Giustizia e prescrizione, delizia e croce del nostro Paese

Nel processo sulle presunte omissioni sulla sicurezza a carico dell’ex DG Asl Bari, D.C., rischia di finire in prescrizione il conseguente reato di morte come conseguenza di altro reato,  che ha visto quale vittima la psichiatra barese, Paola Labriola, uccisa da un paziente il 4 settembre 2013, con 70 coltellate, nel centro di salute mentale, nel quartiere Libertà di Bari.

Nei confronti dell’ex DG Asl di Bari è stata elevata l’accusa  della morte di Paola Labriola  come conseguenza scaturente  da altro reato, cioe’ dalle presunte omissioni sulla sicurezza.

Ad eccepire, in aula di udienza,  la questione della prescrizione  è stata la difesa dei familiari della vittima, costituiti parte civile, che hanno fatto notare ai Giudici come il reato in questione  dovrebbe prescriversi il 4 marzo 2021, salvo sospensioni. Preso atto, i Giudici hanno calendarizzato le udienze successive in tempi brevissimi ( una udienza a settimana) dal 20 gennaio al 25 febbraio al fine di evitare il proscioglimento per intervenuta prescrizione.

Un tentativo significativo quello operato dai Giudici del Tribunale di Bari che vogliono giungere ad una sentenza – sia essa di condanna o di assoluzione – prima dello scadere di quel tempo utile che il nostro ordinamento mette a disposizione della giustizia per giungere ad una definizione del processo: decorso tale tempo, infatti, scatta la prescrizione. 

Ed è proprio questo un tema molto sentito nel nostro Paese, quello della prescrizione,   poiché un numero rilevante di procedimenti penali si conclude, purtroppo, con la dichiarazione di estinzione del reato per tale causa. Aumentare i tempi della prescrizione  per evitare tale esito,  certamente non  è una soluzione auspicabile se si  pone l’accento da un lato,  sul fondamento garantistico e liberale della prescrizione e dall’altro, sulla necessità di abbreviare i tempi del procedimento penale nel rispetto di quel principio della “ragionevole durata del processo” che trova riconoscimento sia nell’art. 6 CEDU che nell’art. 111 comma 2 della nostra Carta Costituzionale.

Partiamo dal presupposto che la “prescrizione” è quell’istituto  che determina l’estinzione del reato (con sentenza di proscioglimento di rito e non di merito)  a prescindere dall’accertamento della colpevolezza, la cui spiegazione va rinvenuta nel fatto che sarebbe inutile, oltre che inopportuno, esercitare la funzione repressiva dopo che sia decorso un certo arco temporale dalla commissione dell’illecito, essendo venute meno le esigenze di prevenzione generale.

  Ciò vuol significare che la decorrenza di un lasso temporale molto ampio, dovuto alla lentezza della nostra giustizia, non rende solo sterile la funzione punitiva dello Stato ma va, anche, e soprattutto a incidere nei confronti delle parti coinvolte nel processo penale; ossia nei confronti tanto della vittima quale persona offesa -danneggiata dal reato quanto nei confronti dell’imputato. Questo perché la lungaggine processuale vede due esigenze contrapposte: quello della persona offesa-danneggiata dal reato a vedersi riconosciuta – in un arco temporale “ragionevole” –  sia una giustizia criminale che una giustizia risarcitoria; e quello dell’imputato, quale autore del reato, a vedersi riconosciuto e attuato quell’importante principio del  “giusto processo” nonchédella “ragionevole durata del processo”.

La prescrizione del reato, purtroppo, rappresenta un serio problema del processo penale. E’unvulnusalla giustiziadel nostro paese.  Un problema che non si può e non si deve sottovalutare, perché dietro alle  migliaia di procedimenti penali che ogni anno si estinguono per intervenuta prescrizione,  ci sono   delle persone: ci sono, come già detto,  gli imputati e le vittime, che  sono le più danneggiate da questi meccanismi.

Ed è proprio per questa situazione, per questa giustizia lumaca che, haimè,  caratterizza  la nostra Italia, che  l’Europa  ha deciso di vincolare  la disponibilità di una parte dei fondi destinati a quest’ultima dal Recovery Found  al  loro utilizzo per velocizzare i processi  proprio perché , la lentezza della nostra giustizia penale non  comporta solo una tardiva riparazione per le vittime del reato  e un intervento non sempre in grado di rieducare il condannato ma, comporta, anche, effetti economicamente negativi per lo Stato e una scarsa credibilità del nostro Paese agli occhi degli operatori economici esteri.

Pertanto ritengo di concludere con un concetto molto chiaro e coinciso:  << una giustizia non rapida altro non è che l’espressione di una “ società incivile” >> .  

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