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fuochi d'artificio

Capodanno e i botti: i divieti non scalfiscono la tradizione

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Ordinanze, divieti, restrizioni e raccomandazioni. Di fronte alla tradizione sono serviti a ben poco. Così i botti di fine anno hanno salutato puntualmente, in maniera fragorosa, questo 2020, annus horribilis. Un “raudo”, un “minicicciolo”, un “magnum” per scacciare via le nostre paure quotidiane? Le speranze e i sogni che danno un senso all’umanità non hanno bisogno di “voci rumorose”.  Sarebbe stato meglio scegliere il silenzio, segno di rispetto e di condivisione verso chi ha sofferto o continua a farlo, dimostrazione di partecipazione e di umanità. Ma così non è stato. La “voce” dei baresi si è fatta sentire ancora una volta. Purtroppo.

Consolano solo il numero degli incidenti, dei feriti, degli interventi dei vigili del fuoco, decisamente sottodimensionato rispetto agli anni scorsi (aggiungiamo per fortuna). La cronaca registra un grosso petardo sotto un’auto dei Carabinieri, un’auto in fiamme a Santo Spirito, una palazzina danneggiata a San Girolamo. Se allarghiamo lo sguardo alla Città metropolitana, ad Altamura un 16enne ha perso il dito di una mano per lo scoppio di un petardo, a Corato un uomo ha perso la mano.

Se tutto non è andato come doveva andare, lo schiaffo morale è al sindaco, come dice qualcuno? Chiave di lettura strumentale e politica.  Forse il male di Bari sono i baresi. Anche se per una volta sola ci piace leggere i fuochi come la liberazione da un terribile incubo.

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