Bariseranews.it – Oltre la notizia

EMPORIOAMATO_ECOMMERCE_MANCHETTE
zona franca
migorusperfast
PUGLIASERA
LUNGAVITA
logo Turbo Service_bianco 1024-01
BIRRA GARRABB _ nat bionda
fiera
Benn
Benn
Migro
taralloro
gran bontà
Alco
Premio Agorà – TOTEM_85x200_prova2-03
banner-pelati-migro-largo
banner-barisera-3
banner-SAN-NICHOLAUS-vini
banner-SAN-NICHOLAUS-e1599142133882
Banner_qui_conviene

Tamponi rapidi, i medici chiedono garanzie e i mezzi promessi dalla Regione

292 Visite

C’è una particolare categoria di medici che, dall’inizio della pandemia, si sente poco considerata e sfruttata nello stesso tempo ed è per questo avvilita. In prima linea a dover combattere tra notizie e consigli contrastanti e dati “ballerini” diffusi, anche attraverso media, sia a livello nazionale che locale. Alle confusioni nate con i colori giallo, arancione e rosso attribuito alle regioni e alle restrizioni dei vari Dpcm, nonché annunci di servizi sanitari non ancora partiti. Si tratta dei medici di famiglia e dei pediatri.

Sono loro il primo contatto con sospetti e malati di covid-19. Sono loro a dover rispondere a telefonate e richieste, a volte pure assurde, ai mille dubbi e preoccupazioni di chi teme di aver contratto il coronavirus o ha paura di poter essere contagiato perché convivente o amica di persona forse contagiata. Tutto insieme con la routine a loro da sempre nota e già non facile da gestire. I medici di medicina generale e i pediatri di Bari puntano il dito contro l’indice Rt, uno dei parametri in base al quale viene calcolata la capacità dell’epidemia di espandersi. E’ il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure adottate per contenere l’espandersi del virus. Rt indica quante persone vengono contagiate da una singola persona. Se i responsabili della Sanità in Puglia difendono a spada tratta l’indice Rt pari a 1,06, che ha consentito giorni fa di far tornare la nostra regione al colore giallo (tranne alcune città rimaste arancione, ndr), i medici di famiglia continuano ad affermare che i calcoli sono errati. La loro considerazione sarebbe confermata dai fatti e dai casi che registrano quotidianamente.

«Su 20 persone che segnalo con febbre e sospetto covid – ci riferisce un medico di famiglia che preferisce l’anonimato, più per una mancanza di fiducia nei confronti dei media che per altri motivi – due vengono tracciate le altre 18 no, pur essendo praticamente certe di essere state contagiate. E questo, è evidente, falsifica i dati». La dimostrazione viene da tanti casi a sua conoscenza e trattati da lui. L’ultimo quello di una paziente di oltre 90 anni segnalata all’Asl, circa un mese fa, come sospetta Covid per la presenza continua di febbre ed altri sintomi. «Solo ieri – riferisce il medico – è stata contattata per essere sottoposta al tampone. Questa signora potrebbe ora risultare negativa o potrebbe pure risultare tra quelle persone “guarite” in poco tempo». Va da sé che questo dato aggiunto a quelli reali, vizierà fortemente il dato finale e complessivo soprattutto se, come è vero, c’è un ritardo nel sottoporre i sospetti a tampone molecolare, considerato il più attendibile, e che il caso di questa signora non è certamente l’unico.

«I dati per essere statisticamente significativi – aggiunge il medico – devono essere dei dati reali, altrimenti è meglio non darli. Il far credere che stava andando bene in Puglia non è corretto». Se i dati statistici non corrispondo alla situazione reale, non necessariamente per una cattiva fede voluta quanto, piuttosto, per una non perfetta organizzazione, che è sotto gli occhi di tutti, è evidente che ne conseguirà una possibile alterata realtà che contribuirà alla diffusione della pandemia. La gente percepirà, erroneamente, che si va migliorando ed agisce di conseguenza.

A questo si aggiunga che il 20 novembre i medici di Fimmg, Fimp e Intesa sindacale (Cisl medici, Cgil medici, Simet e Sumai) hanno sottoscritto con la Regione Puglia un accordo con il quale si sono impegnati a garantire un servizio per effettuare i tamponi rapidi ad una fascia di specifici cittadini. Un servizio che però non è ancora partito in quanto in fase organizzativa.

«Noi medici di famiglia – chiarisce a Bariseranews il medico – non chiediamo soldi, possono pure darli in beneficenza. Vogliamo garanzie affinché il sistema funzioni a dovere». Su tale argomento i medici di medicina generale e pediatri sono più che delusi dalla stampa in generale per le notizie che stanno circolando in questi giorni.

Tantissimi i medici che, qualche giorno fa, non hanno aderito all’invito a partecipare all’iniziativa. «Personalmente sono fra quelli che non hanno risposto alla pec arrivata dal Dipartimento alle ore 18 e con la quale, secondo i nostri dirigenti, saremmo dovuti partire con i tamponi rapidi già dalle ore 10 del giorno dopo». Oltre al breve tempo di avviso per organizzare i loro impegni nonché doveri di medici di famiglia, mancherebbero tutte le garanzie messe nero su bianco. «L’Asl, ad oggi, non ci ha specificato dove dovremmo effettuare i tamponi. Nei nostri ambulatori è impensabile per la pericolosità di contagio verso i nostri pazienti. Dobbiamo effettuare il tampone in sicurezza quindi abbiamo bisogno di tutti i dispositivi di protezione individuale (dpi), dei tamponi stessi che non ci sono stati consegnati e di una piattaforma per inserire i risultati dei tamponi rapidi (o antigenici)».

In particolare i medici tengono a spiegare che i tamponi rapidi sono previsti solo ed esclusivamente a coloro che sono entrati a contatto stretto casualmente con una persona per questioni di lavoro o altro motivo (non con familiari o conviventi) poi risultata positiva al covid e che siano asintomatici da 10 giorni.

«Si sta invece diffondendo la notizia che facciamo i test rapidi a tutti. Non è così. Chi non rientra in questa fascia di persone dovremo, come stiamo facendo da marzo, segnalarli al Servizio di sorveglianza covid-19, inviando una email e una scheda. Sarà poi l’Asl a contattarli per sottoporli a tampone, fissando giorno, data e luogo dove effettuare il test molecolare, non rapido. Se l’Asl non chiama noi medici non possiamo nemmeno fare un sollecito perché non sapremmo a chi inviarlo».

C’è poi la questione del riconoscimento di malattia per i lavoratori. I medici nell’accordo con la Regione hanno proposto e ottenuto, al momento solo per iscritto, di poter utilizzare una piattaforma in cui inserire i risultati del tampone rapido (bastano circa 20 minuti) e la possibilità di poter loro stessi aprire e sciogliere il provvedimento di quarantena da poter inviare all’Inps per il riconoscimento dei giorni di malattia pure per chi è in isolamento fiduciario. Questo perché accade che i pazienti, in mancanza dello scioglimento del provvedimento non possono rientrare al lavoro, attendono più del dovuto, nonostante il decreto ministeriale preveda che chi è risultato positivo dopo 21 giorni di isolamento, se negli ultimi sette sia senza sintomi sia da considerare non più contagioso. Se ci fosse la piattaforma, così come previsto nell’accordo, questa problematica ed altre si risolverebbero.

Tutto, insomma, deve essere ancora pianificato in maniera precisa e con i mezzi richiesti che ancora mancano. I medici si dicono disponibili ma nel pieno rispetto dell’accordo.

Anna Caiati

banner-MSF-A
banner_barisera_aranea
banner-mode-c

Promo