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Concorso medici specializzandi, assegnazioni nel caos: la testimonianza di Maria

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Continua il calvario di chi ha sostenuto il 22 settembre scorso il concorso nazionale, riservato a laureati in possesso dell’abilitazione alla professione, per diventare medici specialisti. La selezione, alla quale hanno partecipato 23700 professionisti sanitari, metteva in palio 14455 posti all’interno delle Scuole di specializzazione, in un settore che ha bisogno di queste figure, ancor di più con una pandemia in corso.

Peccato che alcuni possibili errori nella formulazione del bando e delle domande abbiano dato luogo ad una serie di ricorsi, dei quali ancora non si conosce l’esito. In questo quadro desolante, solo il 26 ottobre, ad oltre un mese dalla prova, è stata pubblicata una graduatoria provvisoria, sulla validità della quale permane più di un dubbio, e sulla base di essa sono stati invitati i medici a formulare la loro scelta relativa alla loro futura specializzazione.

Le assegnazioni ufficiali, in proposito, avrebbero dovuto aver luogo il 3 dicembre. Ma, ad oggi, non ve n’è traccia. Ci sono, dunque, migliaia di persone in attesa, che sanno solamente la presunta data di entrata in servizio, il 29 dicembre prossimo, ma non hanno idea di dove potranno svolgere la loro mansione. In tutto ciò, sulla legittimità dei ricorsi, si dovrà esprimere il Consiglio di Stato, presumibilmente il 15 dicembre. E, nel frattempo, gli aspiranti assegnatari dei posti messi a concorso, non possono accettare altre proposte lavorative senza perdere questa opportunità.

Sul caso, si è espressa ai nostri microfoni Maria, 35 anni, di Bari: “Fino ad oggi, ho dovuto rifiutare tre proposte di lavoro. Se le accettassi, non potrei sperare nel buon esito del concorso. C’è gente che si è anche licenziata, sulla base dei risultati provvisori, ed altri che potrebbero doversi stabilire lontano da casa, o dover dare il preavviso, nel loro attuale contesto lavorativo. Questa attesa, oltre che snervante, non è degna di un Paese come l’Italia. Specie in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo.”

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