Bariseranews.it – Oltre la notizia

Giuseppe Conte, gli scenari futuri, il Recovery plan e…

661 Visite

Cosa ci ha consegnato questo ultimo sprazzo di un disastroso anno 2020, prima di morire? La conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio.

Quando andavo a scuola, tanto tempo fa, i docenti insistevano nell’esercizio del riassunto. Ebbene, applicato questo esercizio ai contenuti della conferenza stampa, il risultato è stato sorprendente: sintesi scarsissima, nessun annuncio di rilievo. Il tono curiale, oggi, appare dimesso. Si assiste ad una carrellata lunghissima della quale poco si riesce a focalizzare, in una atmosfera sospesa di crisi dell’esecutivo. È palpabile l’imbarazzo delle forze di maggioranza reso ancora più vivo dalla sensazione di una lontananza, sempre più marcata, del segretario Pd, Zingaretti, che da tempo ammonisce che l’azione di governo debba essere fortemente rilanciata; senza, peraltro, ottenere un minimo riscontro. Forse la delusione si sta impadronendo anche di lui, di Zingaretti.

Cosa è rimasto, dunque, della conferenza?

Nulla, se non la conferma che il Recovery plan è, ora ufficialmente, in ritardo; imbrigliato nelle pastoie coltivate di un Renzi che ha fatto sapere di non condividere una lunga lista di questioni. Conte insiste che “bisogna far presto” ma il fatto che da agosto a Capodanno il governo non sia riuscito a concludere granché, è consuntivato. L’auto referenzialità, in democrazia, non paga; ignorare deliberatamente il Parlamento è inammissibile; come è inammissibile che una improbabile “task force”, di “esperti burocrati”, decida le iniziative e i percorsi che segneranno per decenni il futuro del Paese; e poi, procedere per Dpcm, con l’alibi di una situazione d’emergenza che ha quasi un anno, pone gravi dubbi di incostituzionalità. Il risultato è stato la mortificazione del cittadino e dell’impresa e, con essi, della economia e della società.

Prima dell’Epifania sarà convocato il “tavolo di maggioranza”. Poi, il plan in Consiglio dei ministri, il passaggio in Parlamento, l’invio a Bruxelles. Ma qualunque sia il risultato, rottura o composizione, la sensazione dominante è “fallimento”. Conte, forse, porterà questa “crisi psicologica del governo” in Parlamento i cui membri sperano ardentemente di non perdere la cadrega e sarebbero capaci di votare qualunque rinnovo della compagine governativa e finanche un nuovo governo con nuova maggioranza. Ma ecco la sintesi scontata: priorità al Recovery Plan e al tema Coronavirus, con la campagna vaccinale.

La promessa è: il 2021 sarà l’anno del rilancio, che “trasformerà l’Italia in un Paese più efficiente, tecnologico e sostenibile”. Ma il Piano, quando sarà licenziato, consentirà di realizzare questa speranza? Nella bozza osserviamo, in sequenza, le priorità: Rivoluzione verde (74,3 mld), Digitalizzazione (46 mld), Infrastrutture (27,8 mld); e poi Istruzione e Ricerca (19,1 mld), parità di genere (18,4), salute (9 mld). Nel conto si trovano oltre 55 mld di “bonus” di cui il “super bonus del 110%” per l’edilizia con 22,5 mld. Poi, tanti dettagli che, tuttavia, non fanno storia.

Quello che si nota, però, è che non c’è nulla su di un processo riformatore; nulla sulla burocrazia, vero cancro dello sviluppo; nulla sulla economia reale delle partite Iva e delle Pmi; nulla su di un piano di sviluppo industriale credibile e fattibile; nulla sulla “revisione giudiziaria”; nulla su temi trainanti quali il turismo; nulla sul disastro idrogeologico; …

E poi, chi attuerà il piano e gestirà tutta questa massa di soldi? Servirebbero dei “costruttori” mentre disponiamo di “esperti”, già impregnati di burocrazia, già al soldo dello Stato.

Antonio Vox

(presidente Alleanza liberale)

Promo