Il Covid e la Finanza


In pochi ricordano che prima del covid la situazione economica italiana e mondiale era al disastro: ormai da due lustri le quotazioni delle azioni ed obbligazioni pubbliche e private dipendevano dalle “attenzioni” delle Banche centrali; senza di queste la crisi chiamata “Lehman” avrebbe continuato la sua opera distruttrice che altro non era che la correzione al ribasso di corsi mobiliari che da due decenni erano saliti per la improvvida “esuberanza irrazionale” diffusa tra gli operatori del settore. Questo accadeva per la enorme differenza tra economia reale e economia finanziaria: se la seconda era di molto cresciuta era necessario che crescesse anche la prima; e se questo non era accaduto la seconda doveva ridimensionarsi. La pandemia ha fortemente aggravato la situazione perché ha colpito direttamente l’economia reale la cui rettifica è stata di gran lunga maggiore di quella subita dal credito e dalla finanza che invece sono state assistite dalle banche centrali; le quali non hanno capito che perpetuare una malattia -quella della ipertrofia finanziaria- fino a abituarsene, non significa curarla ma significa cronicizzarla.
Che la pandemia sia stata studiata a tavolino o che sia un caso strano, il risultato non cambia: essa colpirà la finanza e il sistema del credito occidentale in maniera mortale. Infatti adesso le burocrazie istituzionali e finanziarie si accorgono che si sta preparando una vera esplosione di crediti inesigibili che imporrà una nuova capitalizzazione delle banche che nessuno intende fare semplicemente perché nessuno si fida di un sistema che non produce reddito se non finanziario e cioè “virtuale”.
A ben vedere questa debolezza dell’Occidente iniziò ad aggravarsi in maniera significativa quando per favorire la propria crescita economica all’occidentale, i cinesi hanno pensato di aiutare le proprie esportazioni in modo da poter vendere le proprie merci a prezzi ancor più bassi dei propri già bassissimi costi. Il conseguente indebolimento della manifattura occidentale a favore di quelle orientali ha poi avuto il colpo di grazia (quasi fosse voluto!) dalle chiusure del covid. La riduzione del Pil che le statistiche ci consegnano non rappresenta fedelmente questo fenomeno perché nel Pil che leggiamo sui giornali è inclusa la sfera pubblica che non ha subito rettifiche e che è alimentata dagli esborsi delle Banche Centrali. Che così divengono vitali perché la riduzione del reddito dei “pagatori di tasse” è talmente grande che i “percettori di tasse” devono per forza accettare i danari creati dalle Banche Centrali. Se no c’è solo il fallimento!
Le banche potranno salvarsi in tanti modi ma la mentalità dominante delle nostre burocrazie porterà a statalizzarle in modo diretto o indiretto, riproducendo in Occidente il modello cinese. Circostanza che mette al sicuro, almeno in parte, anche i conti pubblici in quanto le giacenze liquide presenti nelle banche vanno in quella maniera nella disponibilità degli stati senza procedere alle necessarie patrimoniali espropriative.
Quindi la cronicizzazione di queste erogazioni delle banche centrali aggiunta alla statalizzazione di gran parte del sistema del credito sta per produrre una nuova forma di sovranismo, quello continentale che evidentemente è tanto desiderato dai potenti di oggi. Sovranismo che però sostituisce ai confronti tra nazioni del secolo scorso, confronti tra continenti che per noi non può essere che fonte di terrore. Sovranismo continentale che è reso possibile dal massivo utilizzo delle nuove tecnologie che permettono un controllo puntuale di ogni persona in ogni momento della sua vita..per esempio tramite la sostituzione della moneta fisica con quella virtuale. Dopo le plastiche, l’amianto, il surriscaldamento globale, i fitofarmaci, la tecnologia ci delizia anche della peggiore dittatura di sempre!!.  
È l’inizio di una nuova era.
Forse, diciamo noi, sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano!

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