Bariseranews.it – Oltre la notizia

I genitori dicono basta alle lezioni a distanza e annunciano di voler scrivere a Mattarella

359 Visite

Genitori baresi, insieme con altri pugliesi, sono pronti a scrivere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, per le restrizioni anti-pandemia e per la continua proroga della chiusura delle scuole con l’adozione della Dad (didattica a distanza), mentre altri papà e mamma starebbero valutando di ricorrere al Tar contro l’ultima ordinanza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. La decisione era già maturata prima dell’effettiva ripresa delle lezioni e soprattutto prima dell’infelice, quanto clamoroso e confusionario, chiarimento dello stesso Emiliano tramite un post sul suo profilo social che, ieri sera, ha scatenato la rabbia e generato ulteriore scompiglio tra i genitori già in crisi per dover decidere, negli ultimi due giorni, se far restare i figli a casa a seguire le lezioni o mandarli a scuola e capire quale fosse la decisione del dirigente scolastico dell’istituto frequentato dal figlio.

Sebbene la confusione pare, fortunatamente, non abbia sortito effetti negativi sul riavvio del dopo vacanze natalizie, almeno non a Bari città come ci hanno assicurato dall’Ufficio regionale scolastico, i genitori continuano a “battagliare” contro le decisioni di singoli presidi, sindaci e presidente della Regione “colpevoli”, a loro dire, di non aver rispettato il patto di Corresponsabilità, sottoscritto ad inizio anno scolastico al momento dell’iscrizione dei figli, né l’intesa del tavolo dell’Oms del 31 agosto 2020 dedicato alla riapertura in sicurezza di tutte le scuole di ogni ordine e grado, e presieduto dal ministro della Salute italiano, Roberto Speranza.

A riguardo abbiamo sentito la portavoce de “La Scuola che vogliamo – Scuole diffuse in Puglia”, coordinamento di cittadini attivi, nato a fine aprile 2020, che riunisce circa 60 tra comitati e associazioni di genitori distribuiti su tutto il territorio regionale, con una presenza più numerosa nell’area metropolitana di Bari, e di cui fanno parte genitori di vari ceti sociali e professioni, tra cui non mancano docenti e giuristi. Mamme e papà che, come cittadini, credono nel possibile futuro di una città e di una regione che amano, al punto da decidere di crescere qui i loro figli, convinti che tutto si possa migliorare purché lo si faccia insieme, parallelamente, fianco a fianco.

“Il presidente Emiliano – dice convinta ma allo stesso tempo amareggiata Terry Marinuzzi, portavoce del coordinamento genitori pugliesi – ha sottovalutato i genitori di questa regione. E ha sottovalutato l’amore delle famiglie verso la Puglia. Quello che chiediamo è di non perdere l’occasione più grande che ci offre la pandemia: aggiustare un po’ di cose, quindi riorganizzare i trasporti, ristrutturare gli edifici scolastici e ammodernare strutture tecnologiche e informatiche di ogni scuola. Il fatto che i ragazzi fossero stipati come sardine nei bus, pochi di numero, era già evidente prima del covid, per cui vanno integrate. E nello stesso tempo chiediamo che venga rispettato il patto sottoscritto da noi genitori con le scuole. Deve essere chiaro a tutti che non iscriviamo i nostri figli a scuola per mantenere i posti pubblici agli insegnanti. La legge dice che la scuola e l’istruzione sono un diritto e questo pretendiamo”.

I genitori baresi e pugliesi, come è evidente, sono delusi e arrabbiati. Sono stanchi di veder rinviata l’apertura delle scuole con lezioni in presenza per tutti al 100%, ordinanza dopo ordinanza “così facendo si perde solo tempo”, aggiunge Marinuzzi. A maggio, ricorda, come coordinamento hanno presentato “un manifesto in 10 punti contenente proposte di carattere organizzativo, fondate su frontiere della nuova didattica soprattutto per i bambini della scuola dell’infanzia, primaria e scuola media. Non solo nessuna di queste proposte è stata accettata né adottata ma nemmeno escussa”. A giugno hanno inviato alla Regione “la richiesta di un tavolo di confronto sulla questione scuola compresa la governance dei territori e per richiedere una ridefinizione dell’offerta scolastica e per risolvere il problema del caos che si crea all’entrata e all’uscita delle scuole negli orari di punta. La questione non è limitata solo ai trasporti, c’è pure quella di scuole e classi sovraffollate, spesso fuori legge con alunni in sovrannumero. Con un lavoro di monitoraggio fatto da noi genitori – continua la portavoce del gruppo dei genitori pugliesi – abbiamo messo in evidenza la necessità e la possibilità di ristrutturare edifici già presenti e vuoti, tutte ex scuole, per snellire proprio quegli istituti più affollati spostando delle sezioni in questi plessi”. E a settembre, prima dell’avvio dell’anno scolastico hanno chiesto, sempre alla Regione Puglia, “di riconoscere l’educazione parentale, come previsto per legge, ovvero la possibilità di sopperire alla didattica a distanza con la possibilità di permettere a un genitore o ad un educatore a pagamento di tenere lezioni in casa, per i minori sino a 16 anni frequentanti la scuola dell’obbligo, e riunire in queste lezioni più di un figlio piuttosto che cugini e garantire un minimo di socializzazione”.

Ma i genitori pugliesi, baresi compresi, puntano il dito pure contro quegli insegnanti che “vogliono sia loro riconosciuto il diritto allo smart working al pari di altri dipendenti pubblici ed accade – prosegue con sicurezza Marinuzzi de “La scuola che vogliamo – Scuole diffuse in Puglia” – in ogni ordine e grado. L’altro problema riguarda il fatto che abbiamo la stessa rete di trasporti e infrastrutture scolastiche e tecnologiche di decenni addietro. Da aggiungere che ad inizio d’anno scolastico il Governo aveva assicurato che tutte le scuole del primo ciclo non sarebbero andate inDad perché i dati dell’Oms facevano emergere che i bambini avevano avuto delle ripercussioni negative e serie con la didattica a distanza. Nella definizione delle fasce si era quindi detto che anche in zona rossa si sarebbero garantite le lezioni in presenza sino alla prima media e con l’arancione sino alla terza media, mentre con la zona gialla è prevista l’apertura anche delle scuole superiori. Ed è sulla base di questo impegno che le scuole hanno prodotto il cosiddetto patto di Corresponsabilità che ciascun genitore ha sottoscritto. E’ un momento difficile per tutti. Fare l’insegnante è come fare il medico, per cui chi è docente dovrebbe essere più ligio nel suo impegno lavorativo, tra l’altro pubblico”.

In tale documento era specificato che pure in caso di quarantena, fiduciaria o obbligatoria, sarebbe stata garantita la didattica digitale integrata (ddi) al minore. “Come dice la parola stessa ‘integrata’ non si intende a distanza, la ddi prevede l’integrazione di lezione in presenza con quella digitale non a distanza, non la dad. Quindi anche nei casi più complessi e sanitari – tiene a spiegare la mamma – i minori possono e devono avere una parte dell’insegnamento digitale e ciò significa a mezzo informatico. Accade invece che nei casi di quarantena, ovvero casi sanitari, per salvaguardare il diritto all’istruzione i bambini debbano collegarsi a distanza. La ddi è sicuramente più impegnativa, ma con la dad non può rimetterci lo studente. L’accordo non doveva essere cambiato in corso d’opera come è di fatto avvenuto. Se c’è il problema di dover contenere il contagio istituiscano la zona rossa e garantiscano lezioni in presenza sino alla prima media e per tutti gli altri la dad. Capiamo le difficoltà dei professori, però l’organizzazione scolastica, per affrontare l’emergenza pandemia e ridurre i contagi, non può durare in eterno. Sono già trascorsi 10 mesi. L’Italia è l’unico Paese dell’area europea che non ha rispettato l’intesa del tavolo dell’Oms del 31 agosto 2020 dedicato alla riapertura in sicurezza di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Da noi si continua a mantenere il lockdown dopo la decisione presa da più di 50 Paesi del mondo in quella riunione presieduta dal ministro italiano della Salute, Roberto Speranza. L’Italia dichiara alla stampa internazionale di tenere aperte le scuole ma di fatto, nei singoli territori i presidenti di Regione e i sindaci negano il diritto all’istruzione”. Ed è in merito a questo che qualcuno pensa di ricorrere al Tar.

Mentre la lettera al presidente Mattarella e al presidente del Parlamento europeo, Sassoli, la stanno preparando i rappresentanti del coordinamento democratico di genitori attivi. “Non ci stiamo al ‘balletto’ anche tra Governo e Regioni. Il 31 agosto hanno preso un impegno con l’Europa e il mondo dicendo ufficialmente che le scuole in Italia sono aperte ma di fatto sappiamo che localmente cambia da regione a regione, da comune a comune e da scuola a scuola. E’ vero che è rischioso far andare a lezione nelle scuole i nostri figli, tutti rischiamo in vari momenti della giornata. Basta limitare al massimo il rischio. Le statistiche dicono che nelle scuole il numero di contagi, in Italia, è pari a circa il 3,8% mentre quelli intrafamiliari è dell’80%”.

Insomma, non si tratta del semplice sfogo di un rappresentante di genitori ma è la realtà vissuta da quella parte di cittadini che subisce una evidente disorganizzazione a più livelli e nella quale a rimetterci sono minori che dovremmo tutelare sempre. Ricordiamo, come diceva Vittorio De Sica nel film “I bambini ci guardano”, che tutti gli errori, i rinvii così come le situazioni di indecisione e confusione degli adulti li vivono i bambini più vulnerabili sulla propria pelle.

Anna Caiati

Promo