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Le zone franche e le ZES

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Per un politico parlare delle zone franche è sempre stata una occasione da non perdere. E questo perchè quelle sono due parole magiche per un popolo di repressi fiscalmente che dunque credono facilmente che si tratti della costituzione di qualcosa di simile ai paradisi fiscali o comunque un luogo, un rifugio dove scansare almeno una porzione dei sacrifici che usualmente si subiscono.

Per area franca invece deve intendersi un posto dove arrivano merci in esenzione di dazio (cioè di quelle tasse che si pagano all’importazione e, alle volte per l’esportazione); cioè serve alle imprese dell’import/export che acquistano, trasformano e riesportano. Se invece parte di quelle merci venisse venduta in patria si paga la tassa non pagata. Tutto ciò significa che il regime fiscale che noi tutti subiamo rimane intatto. Quindi la zona franca non serve che ad una sparuta minoranza di imprese che, specie nel terzo mondo, hanno trovato un modo per dare lavoro alle proprie maestranze senza aggravare i costi con tasse improprie; si fa cioè finta che quella merce non sia mai entrata in territorio nazionale. Quindi nessun paradiso fiscale, neanche uno sconticino!! tant’è che i Trattati europei lo prevedono fin dalla loro firma e che si può introdurre senza scomodare deputati e senatori..

Diverso sarebbe dire che le imprese del sud che non beneficiano degli stessi servizi che vi sono in altre parti d’Italia (peraltro ottenuti grazie ad investimenti pagati dal contribuente e quindi anche a carico dei meridionali) devono essere chiamate a pagare il costo-stato meno che in quelle parti dove lo stato eroga più servizi. Questa sarebbe una forma di Zona Franca o di Zona Economica Speciale, (ZES) in grado ampiamente di raddrizzare in poco tempo la dualità economica italiana che ci penalizza. Naturalmente qui non si parla di ridurre le tasse tanto quanto la mancanza di servizi: se così fosse a Grottole, per esempio, non si dovrebbe pagare proprio nulla perché i servizi lì sono veramente assenti. Si parla invece di una riduzione di tasse che salvi il gettito ma accompagnata da una semplificazione estrema per le imprese più piccole cioè entro i due o tre milioni di fatturato. Questa sarebbe una Zona Franca o una ZES in grado di cambiare il futuro del Mezzogiorno e riportarlo al livello che merita. Al contrario centrare l’attenzione delle ZES sugli investimenti in opere pubbliche certamente arricchirà le imprese del nord che saranno chiamate a realizzarle o comunque di quelle imprese contigue alla politica…ma tutto rimarrà com’è e come è sempre stato.

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