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Decaro: “Nuovo stadio San Nicola, una scelta da condividere con la società”

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Una città che cresce, si modifica, corre per essere all’altezza delle sfide di oggi. Tra soddisfazioni e qualche delusione di troppo. Il sindaco è come il capitano di una squadra. Oneri e onori. Ma anche critiche. Quelle non mancano mai, qualsiasi cosa tu faccia.

Antonio Decaro, in questa seconda parte dell’intervista, affronta uno degli argomenti della discordia che ha tenuto banco nei mesi scorsi: la discussa segnaletica della pista ciclabile di San Cataldo dove le polemiche hanno superato i consensi: “ Tutte le trasformazioni urbane che impattano sulle abitudini e sulla vita dei cittadini creano inevitabilmente polemiche. Abbiamo recepito diverse proposte da parte dei residenti e modificato alcuni aspetti che oggettivamente potevano essere migliorati. Personalmente resto della convinzione che quella zona della città debba ancora esprimere al meglio la sua vocazione: lo sport, il tempo libero, il turismo con un aumento considerevole della qualità della vita nel lungo periodo. Purtroppo a causa della pandemia alcuni interventi hanno subito dei ritardi ma contiamo di completare il progetto con l’arredo urbano entro la prossima estate. Cosi potremo cominciare a vivere appieno quella zona della città”.

 Stadio San Nicola, croce e delizia di questa città. La storia della copertura rischia di trasformarsi in un incubo. Proviamo a disegnare il futuro dell’impianto?

“L’ipotesi di rifunzionalizzazione dello stadio con l’eliminazione della pista di atletica e l’abbassamento della quota del terreno di gioco comporta una riduzione del numero di spettatori. È una scelta che va condivisa con la società che gestisce la squadra, che deve fare una valutazione di natura economica e finanziaria. L’amministrazione comunale è disponibile a reperire le risorse necessarie. In caso di decisione differente da parte della società, siamo pronti a completare l’intervento di sostituzione dei seggiolini e delle coperture in teflon”.

Quanto spende Bari per la manutenzione delle strade? C’è un piano mirato degli interventi?

“Il Comune cerca di spendere 5 milioni all’anno per le manutenzioni stradali. Operazione che non si traduce soltanto nel rifacimento dell’asfalto, ma nel ridisegno completo di alcune strade, con interventi sulla carreggiata e sui marciapiedi. Ogni anno la struttura tecnica comunale stila un piano delle manutenzioni che contiene gli interventi ordinari tenendo conto delle proposte dei Municipi e dei cittadini. Cerchiamo sempre di valutare la qualità degli interventi progettando lavori che salvaguardino la sicurezza e e la fruibilità delle strade da parte di tutti gli utenti: pedoni, automobilisti e ciclisti”.

Di che cosa è orgoglioso?

“Della comunità forte e solidale che siamo. Bari si è riscoperta una grande comunità unita, sia nei momenti di difficoltà che nei momenti di gioia. Su questo percorso noi vogliamo e dobbiamo continuare a investire”.

 Siamo una delle città con più teatri in assoluto. Adesso, Covid a parte, il problema sarà riempirli? 

“Più che un problema credo si tratti di un’opportunità. Abbiamo ancora tanto da dire e tante possibilità per farlo. In questi anni ci siamo dedicati alla ricostruzione dei luoghi tendendo sempre presenti quelli che sono i nuovi scenari della programmazione culturale. Certamente non potremo fare tutto da soli: è impensabile per un Comune gestire in autonomia contenitori così imponenti e così importanti ma credo che questa città e la Regione Puglia abbiano sviluppato in questi anni una discreta esperienza sul fronte della valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale. I prossimi mesi saranno quelli che ci vedranno impegnati nella redazione dei piani di gestione per i contenitori culturali che oggi non svolgono una funzione piena”.

Il Bari calcio, la Banca popolare, la Gazzetta, la Fiera del Levante. La crisi non ha risparmiato nientee nessuno. Dov’è l’imprenditoria illuminata che ha scritto la storia della nostra città?

“Io credo esistano cicli di vita composti da momenti di grande successo e altri meno gloriosi. Purtroppo sono tanti i fattori che hanno determinato i successi e i fallimenti delle grandi realtà imprenditoriali del territorio, non tutte imputabili ai soli imprenditori”.

Qual è l’elemento più apprezzato dai baresi della sua amministrazione?

“I baresi sono un popolo schietto, nel bene e nel male. Non amano addolcire la pillola e quando hanno da evidenziare qualcosa che non va per il verso giusto sono diretti nelle loro rimostranze. Allo stesso modo sono capaci di un affetto smisurato, viscerale, che ti fa sentire davvero parte di una grande famiglia. Io credo che a questa amministrazione riconoscano le stesse caratteristiche. In questi anni ci hanno riconosciuto l’impegno e l’amore che abbiamo messo nel lavoro fatto per la città e in egual misura hanno potuto constatare che ci abbiamo messo sempre la faccia, anche quando le cose non sono andate come avremmo voluto. Credo che i baresi apprezzino l’onestà con cui ci siamo sempre confrontati con loro”.

I treni e i trasporti sono la sua grande passione. Se pensiamo all’alta velocità, non siamo messi benissimo.

“Purtroppo l’alta velocità non arriverà a Bari. Tra Bari e Napoli ci sarà l’alta capacità, che comunque permetterà finalmente il collegamento diretto tra due capitali del Sud Italia e la riduzione del tempo di percorrenza per Roma. Manca però ancora un collegamento efficiente sulla dorsale adriatica”.

 I ragazzi torneranno a scuola il 7 gennaio?

“Noi stiamo lavorando per far si che questo accada. Non tutti insieme, ma l’obiettivo condiviso è riportare tutti i nostri ragazzi tra i banchi entro la fine dell’anno scolastico. Speriamo di riuscirci. Le scuole comunali, gli asili nido e le scuole dell’infanzia, per quello che ci riguarda, riapriranno regolarmente”.

Bari spesso è raccontata peggio di quello che è. A cominciare dalla Sanità. Quanto è vero il detto: il male di Bari sono i baresi?

“Io non credo ci sia cattiva intenzione o mala fede. Semplicemente noi cittadini del sud siamo da tanto tempo intrappolati nei luoghi comuni che altri ci hanno cucito addosso. Ci siamo così abituati che abbiamo finito per credere che fossero veri. Invece in questi anni abbiamo fatto tanti passi in avanti di cui andare orgogliosi. Siamo stati protagonisti di una grande fase di sviluppo e anche nel campo della sanità oggi a Bari e in Puglia esistono delle eccellenze che vanno raccontate e valorizzate. Dobbiamo soltanto crederci di più e continuare a lavorare a testa bassa, come abbiamo fatto fino ad oggi”.

 Lei, si vaccinerà?

“Si, ho già dichiarato che quando arriverà il mio turno mi vaccinerò, così come faccio ogni anno contro l’influenza”.

Se potesse scegliere, preferirebbe un incarico da ministro o da presidente della Regione?

“Se si potesse scegliere, mi candiderei a fare il sindaco per la terza volta…”.

 Il Comune sta assumendo molti dirigenti giovani. Un segnale importante che continuerà?

“Come Anci abbiamo fatto una battaglia per permettere ai Comuni di sbloccare un turn over fermo da anni. Chi vive la macchina amministrativa, come i sindaci, conosce le straordinarie potenzialità che i Comuni hanno. Purtroppo il blocco delle assunzioni e i pensionamenti rischiavano di vanificare tutti i nostri sforzi. Fortunatamente il Governo ci ha ascoltato e ci ha permesso di tornare ad assumere, potendo occupare nuovamente tutte quelle postazioni rimaste vacanti a seguito dei numerosi pensionamenti. A giorni il Comune di Bari potrà contare su oltre 150 nuovi professionisti e già nel 2021 indiremo nuovi concorsi”.

 Riceve decine di lettere dai cittadini. Qual è la richiesta che l’ha colpita di più?

“Devo dire che in questi mesi di pandemia mi ha fatto molta tenerezza sapere che tante persone, soprattutto anziane, si rivolgevano a me per chiedere consiglio su cosa fosse consentito loro fare. Mi chiedono se possono ospitare una figlia a casa, quante volte possono uscire durante il giorno, se possono recarsi in un posto a fare la spesa. Questa cosa mi commuove ma mi fa anche riflettere, perché mi fa percepire tante situazioni di solitudine di cui tutti dobbiamo e possiamo farci carico, anche con piccoli gesti”.  

Nani Campione

(2. fine)

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