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Il Timeout raddoppia: pronta la nuova sede in via Argiro nonostante il Covid: “Non ci fermiamo mai”

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Vi è mai capitato di cenare, magari con un bel panino grosso e sostanzioso, su un ring oppure osservando, davanti a voi, improvvisate gradinate con spettatori sui muri e con maglie di calcio e perfino una maxi-porta situata proprio sopra la cassa prima di pagare il conto? Oppure di trovare schermi ovunque, a prescindere dal vostro posizionamento a tavola, stando pur certi di non perdere alcun dettaglio della partita di calcio che state seguendo? Da qualche tempo, poco più di un lustro, tutto questo a Bari è realtà. Il Timeout è un locale che forse più di ogni altro coniuga la passione dello sport a quella del cibo (i panini, da qualche tempo, portano anche i nomi di grandi sportivi italiani ed internazionali nei menù).

E c’è di più, in questi tempi di vacche magre per l’economia ed il settore della ristorazione. Il noto e frequentatissimo steakhouse barese – non lascia le sue attività, bensì le raddoppia. Dopo la storica sede di via Fanelli, ne sta per sorgere un’altra in pieno centro cittadino. Quella di via Argiro – strada che, assieme a via Sparano, è chiusa al traffico di auto – avrà la funzione non solo di proseguire l’attività ma soprattutto di farlo con intelligenza, allo stesso tempo contendo i costi ma lasciando inalterata la qualità dei prodotti proposti. Ci dice di più Francesco De Bari, fondatore del noto locale: “Il progetto della nuova apertura – dice – è nato col primo lockdown. Avevamo previsto una seconda possibile ondata di chiusure, mettendo cosi in conto mesi di fitti pagati a vuoto o di forniture da sostenere con le nostre forze. Cosi abbiamo deciso comunque di partire con il nuovo progetto, poiché spinti dalla voglia di replicare il nostro format. La zona scelta rispecchia le nostre aspettative, essendo situata nel centro città ed in una zona pedonale. Se via Fanelli lavora per far quadrare i conti, via Argiro va avanti e speriamo di farci trovare pronti a pieno regime a marzo prossimo”. La volontà è quella di puntare tutto sul take-away, un locale zero da replicare poi in futuro altrove. In altre parti della Puglia e non solo: “Lecce e Pescara volendo fare dei nomi, ma anche qualche centro della BAT potrebbe non essere male. E poi aggiungerci anche un angolo caffetteria”. Fondamentale è inoltre sul piano informatico il supporto della Loran, azienda modugnese che per loro ha realizzato il software Cloud Eat, capace di monitorare in tempo reale tutta l’organizzazione complessiva tra aspetti economici, logistici e strutturali. Si pensa inoltre di sviluppare in futuro un nuovo franchising.

Nato nel 2014, il progetto Timeout nasce con lo scopo di unire passione per lo sport e per il cibo in qualcosa che potesse unire utile e dilettevole allo stesso tempo. Per Bari è stata certamente una grande novità, un pub diverso da quelli ordinari. “Volevamo – aggiunge – dare alla città un locale diverso dai soliti per vedere la partita della domenica sera. Vogliamo e volevamo far vedere lo sport in tutti i punti possibili. Poi è stata aggiunta la cucina americana, con la produzione di hamburger. E’ il nostro cavallo di battaglia. E poi, viaggiando tra Stati Uniti e Londra, di luoghi di aggregazione come questo ce ne sono tantissimi. A Bari, forse, l’idea è ora inflazionata ma la mentalità è sicuramente cambiata”. Al momento le consegne a domicilio avvengono non solo in tutto il capoluogo, ma anche in diversi centri della Provincia.

E nessun dubbio, a quanto pare, sembra esserci sulla squadra del cuore. Per chi tifa De Bari? “Per il Bari, ovviamente. E’ la squadra della nostra città. Non abbiamo altre preferenze se non, in generale, tutte le squadre italiane in caso di coppe europee. Ad oggi, se devo avere un rimpianto, è quello di non aver potuto festeggiare qualche traguardo importante per i biancorossi. Abbiamo vissuto per troppo poco tempo il periodo della meravigliosa stagione fallimentare. Sono stato mesi bellissimi, si è tifato più che con la nazionale. Ma mi consolo col fatto che il Timeout, in certe occasioni, è diventato un vero e proprio punto di riferimento per sportivi e tifosi. Si respira sempre il clima da stadio, non di rado si formano gruppi spontanei di tifosi. Ma tutto avviene sempre in maniera corretta”. In un anno, mediamente, vengono ricevuti tra i novantamila ed i centoventimila clienti. In attesa del ritorno dei tempi d’oro, c’è chi non bassa la guardia e va avanti con fiducia.

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