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Donazione sangue, nel 2020 calo del 10% nell’area metropolitana di Bari

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Un dato che sfiora il 10%. Dal 1 marzo al 17 dicembre 2020 nella macro area metropolitana di Bari si è registrato un calo del 9,8% per quanto riguarda le donazioni di sangue, -4.653 rispetto allo stesso periodo del 2019 (42.639 quest’anno, 47.292 dodici mesi fa). Sono i dati che emergono dal report diffuso dal Centro regionale sangue della Puglia: in tutta la regione, da marzo a metà dicembre, è stato registrato un calo di 11.414 donazioni rispetto allo stesso periodo del 2019 (135.415 contro 146.829). In termini percentuali, si tratta di un vero e proprio crollo, pari al 7,8%.

Per quanto elevato, il dato dell’area metropolitana di Bari non è il peggiore registrato in Puglia: dietro la lavagna finisce l’area Nord (Foggia e Bat), dove dal 1 marzo al 17 dicembre 2019 le donazioni furono 38.997, mentre quest’anno appena 33.480 (-14,1%, calo di 5.517 unità). L’unica a salvare il salvabile è l’area Sud (Brindisi-Lecce-Taranto), che contiene il calo al -2,1% (59.296 donazioni dal 1 marzo- 17 dicembre 2019 contro 60.540 dal 1 marzo al 17 dicembre 2020, -1.244 unità).

L’effetto Covid potrebbe aver determinato in maniera significativa questo crollo verticale. Nei mesi del lockdown, infatti, si è verificata la perdita più significativa: in tutta la Puglia a marzo 2020 si sono avute -2.160 donazioni rispetto a marzo 2019 (16.880 contro 14.720), ad aprile addirittura -4.732 (14.735 contro 10.003). In estate una ripresa oscillante: addirittura +916 a giugno (14.139 nel 2019, 15.055 nel 2020), poi -1829 a luglio (14.504 contro 12.675), e +56 ad agosto (13.353 nel 2019, 13.409 nel 2020). Nuovo crollo in autunno, con il ritorno prepotente della pandemia: record negativo a novembre con -1.073 unità (14.600 contro 13.527).

«Il fattore Covid potrebbe avere inciso, anche se sono state fatte campagne di informazione e sensibilizzazione fra i donatori sulla totale sicurezza delle operazioni di donazione – spiega Angelo Ostuni, direttore della Uoc di Medicina trasfusionale del Policlinico di Bari e del Centro regionale sangue. Sicuramente c’è stato qualche fattore che ha comportato il ridotto afflusso di donatori. Nel 2020, per esempio, abbiamo sofferto l’impossibilità di effettuare attività di informazione, formazione e raccolta di sangue nelle scuole».

Puglia che, in realtà, spesso andava in affanno anche senza il Covid. Ostuni parla di «Equilibrio precario dal punto di vista delle donazioni. Nei mesi estivi e nel periodo gennaio-febbraio spesso andiamo in sofferenza. La nostra è un’autosufficienza relativa».

Secondo i dati del Centro nazionale sangue, a gennaio-novembre 2019 in Puglia vennero prodotte 146.911 unità di globuli rossi e consumate 141.406; nello stesso periodo del 2020 in Puglia ne sono state prodotte 141.406 e consumate 144.572. Una variazione del -3,7%. «C’è stata una riduzione del fabbisogno, ma non della stessa entità della riduzione delle donazioni – conferma Ostuni. Soprattutto nel lockdown si sono ridotti i traumi, in particolare quelli della strada, ma tutto il resto delle attività ha avuto rallentamenti o incrementi come nell’ordinario. A fine anno, il bilancio fra riduzione del fabbisogno di globuli rossi e riduzione delle donazioni non è positivo».

Un trend pesantemente negativo che ha riguardato tutto il mondo, e che nel 2021 potrebbe ancora presentare degli strascichi: «Negli Usa la situazione è drammatica, nel 2021 saranno gravi le ripercussioni sui cosiddetti farmaci plasmaderivati – spiega Ostuni. L’Italia non è autosufficiente, e molti di questi medicinali arrivano dagli Stati uniti; il crollo di donazioni comporterà ripercussioni per tutto il prossimo anno».

Quanto alla plasmaterapia per combattere il Covid, Ostuni precisa che «Sono ancora in fase di studio le immunoglobuline specifiche del Covid, ancora non c’è uno studio di fase tre. Aspettiamo gli effetti del vaccino». 

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