, nè coetanei e non vivono più da studenti poiché non possono essere nelle aule e nelle biblioteche dell’Ateneo o del Politecnico. Sono stressati perché da mesi reclusi in casa e l’unico contatto con l’esterno è rappresentato da uno smartphone e da un pc e/o tablet.

Se prima gli adulti li criticavano e additavano perché rappresentano la generazione più legata e dipendente da questi apparecchi, ora non possono che giustificarli. Quegli stessi apparecchi tecnologici ora sono la loro salvezza. Le difficoltà maggiori gli studenti le vivono per gli esami, resi più difficili ed estenuanti per i controlli più severi.

I giovani ventenni baresi, ne abbiamo contattati alcuni, si sono adattati alle novità e alle imposizioni restrittive cercando anche di capirne i motivi e spesso comprendendoli e condividendoli. Non mancano però le loro critiche frutto comunque di attente analisi sebbene vengano loro richiesti sacrifici continui.

C’è chi come Elisabetta L., 23 anni studentessa al Politecnico di Bari dove segue il corso di laurea in Ingegneria Informatica e dell’Automazione, afferma che «l’organizzazione universitaria è apprezzabile anche perché funziona tutto bene, tranne quei rari casi in cui le connessioni internet ci abbandonano, la nuova realtà universitaria è accettabile e vivibile almeno al Politecnico. Gli esami online sono comunque una buona esperienza di vita e si spera prepari anche ad un futuro dove lo smart working sarà privilegiato». Di contro c’è pure chi come Francesco L., 22 anni studente di Ingegneria Meccanica nello stesso Politecnico, asserisce che «dall’inizio del primo lockdown la situazione universitaria ha subito un lento declino. Con la modalità telematica di lezioni e esami, inizialmente, i professori si dimostravano capaci di affrontare la situazione d’emergenza, adattandosi. Da aprile le modalità d’esame è stata cambiata da molti professori tanto da crearsi un certo distacco tra professori, che inizialmente sembravano disponibili e collaborativi, e studenti. Per non parlare di ricevimenti e risposte alle mail: ormai molti professori risultano essere difficilmente raggiungibili e creano molte volte dissidi vari anche in situazioni critiche come tesi o tirocini».

C’è poi chi, tra un pizzico di nostalgia per le esperienze e i ricordi dei primi anni universitari si augura comunque che il lockdown porti azioni concrete “suggerite” dallo striscione che da giugno a settembre ha fatto bella mostra di sé sull’entrata principale dell’Ateneo di Bari di fronte a piazza Umberto, ed esposto per le lauree in presenza dopo mesi di sedute online. Mariateresa L., 21 anni iscritta al corso di laurea in Lingue e culture per il turismo e la mediazione internazionale all’Università “Aldo Moro”, si augura che «dopo questo periodo possiamo tutti “Riprenderci” le aule e i luoghi di studio ma che siano migliori di quelli che abbiamo lasciato, che nelle aule ci siano sedie funzionanti, posti a sedere per tutti e quindi non essere più costretti a seguire lezioni in piedi, che non ci siano sovraffollamenti, e che l’audio funzioni a perfezione, che ci siano porte ai bagni. Insomma il mio invito è “Riprendiamoci e miglioriamoci”». La sua nostalgia è invece legata all’indipendenza che aveva conquistato e alle sue visite al mare. Il mare in cui non ha potuto tuffarsi nemmeno in estate scegliendo di evitare la vacanza e luoghi sovraffollati, cosa che non hanno fatto tantissimi suoi coetanei. Il mare, per lei, ora è più distante che mai, visto che nelle ore di buco, tra una lezione e l’altra, andava ad ammirare e contemplare, rasserenandosi e trovando l’energia per affrontare qualunque ostacolo. Una pausa necessaria per le lezioni, sempre in aule gremite e troppo piccole per centinaia di iscritti, e che ora le mancano perché, ci spiega, «mi sentivo confortata dalla presenza di altri giovani che si impegnavano tanto quanto me a seguire e a prendere appunti, invece adesso è tutto limitato ad uno schermo a 2D e alle quattro pareti della mia stanza».

Se da un lato gli studenti sono d’accordo sulle restrizioni anti-covid, dall’altro non apprezzano altre strettamente legate al tipo di facoltà ed in particolare alle adozioni per garantire esami seri ed evitare “furbate”, in quanto, a loro dire, demoralizzano perché la loro credibilità è messa in discussione continuamente. C’è chi, a causa della didattica a distanza (Dad), ha rischiato pure di vedersi annullato l’esame orale poiché, in un giorno particolarmente piovoso, la linea non era stabile e il docente ha sospettato fosse fatto ad arte. Così come ci sono esami dove per evitare “scopiazzamenti” si è ricorso ad ogni stratagemma, come l’imposizione della doppia telecamera per assicurarsi la regolarità della prova di valutazione scritta, per cui basta davvero poco perché non si superi l’esame scritto. Insomma i docenti non fanno sconti a nessuno e in nessun periodo, e gli esami, agli occhi degli studenti, appaiono ancor più difficili e complicati.

Adriana V. 22 anni ed Eleonora S., sua coetanea e compagna di studi, entrambe iscritte al corso di laurea in Architettura al Politecnico di Bari, riferiscono di essersi trovate, da un giorno all’altro, a dover seguire corsi online, a non poter frequentare le aule studio dove erano solite riunirsi con i compagni di gruppo e conseguentemente a non poter più lavorare con loro. Adriana spiega che alla sua facoltà sono previsti «molti laboratori che implicano lavoro di gruppo, consegne settimanali e revisioni con i professori. E’ stata proprio questa la parte critica della situazione, perché è ovviamente molto limitante lavorare in video-chiamata, si perde molto più tempo nel prendere decisioni e si finisce per lavorare in maniera frammentaria, senza possibilità di confronto diretto. Per non parlare della presentazione degli elaborati (per la maggior parte digitali) ai professori. Tutto sommato, nonostante il cambiamento riusciamo ad andare avanti e seguire tutti i corsi». 

I professori hanno dovuto, ci riferiscono tutti gli studenti, ingegnarsi per lezioni a distanza o riorganizzare le tematiche a seconda dei casi e nel rispetto delle limitazioni da lockdown. «All’inizio – confessa Eleonora – sembrava quasi un gioco, magari faceva anche piacere non dover svegliarsi la mattina presto e correre in facoltà, soprattutto nei giorni di pioggia o molto freddi. La situazione si è poi rivelata ben presto un incubo: è davvero brutto non poter vivere gli spazi che hanno fatto parte della nostra quotidianità, non poter vedere gli amici».

A tutto questo si aggiunga che ci sono le situazioni delle età, nello specifico quelle tra fidanzati. Se c’è chi sente la lontananza più forte perché uno dei due è fuori dall’Italia per l’Erasmus, c’è chi invece è tornato dopo mesi e, fortunatamente, come racconta Eleonora «non è distante da casa e riusciamo a vederci evitando entrambi i contatti con chiunque, in modo da poter star tranquilli insieme e con le rispettive famiglie. Ci vuole un po’ di sacrificio e spirito di adattamento, la situazione attualmente è questa e dobbiamo riuscire ad andare avanti con i mezzi che abbiamo a disposizione. La vita e la salute non tornano indietro una volta che si perdono. Se tutti fossimo uniti nell’idea di voler fermare quanto prima questo virus, probabilmente sarebbe molto più semplice affrontare questa situazione e uscirne. Il mio grazie più sincero va ai medici e agli infermieri, soprattutto ai miei coetanei: ho tanti amici che sono negli ospedali, che si sono laureati e sono stati catapultati nelle corsie ad affrontare questa situazione problematica. Dobbiamo venirne fuori, ma serve che tutti, ognuno di noi, faccia la sua parte».

I giovani studenti baresi sono tutti dello stesso parere sulle normative anti-covid imposte dal Governo «sono estremamente importanti e vanno rispettate. Questo è quello in cui credo fermamente e credo – conclude Elisabetta – che chiunque abbia un briciolo di cervello, a prescindere da età e stato sociale o livello culturale, sia disposto a rispettarle e a capire che si tratta di un male minore rispetto a contrarre il virus stesso o trasmetterlo ai propri cari. Credo che se tutti fossimo disposti a non fare gli stupidi, non ci sarebbe stata la suddivisione in zone, non ci sarebbero limitazioni ai negozianti e quant’altro. L’unica cosa con cui non sono d’accordo riguarda la “sovra-esposizione” dei dati. Non credo che fare un “bollettino contagi e decessi” quotidiano, che diventa più importante del “bollettino meteo” sia un’ottima idea. Crea solo disagio, angoscia e stress. Non smuove le coscienze, non quelle di tutti almeno».
E con questo messaggio chiudiamo la nostra piccola indagine tra gli studenti universitari di Bari, nella speranza che le loro proposte vengano accolte da chi di dovere.

Anna Caiati

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