Bariseranews.it – Oltre la notizia

Saldi invernali, Confesercenti Bari: «Affluenza bassissima. Situazione drammatica»

388 Visite

I saldi invernali di inizio anno, partiti in Puglia ieri 7 gennaio, non decollano. Casi Covid che continuano a salire, paura del contagio, tasche dei baresi sempre più vuote a causa della crisi economica, concorrenza spietata dell’e-commerce: è lunga la serie delle concause che sta determinando una quota vendite ai minimi storici. A fare un primo, indicativo, bilancio è Confesercenti Bari città metropolitana, che – a 48 ore dall’avvio dei super sconti di gennaio – ha ascoltato cento commercianti del settore moda di Bari e provincia.

«Stando alle primissime impressioni raccolte, appare del tutto evidente che questi saldi non sono cominciati per nulla bene – si legge nel documento diffuso al termine del sondaggio. L’affluenza è stata molto bassa nella stragrande maggioranza dei comuni in quanto il passeggio è molto ridotto: in tal senso, hanno contribuito negativamente sia il maltempo di queste prime due giornate, sia il fatto che l’inizio dei saldi non è coinciso con il weekend».

Per un bilancio definitivo, dunque, è ancora presto; vale la pena attendere fino al 28 febbraio (data di chiusura dei saldi) per tirare le somme. «L’impressione, tuttavia, è che i ricavi possano essere meno del 50% rispetto all’anno passato», sottolineano dall’associazione di categoria.

I termini in cui è posta la premessa, però, non fanno ben sperare: «Nei clienti – si precisa nel documento di Confesercenti – viene ravvisato un clima di incertezza generale dovuto a diversi fattori. In primo luogo, manca la voglia di passeggiare per piacere a causa della situazione sanitaria e inoltre c’è una evidente debolezza finanziaria che non incoraggia gli acquisti che – ove effettuati – sono mirati esclusivamente al necessario (borse, capospalla, maglieria). Nei negozi c’è di conseguenza poco movimento e gli esercenti meglio organizzati stanno cercando di compensare con le vendite online».

Quanto alla scontistica applicata, i prodotti continuativi vengono venduti con un ribasso massimo del 20%, mentre per gli altri capi si va da percentuali che partono da un minimo del 30 ad un massimo del 50%.

«È stato sottolineato dagli esercenti come la chiusura nei giorni prefestivi (vigilia di Natale e vigilia capodanno) sia stata deleteria specificando che le perdite subite sono parificabili a quelle di un intero mese lavorativo», specifica Confesercenti, che parla di «quadro generale davvero drammatico».

Conseguenza diretta di questa crisi nera è il grave pericolo che corrono centinaia di posti di lavoro. «Per il momento, i titolari delle attività commerciali tentano di andare avanti anche grazie ai sussidi per i dipendenti; ma, se le cose dovessero continuare così, il pericolo è che si possa andare incontro a licenziamenti di massa – conferma Confesercenti. Per non parlare delle difficoltà con il pagamento dei canoni di locazione e tutti i costi di gestione. D’altra parte, il problema più grave si verificherà quando la crisi sarà avvertita in maniera importante, per un inevitabile effetto domino, dalla filiera produttiva: i negozianti all’ingrosso, infatti, temono che se non dovessero aumentare le vendite riusciranno ancora per poco a rifornire i negozi con la nuova merce. E, se la situazione non dovesse migliorare, non si possono escludere chiusure nel giro di un paio di mesi.

«L’auspicio – conclude Raffaella Altamura, presidente di Confesercenti Bari – è che la tendenza, complice la nuova ordinanza del ministero della salute che collocherà la Puglia in zona Gialla, si possa invertire e l’asticella possa iniziare a salire. Se ciò dovesse accadere non basterà a coprire le gravi perdite che il settore moda ha subito dal mese di febbraio 2020 sino ad oggi. Vediamo ancora lontano il momento in cui si potrà parlare realmente di ripartenza soprattutto se non si inizia a pianificare a livello di governo centrale e regionale un concreto piano di intervento a sostegno dell’intero comparto. È urgente un piano di sviluppo specifico per commercio, artigianato e servizi da inserire nei progetti del Recovery fund, un piano di co-finanziamento a fondo perduto di almeno il 50% specifico per negozi, alberghi, bar, ristoranti, artigiani, ambulanti, ecc. e progetti specifici per la rinascita delle città d’arte della Regione oggi ancora più desertificate a causa della mancanza turismo».

Nei giorni scorsi era intervenuta sul tema anche Carla Palone, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Bari: «In questo momento, più che mai, i commercianti baresi hanno bisogno dell’aiuto di tutti noi e i saldi sono una grande occasione per dare il nostro contributo all’economia della città, in una stagione particolarmente difficile. Un acquisto, anche minimo, è un segnale importante da dare a chi sta affrontando enormi sacrifici».

Promo