Né i saldi né la lotteria degli scontrini faranno riprendere il commercio, lo dice Saponaro di Federmoda

I saldi sono stati avviati 20 giorni fa ma la ripresa del commercio non c’è. Nemmeno in minima percentuale come si sperava. La crisi economica per la pandemia da covid, insieme con la confusione delle zone gialle, arancioni e rosse, non invita a comprare in alcun settore ed in particolare nell’abbigliamento. Bari città storica dedita al commercio sta soffrendo e non poco. Se sino a qualche anno fa, chi era rimasto improvvisamente senza lavoro per altro settore in crisi, poteva sperare di poter essere assunto o, per i più fortunati, di investire nell’apertura di un’attività commerciale ora non ha più nemmeno queste possibilità. La disoccupazione anche in questo settore è fortemente in crescita.

“Su Bari registriamo una perdita del 30% nelle vendite con saldi – riferisce a Bariseranews Carlo Saponaro presidente Federmoda Confcommercio – Nei primi giorni è stata evidente la diminuzione rispetto agli anni passati e in queste settimane il calo è sicuramente salito notevolmente”. E proprio a seguito del calo sono sempre più numerosi i commercianti che, domenica scorsa, hanno deciso di restare chiusi. “Siamo in zona arancione e questo ci consentirebbe di restare aperti ma se la prima domenica siamo stati tutti aperti, già nella seconda siamo stati la metà e ieri eravamo pochissimi ad aver alzato le saracinesche. La crisi riguarda tutti i settori. E’ una catena di cui risentiamo pure noi”.

Se in un primo momento i commercianti pugliesi erano praticamente tutti d’accordo a far slittare l’avvio dei saldi invernali dal 6 al 30 gennaio, come fatto per quelli estivi che da luglio sono partiti ad agosto, c’è stato poi un cambio di programma. “Volevamo rinviare i saldi a fine mese per dare marginalità alle aziende, visto però l’andamento delle vendite di novembre prima e delle feste natalizie poi, si è deciso di iniziare il 6 gennaio. Come Federmoda – asserisce Saponaro – abbiamo capito che questa volta non era il caso di posticipare. La flessione si sente e non sappiamo dove andremo a finire vista la mancanza di certezze. Per noi commerciati il periodo dei saldi è un evento importantissimo, muoviamo l’economia e regolarizziamo i bilanci di un intero anno del sistema economico”.

E’ un periodo triste in quella che, storicamente, è considerata una città commerciale. Sono sempre di più le saracinesche che restano abbassate e che non si rialzeranno almeno sino a che questa crisi non passerà o ci saranno migliori garanzie. “Bari è reputata centro commerciale per antonomasia a cui si sono ispirati tutti i centri commerciali, che sono città virtuali ispirate a città come la nostra – aggiunge il presidente di Federmoda – C’è comunque una nota positiva in questo caos di zone colorate e orari di apertura e chiusura. L’e-commerce in questo momento non rappresenta per noi un problema”. I baresi dimostrano di preferire l’approccio personale, oltre che la necessità di misurare un capo e valutare al tatto la qualità dello stesso. Si rivolge al commerciante del territorio perché insieme con la fiducia verso il negoziante del vicinato, che consiglia e garantisce qualità merceologica, “può contare sulla sicurezza sanitaria visto che igienizziamo i locali, i capi in vendita e il nostro personale è dotato di mascherina e si igienizza le mani, ma soprattutto i nostri negozi non sono mai affollati. Sta cambiando la psicologia della vendita. Con le restrizioni per la pandemia siamo tornati ad avere un rapporto personale con la clientela”.

Tra le vie più commerciali della città quella più in sofferenza è sicuramente via Manzoni, in crisi da anni ormai, “dove c’è stato un calo vertiginoso – aggiunge Saponaro – ma anche nella stessa via Sparano c’è crisi. Qui la gente circola e a volte si formano assembramenti, ma non favoriscono il commercio, anzi in questo periodo lo hanno penalizzato. Sebbene non ci sia ancora un censimento della Camera di Commercio, credo che circa il 25% delle attività commerciali sia stato chiuso nel 2020 qui nel capoluogo pugliese”.

Proprio stamattina, in un incontro tenutosi on line, dopo la discussione in Montecitorio della situazione, tra Carlo Sangalli, presidente di Confindustria nazionale, e i rappresentanti regionali fra i quali Saponaro per la Puglia, sono state ribadite le soluzioni possibili tra le quali: evitare di tornare in zona rossa, ricevere i ristori ma soprattutto adottare “tutte quelle azioni possibili per aumentare in consumi che non devono essere supportate dai commercianti con altri costi e peripezie burocratiche – dice convinto Saponaro – Riguardo alle tasse, mentre nel primo lockdown le hanno fermate, adesso abbiamo avuto una mini-proroga sulle cartelle di pagamento che stanno per essere notificate. Noi speriamo piuttosto di avere un intervento diretto, visto che le tasse sono comunque previste, per portare liquidità a noi negozianti. Ci auguriamo che siano previsti i condoni”.

Al contrario di quello che i governanti nazionali pensano, l’economia non si riprenderà con il cashback o la lotteria degli scontrini (quest’ultima tra l’altro non più partita il 1° gennaio come annunciato ma ancora da avviare, ndr). Ne sono convinti tutti i negozianti. “E’ una contraddizione perché da un lato l’iniziativa dovrebbe aumentare i consumi e le vendite, dall’altro manca, per via delle restrizioni da covid, la possibilità di alimentare i consumi stessi. Mettono in una grossa difficoltà noi commercianti. Siamo pronti a sostenere questa campagna ma senza ulteriori costi – aggiunge il presidente di Federmoda – La maggioranza dei negozianti baresi è già dotato di registratori di cassa adatti. Il cashback, avviato, prevedendo l’uso della carta di credito con costi di commissione per commercianti e acquirenti, non serve anche perché a sorteggio come lo sarà la lotteria degli scontrini. E’ una iniziativa in cui il vantaggio è solo di chi gestisce le carte di credito ovvero delle banche. Non sarebbe un aiuto alle vendite. Abbiamo bisogno, avendo i registratori di cassa collegati all’Agenzia delle Entrate, che sa perfettamente quanto incassiamo, di ristorare il mancante. Basterebbe premiare chi è stato sempre diligente nel dichiarare i redditi fiscali. E’ sufficiente fare un raffronto tra gli incassi dal 2019 al 2021”.

Per il rappresentante barese di Confcommercio nemmeno l’e-commerce è una alternativa valida, non almeno per i negozianti territoriali in quanto “rappresentano ancora un futuro lontano” o comunque non prossimo visto che in questo momento si stanno classificando. La vendita on line funziona in altri settori come tecnologia e attrezzatura sportiva, per l’abbigliamento “la concorrenza è solo rappresentata dai nostri stessi fornitori che hanno la possibilità di vendere anche con l’e-commerce a livello internazionale e nei quali noi rientriamo come rivenditori locali. L’e-commerce è un concorrente serio a cui bisogna guardare ma non è un problema. Non adesso”.

Intanto però si continua a chiudere e a licenziare. E non è escluso che proprio nelle prossime settimane il livello di disoccupazione nel commercio barese possa aumentare ulteriormente visto che da più parti si sente dire che è in programma “il blocco dei licenziamenti a marzo”.

Insomma bisogna intervenire, presto e subito, o l’economia continuerà a non girare. E non solo a Bari.

Anna Caiati

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