Bariseranews.it – Oltre la notizia

Anche a Bari ci sono gli “zero waste”, attenti agli acquisti anti-spreco e anti-imballaggi

410 Visite

Il Covid ha distratto da molte emergenze cittadini e governanti. Prima fra tutte quella dell’inquinamento ambientale. In tanti hanno dimenticato che stavamo iniziando, in tutto il mondo, a comprendere la necessità di ridurre gli imballaggi e le spese inutili. C’è chi di questo ne ha fatto, da anni e da molto prima che Greta Thunberg smuovesse le coscienze di giovani e potenti del mondo, una scelta di vita. Sono nati gruppi spontanei sui social molti dei quali hanno in comune oltre al nome “zero waste” (dall’inglese “zero rifiuti”) pensieri, filosofia di vita e soprattutto idee, a volte un po’ troppo rigide, per evitare di essere sommersi da contenitori di plastica piuttosto che da detersivi altamente inquinanti o montagne di abiti non riciclabili (giusto per fare alcuni esempi) non solo perché realizzati con materiali non ecologici e non deteriorabili ma pure perché prodotti in quantità enormi.

Con l’emergenza pandemia sono nate poi nuove esigenze come quella di doversi munire di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale monouso e non riciclabili che ci sta portando a produrre ulteriore quantità di rifiuti che contribuiranno a togliere spazio e soffocare la natura.

Fortunatamente ci sono persone che hanno deciso di adottare stili di vita che vanno contro lo spreco e l’inquinamento, passando da una “lotta” personale al consumismo inutile e al risparmio non solo energetico.

Tra questi speciali cittadini, a nostro avviso anche esemplari, c’è Anna Vasta, 42 anni residente a Bari, mamma di una bimba in età da gioco, e che ci confessa di aver adottato da anni delle accortezze per evitare sprechi e inquinamento ma di non essere “rigida” in questo. Uno stile di vita scelto perché «sentivo la necessità di cambiare alcune abitudini personali per poter inquinare di meno – racconta – Penso che bastino piccoli accorgimenti nel quotidiano, da parte di chiunque, per rispettare l’ambiente. Questo è il mio pensiero da sempre e credo che in questo momento sia più importante perché c’è spreco di consumo esagerato. Non c’è stato un evento scatenante, lo vivo come un senso civico nel rispetto pure della città in cui risiedo. Purtroppo la società non è attenta a questi argomenti». E anche Bari non è da meno. Nonostante ciò, ci riferisce questa cittadina “zero waste”, nella nostra città ci sono negozi dove ad esempio vendono detersivi, basta portarsi il contenitore da casa, una bottiglia, e pagare il prodotto a litro piuttosto che a confezione, in alcuni casi è possibile pure risparmiare.

«Quotidianamente sto attenta – aggiunge – al tipo di acquisti. Inizio col chiedermi qual è la spesa veramente necessaria, un po’ come facevano i nostri nonni. Qual è l’utilizzo che ne devo fare, quante volte posso ad esempio indossare un vestito e in quali occasioni, di che qualità è, se mi serve veramente o posso farne a meno. Per quanto riguarda gli alimenti in particolare cerco di evitare di comprare quelli in imballaggi non riciclabili e non facilmente deteriorabili, così come preferisco che mia figlia abbia un giocattolo in meno e per le feste utilizziamo utensili compostabili». Il buon senso e la maggiore consapevolezza negli acquisti può davvero fare molto insieme con l’educazione delle nuove generazioni.

«Importante è il non spreco. Ed è proprio da qui che è nata, due anni fa, la mia attività di abbigliamento vintage e seconda mano “Pesci volanti” rivolto a tutte le età e nel quale, ogni tanto, si affacciano anche i giovani. Ed è una mia piccola soddisfazione personale poiché ai miei clienti cerco di infondere un po’ della mia cultura anti-spreco. Dal boom economico ad oggi in Italia sono stati prodotti abiti poco utilizzati o rimasti invenduti e che non sappiamo come smaltire, tanto che esperti hanno dichiarato che stiamo intasando il pianeta e che se smettessimo di produrre abbigliamento avremmo vestiti per diverse centinaia di anni».

Tra le curiosità di chi ha scelto questo stile di vita c’è il swam party una festa, organizzata tra conoscenti, in cui scambiarsi capi di abbigliamento e accessori e persino mobili , feste che a volte si tengono pure a Bari. E c’è poi chi preferisce auto-produrre, con naturali ed acquistati in erboristeria, saponi e shampoo. Per dirla tutta a Bari si stanno però perdendo mestieri antichi come quello del ciabattino che risultava utile per poter riparare scarpe e riutilizzarle, mentre le donne stanno riscoprendo l’arte della sartoria e dello sferruzzare a maglia così come il preparare pane e pizze in casa, e qui il covid ci sta aiutando.

«Bisognerebbe cambiare e favorire la vendita di prodotti sfusi persino nelle grandi distribuzioni – conclude Anna Vasta – penso che questa sarebbe una svolta importante e che arriverebbe pure alle coscienze delle persone ancora abituate ad utilizzare tanta plastica. A Bari questa ideologia di vita è ancora di nicchia, però inizia a diffondersi». E noi non possiamo che sperare che questa cultura si divulghi.

Anna Caiati

Promo