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Palese-Santo Spirito, l’altro lungomare tra ruderi, incendi e discariche a cielo aperto

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La sensazione è che ci siano due città. E due lungomari, uno a Sud e l’altro a Nord, che ricevono attenzioni diverse. Prendete il tratto da Palese a Santo Spirito. E’ costellato da ruderi, espressione di quella miscela mortale fatta da burocrazia, istituzioni e degrado. Un virus contro il quale non esistono vaccini. Neanche il tempo riesce a restituire dignità alle strutture martoriate dalle intemperie dall’indifferenza e dalla mano dell’uomo. Partiamo da quello che una volta era l’ostello della gioventù. E’ la prima tappa di questo pellegrinaggio della vergogna con muri sbrecciati, pilastri arrugginiti, infissi inesistenti, macerie. Le ultime notizie risalgono all’estate, quando la Giunta regionale approvò la delibera di autorizzazione del trasferimento a titolo gratuito al Comune. Roboanti le dichiarazioni degli esponenti politici dell’epoca: “Avvieremo un confronto con il territorio, coinvolgendo le associazioni, le realtà locali e i residenti per decidere la nuova destinazione di una struttura dalle grandi potenzialità, situata in una posizione straordinaria del nostro litorale”.  Più chiaro di così… L’unica cosa certa è l’ennesimo “rudere” donato a Palazzo di città. Dove si troveranno i fondi per il recupero, resta un mistero. Adesso ci mancano solo i tavoli tecnici, la concertazione, una raccolta di firme e un concorso di idee. Quale sarà il destino della struttura? Mancano le certezze e le proposte concrete, realizzabili, sulla destinazione d’uso.

Il viaggio della vergogna, continua. Ti sposti di qualche centinaio di metri ed ecco quello che resta del ristorante “L’Ancora”.  Crollato in parte, divorato dalle fiamme (un paio gli incendi dolosi), transennato. La recinzione adesso crea anche problemi alla viabilità perché è stata ristretta addirittura la carreggiata. Le auto rallentano, si passa prima in un senso e poi nell’altro.  Quanto durerà il provvedimento?  Conoscendo le cose di casa nostra, è più facile azzeccare il Superenalotto che capire come e quando riaprirà l’ex ristorante.  Facile immaginare cosa capiterà d’estate quando il traffico decuplica. Che ci sia qualcosa di strano in questa storiaccia, lo capiscono tutti. Cosa? Bisognerebbe scoprirlo al più presto. Intanto i piromani si fregano le mani.

C’era una volta il ristorante La Vela 2

Altro giro, altra corsa nel luna park dei ruderi. Sempre sul lungomare tra Palese e Santo Spirito. I resti dell’hotel Poseidon, ai tempi d’oro c’era anche un discussa discoteca, hanno dato vita ad una discarica a cielo aperto. Una manciata di passi ed ecco la quarta stazione del pellegrinaggio. Chi si ricorda del ristorante “La Vela2”?  Da cinque anni è chiuso, transennato, ricoperto di calcinacci e pezzi di muro. Ad ogni mareggiata invernale si sbriciola un pezzo della terrazza sul mare, unico retaggio dei bei tempi.

Il capitolo ristoranti è infinito. Se la mitica “Barcaccia” è chiusa, non abbandonata, da anni in attesa di permessi per una riapertura che non arriva mai (anche le intemperie sembrano provare rispetto per la struttura risparmiata dalle distruzioni invernali), quello che era il “Galeone” , più conosciuto come “Verde mare” rappresenta un altro pugno nello stomaco. Guarda caso, stesso destino de “L’Ancora”: chiuso e incendiato. All’interno si salva ben poco.

L’ingresso dell’ex stabilimento di mitilicoltura a Santo Spirito

L’ultimo gioiello della corona è lo scempio dello stabilimento di stabulazione e deposito di frutti di mare della “Mitil Adriatica”. Se poi vogliamo ricordare l’antica torre della Guardia di Finanza all’ingresso di Santo Spirito – da anni si discute su come utilizzarla – il quadro è completo.  Il lungomare dei ruderi è in queste condizioni da tempo immemorabile. Ad ogni elezioni la sua riqualificazione e il suo recupero entrano di diritto nei programmi dei candidati di tutte le coalizioni politiche possibili e immaginabili. Il risultato? Sotto gli occhi di tutti. Forse servirebbe un chirurgo estetico per eliminare queste cicatrici deturpanti. Gli edifici abbandonati rappresentano l’incapacità di una classe di amministratori e di burocrati di incidere sul territorio, di scendere sul terreno della concretezza, di riqualificarlo. E se questa diventa una missione impossibile si può anche pensare ad abbatterli, i ruderi. E’ già successo, in passato. Ancora per un ristorante. Al posto di “da Tommaso”, quasi di fronte all’ex ostello della gioventù,  c’è una spianata di cemento utilizzata come piattaforma prendi sole dall’esercito di bagnanti. Meglio del nulla.

Nani Campione 

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