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Il nuovo porto turistico tra attese e preoccupazioni: “Settore nautico da valorizzare”

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Implementare l’area del porto per dare nuova linfa al settore turistico e con un occhio attento sul piano organizzativo, pandemia permettendo. Bari è in fermento per la realizzazione del porto turistico, diverso da quello che attualmente (o meglio, fino a poco fa) consente alle navi da crociera ed ai traghetti di attraccare, consentendo cosi l’approdo di tanti turisti stranieri nel capoluogo pugliese. Per poi dirigersi, in qualche caso, anche nelle meravigliose località limitrofe che il nostro territorio offre. Un progetto ad ampia portata: dovrebbe sorgere presso il molo S.Cataldo, consentendo l’arrivo anche di barche con lunghezza superiore ai 12 metri (e quindi di yacht di grandi dimensioni) e per un totale di 261 posti disponibili. L’ideale o quantomeno un importante inizio, almeno nelle intenzioni generali, per favorire l’economia del mare. Un potenziale tutto da sfruttare ed esplorare.

LA STORIA. Le priorità negli ultimi tempi sono state di emergenza sanitaria, ma questa questione presto o tardi andrà risolta. Dopo anni di progetti e pourparler, la sensazione è quella di poter essere finalmente vicini ad un punto di svolta. Le prime, importanti, novità risalgono al febbraio 2020: in quella circostanza il sindaco Decaro aveva incontrato il presidente dell’Autorità Portuale Ugo Patroni Griffi, per condividere un progetto di fattibilità che – tra le varie cose –  include anche una nuova banchina necessaria per l’attracco di tre pattugliatori e dei relativi equipaggi, come da accordi con Capitaneria di Porto e la stessa Autorità Portuale. Di conseguenza, si sarebbe dovuto monitorare anche l’iter procedurale e quindi individuare il soggetto che avrebbe dovuto farsi carico della gestione dell’approdo. Si arriva poi all’agosto scorso: per la riqualificazione del molo arriva la preziosa partnership con Cassa depositi e prestiti. Una garanzia non da poco visto che, oltre a fornire attività di consulenza tecnico-amministrativa per la progettazione, l’esecuzione e lo sviluppo del partenariato tecnico-privato sulle infrastrutture, valuta anche le eventuali richieste di finanziamento per poi fornire il necessario supporto di finanziamento dell’iter. L’intesa tra Cdp e Autorità Portuale è così culminata con la firma di un protocollo d’intesa. In ballo qualcosa come 36 milioni di euro, fondi ministeriali: a tanto ammonta l’investimento. Se da un lato il Comune dovrà metterci del suo per facilitare le procedure sul piano burocratico, dall’altro l’AP si è impegnata ad assumere la funzione di stazione appaltante per progettazione, direzione lavori, misura, contabilità delle opere e collaudo finale. Poi, in un secondo momento, gli interventi potrebbero consentire la riqualificazione di tutta l’area circostante, oltre il porto.

DOMANDA E OFFERTA. Ma qual è il pensiero delle associazioni coinvolte più o meno direttamente nella questione? Francesco Lorusso, dell’associazione ‘A vele spiegate’ è moderatamente ottimista. Il passo in avanti c’è, ma occhio alle richieste che sul piano turistico restano superiori a quel che si può offrire. “Speriamo – commenta – che la clientela prevista possa essere di dimensioni opportune. Al momento, sulla nostra costa pugliese ed anche a Bari, la disponibilità di posti al momento supera l’offerta. Bisogna creare degli interessi di un certo tipo. Chi verrebbe a lasciare qui la sua barca, per fare un esempio? C’è anche la concorrenza di altri paesi che si affacciano sull’Adriatico. Bisogna stare attenti”. Ecco allora il suo suggerimento per rendere maggiormente originale l’attrattiva per il nostro territorio: “Non bisogna giocarsela solo sul piano della bellezza, in alcuni casi i concorenti hanno anche delle isole. Dobbiamo pertanto giocare sulle qualità del nostro territorio, sulla nostra storia e cultura, sulle località situate soprattutto all’interno. Magari chi è più esperto di economia cercherà come sfruttare ancora meglio questo aspetto”. Allo stato attuale, comunque, non ci sono certezze e pensare al futuro non è semplice. ”Se penso al futuro in breve – aggiunge – non riesco a stare troppo tranquillo. Questo settore, per quanto gradevole, bello ed importante, può essere considerato accessorio e dunque subire una contrazione. Con l’Autorità Portuale, al momento, non c’è stato alcun incontro. Non ho idea di come le amministrazioni intendano muoversi ora come ora. Certo, aprire ad un investitore esterno può anche essere una soluzione”.

ASPETTI NEGATIVI. Mantiene invece una linea più scettica Paolo Semeraro. Una figura nota nel mondo della vela, non solo per i suoi trascorsi sportivi. Lui, attualmente, è rimasto in qualche modo nel settore nautico occupandosi di costruzione di barche, accogliendo una nutrita clientela straniera: “Qui a Bari – spiega – il discorso di un porto serio è davvero molto sentito. Sono in questo tipo di settore dal 1989 e nel 1986 usufruii di una legge giovani per cogliere questa opportunità. Ma da allora sono passati 35 anni ed ancora niente (ride, ndr). In Puglia ed in tutta Italia, invece, le iniziative sono state intraprese. Sembra incredibile, ma tant’è. Bari un gigante, almeno dal punto di vista nautico, non lo è mai stato. La nautica non è mai stata vista come una fonte di reddito o benessere per tutta la comunità, ma da alcune amministrazioni è stata piuttosto vista in un altro modo. Magari facendo ‘guerre’ ad altri imprenditori sotto questo punto di vista, favorendo più un turismo di tenda magari. Questo soprattutto a livello regionale. Ma Bari deve vivere di mare, inevitabile che ciò avvenga”. Si passa quindi alla stretta attualità. Il progetto di San Cataldo piace, ma rischia a suo dire di essere fortemente inefficace: “Quello di San Cataldo – sostiene – è un progetto minimal, i posti a disposizione non risolvono certo la situazione. Fare l’ennesimo approdo per gommoni e motoscafini non servirà a nulla. Vanno piuttosto accolte barche da 20, 30, 40 o 50 metri. Con equipaggi in grado di fermarsi tutto l’anno”. E non vanno sottovalutate le ripercussioni economiche, al netto dell’emergenza da Coronavirus. In merito, ecco alcuni esempi pratici che lo coinvolgono molto da vicino: “Ci sarebbe cosi un grande investimento per tutto l’economia. Io stesso, ad esempio, posso dire che l’80% della mia clientela è straniero. La gente, quando viene qua, vuole restarci e serve dare loro un punto d’appoggio. Uno, viene dalla Germania, è particolarmente affezionato. Senza il coronavirus verrebbe qui a farsi il weekend per poi rientrare. Ma bisogna avere visione per questo tipo di cose, altrimenti è inutile. Il futuro è oggi. Spero quantomeno che tutto ciò possa essere un punto di partenza. E poi, la fascia alta di mercato non risente mai di crisi, un po’ come le auto di lusso. Non rubiamo niente a nessuno, ne giovano anche dipendenti e fornitori”. Parola d’ordine, programmare. E prima di tutto bisognerà fare al più presto per accelerare tutta la procedura. La lunga attesa va ora concretizzata.

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