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Truffa alla Regione Puglia: 7 persone coinvolte, tra cui 4 avvocati e 21 indagati. Sequestrati oltre 22 milioni di euro

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Associazione per delinquere, truffa aggravata, falsità ideologica, corruzione in atti giudiziari ed autoriciclaggio. Sono questi i reati contestati a 7 persone, tra avvocati, consulenti, operatori giudiziari, per truffa ai danni della Regione Puglia.

 Agli arresti domiciliari sono finiti l’avvocato Michele Primavera e il figlio Enrico Domenico, gli avvocati Oronzo Panebianco e Assunta Iorio. Arrestati anche Oronzo Pedico, presidente della sede provinciale di Asso-Consum di Barletta e Giuliana Tarantini, dipendente pubblico in servizio presso l’esecuzione mobiliare del Tribunale di Bari. Il gip Giovanni Abbattista ha disposto l’interdizione per sei mesi nei confronti di un’altra avvocatessa, Francesca Fiore. Agli indagati, complessivamente 21, il procuratore facente funzione Roberto Rossi e il sostituto Francesco Bretone contestano, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari, interruzione di pubblico servizio, truffa ai danni dello Stato, truffa aggravata ai danni della Regione, diverse condotte di falso relative ad autenticazione di firme, firme false di persone decedute, falsi domicili, riciclaggio e autoriciclaggio. I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno anche sequestrato beni mobili, immobili e di disponibilità finanziarie per un valore di oltre 22 milioni di euro.

Le indagini sono iniziate nel maggio del 2018, quando il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha denunciato una presunta indebita percezione di compensi professionali da parte di alcuni avvocati facenti parte di uno studio professionale barese. E’ partita così l’inchiesta, denominata “Leguleio” attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, verbali di persone informate sui fatti, documenti acquisiti negli studi legali, a casa degli indagati e in Tribunale. I legali – secondo le accuse – avrebbero indebitamente percepito compensi spettanti per il patrocinio in innumerevoli contenziosi civili intentati contro la Regione Puglia per conto di oltre 3mila agricoltori, al fine di ottenere il pagamento dei contributi di cui alla legge regionale n. 29/1982, a titolo di indennità compensativa (corrisposta negli anni 1989 – 1993) in favore di imprenditori agricoli operanti in aree geografiche svantaggiate. Gli accertamenti hanno portato alla scoperta il sistema criminale nei confronti della Regione Puglia.

Utilizzando anche mandati difensivi falsi, perché riportanti le firme apocrife degli imprenditori patrocinati, oppure perché riferiti a persone decedute, il gruppo riusciva a frazionare i contributi complessivamente spettanti a ciascun agricoltore nelle diverse annualità. In tal modo i legali, componenti dell’associazione per delinquere, hanno intentato, per ciascuna annualità, altrettante cause civili finalizzate ad ottenere il pagamento sia delle indennità agricole spettanti, sia delle connesse spese legali, in questo modo indebitamente incrementate.

Una volta ottenuta la corresponsione dei contributi spettanti agli agricoltori, l’organizzazione criminale ha provveduto ad attivare nei confronti della Regione Puglia nuovi contenziosi, questa volta tendenti ad ottenere il riconoscimento degli interessi di mora maturati sui ritardati pagamenti delle indennità agricole, nonché il pagamento di quelle spese legali che, benché riconosciute in giudizio, non erano state ancora rimborsate dal predetto Ente.

Al fine poi di intralciare la costituzione in giudizio della Regione Puglia, gli avvocati indagati hanno promosso azioni giudiziarie – in violazione alle norme sulla competenza territoriale dei giudici di pace – innanzi a Tribunali ubicati in altre province del territorio nazionale [Lecco, Crema, Como, Torino, Napoli, Vercelli, Matera, Trani e Pisticci ].

Le somme illecitamente percepiti superano i 22 milioni di euro. L’operatore giudiziario in servizio presso la Cancelleria delle esecuzioni mobiliari del Tribunale di Bari, invece, in violazione dei propri doveri di ufficio ed in cambio di denaro e di altre utilità, ha istruito le richieste di rimborso avanzate dagli indagati anticipando le udienze dell’esecuzione rispetto agli ordinari tempi di attesa. Non sono mancate le operazioni di autoriciclaggio di alcuni degli indagati che hanno trasferito su conti correnti bancari nella propria disponibilità parte degli ingenti proventi illeciti conseguiti.

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