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Già tre donne hanno suonato la “lucky bell” nell’Oncologia del San Paolo

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Ha già suonato tre volte la campana nel corridoio dell’Oncologia dell’Ospedale San Paolo. Donata il 28 dicembre da Roberto e Nicla Befo, due appassionati di moto, Harley Davidson in particolare, e sposi nel giorno della Vigilia di Natale che hanno pensato ad un dono ricco di simboli per quella che è diventata una seconda famiglia.

Tre donne, tutte affette da tumore alle mammelle, hanno potuto suonare per annunciare la fine della chemioterapia. Il primo rintocco, un po’ stentato e timido all’inizio, è diventato subito dopo liberatorio e ricco di gioia, proprio come pensato dai due benefattori che hanno voluto portare a Bari l’usanza americana di tutti i malati che hanno raggiunto un percorso attraverso il quale è stato possibile superare un momento difficile come quello di un tumore.

Montata il giorno dopo la donazione, accanto all’infermeria del reparto Oncologico, la “lucky bell” (o “guardian bell”) portafortuna legata ad un leggenda cara agli appassionati della Harley, è stata suonata per la prima volta nel pomeriggio del 4 gennaio 2021 da una donna di circa cinquant’anni di Manduria. Il 7 gennaio, altre due scampanate gioiose da parte di una donna di Altamura e dopo due ore circa da una di Bari, si sono udite in tutto l’Ospedale.

“Nessuno si aspettava che fosse suonata così presto – racconta a Bariseranews la dottoressa Mariella Tambone psico-oncologa dell’Oncologia dell’Ospedale San Paolo – E’ stata una emozione per tutti, non solo per chi l’ha suonata, una delle nostre pazienti, ma pure per noi che seguiamo tutti i malati di tumore nel loro percorso”.

L’evento è giunto inaspettato perché i pazienti, anche se sono informati del giorno in cui effettueranno l’ultima chemio (il programma della terapia è fissato in anticipo, ndr) non sanno se non dopo una visita medica che quella effettivamente sarà l’ultima. “La signora era molto agitata quel giorno, come accade prima di ogni visita medica – riferisce la dottoressa – La tensione maggiore è poi vissuta proprio per l’ultima chemio. Attendono la notizia ufficiale dal professor Nicola Marzano, oncologo e direttore responsabile del reparto. Dopo la visita e l’ultima chemio è stata felice ed onorata di essere la prima guarita a suonare la campana anche perché conosce personalmente Roberto”.

I due, entrambi affetti da un tumore seppur diverso, si sono conosciuti durante l’attività espressiva mentre si sottopongono alla chemio. E’ qui che Roberto Befo ha annunciato prima la data del suo matrimonio e poi la sua idea di regalare una “lucky bell”. Un momento di condivisione importante. La signora, ai presenti al breve evento ma intenso di emozioni, ha confidato che quando Roberto ha condiviso il suo desiderio con altri pazienti, ha pensato che avrebbe terminato il suo percorso di cura i primi del nuovo anno. Un pensiero che ha tenuto per sé sino al 4 gennaio poiché, come tutti coloro che lo vivono, temono che il giorno della fine della terapia possa essere rinviato a chissà quale altra data. Mai avrebbe immaginato di essere lei la prima in assoluto a far risuonare la campana.

Nel momento del rintocco, dal primo all’ultimo, non c’è solo un suono. C’è la gioia di condividere una notizia positiva, la fine di una cura e di una malattia devastante, la volontà di ‘gridarlo’ al mondo intero e di condividerlo per un augurio allargato o comunque a quello che è diventato un gruppo unito, una rete di amicizia se non una seconda famiglia.

“Con la terapia psicologica individuale e familiare, insieme alla attività espressiva, abbiamo come obiettivo – chiarisce la dottoressa Tambone – quello di far interagire i vari partecipanti, far emergere le loro emozioni per conoscersi e condividere tra loro pensieri, impressioni, apprensioni, preoccupazioni e tutto quello che desiderano. Nel percorso terapeutico il lavoro è talmente intenso che non sempre i pazienti riescono a far emergere tutto. Per questo l’interazione dei pazienti è importante. Serve a creare nuove amicizie e reti anche al di là del percorso ospedaliero. In un particolare e difficile momento della vita in questo gruppo che si crea si sentono compresi da persone che hanno sofferto in ugual modo. Noi puntiamo a mettere i pazienti in contatto tra di loro, perché sappiamo che con la terapia psicologica possiamo arrivare sino a un certo punto, il resto può farlo solo la rete. Il gruppo consente di trasmettersi a vicenda momenti di solidarietà, comprensione, comunicazioni tra loro che con noi medici e sanitari non riusciremo mai a dare per quanto ci sforziamo di essere umani e a loro vicini”.

Le prime tre donne che hanno potuto suonare la “lucky bell” ora dovranno essere ligie nei controlli. “Le terapie dimostrano di funzionare sempre di più, sono sempre più mirate con meno effetti collaterali ed è questa la grande speranza che tutti dobbiamo coltivare”, conclude la dottoressa Tambone, ma è importante continuare a far prevenzione. Il suono della campana, tre volte in una settimana, e a pochi giorni dalla sua donazione, è un augurio per tutti: che possa continuare a suonare sempre più spesso.

Anna Caiati

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