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E’ morto Francesco Cavallari, l’ex re della sanita’ privata pugliese vittima di problemi cardiaci (e della giustizia lenta)

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L’ultimo sogno è rimasto a metà. E’ lì, in via Fanelli. Un rustico in cemento che si difende ancora dalle incursioni dei writer e dall’incuria del tempo. Cemento e acciaio. E’ quello che resta del Centro mediterraneo di oncologia, la grande incompiuta di Francesco Cavallari, conosciuto alle cronache come il Re Mida della sanità privata. Si è spento a Santo Domingo, a 84 anni, nell’isola dove aveva deciso di trascorrere la sua vita dopo il coinvolgimento nel processo Speranza. Lui aveva patteggiato nel 1995 una condanna a 22 mesi di reclusione per associazione mafiosa, falso in bilancio e corruzione. Ma l’intreccio tra affari e politica, risalente agli anni Novanta, non era mai stato provato fino in fondo. Gli stessi imputati, negli anni, erano stati assolti  in via definitiva dalle accuse di associazione mafiosa. Con chi dunque si era associato, Cavallari? Praticamente da solo. Tant’è che il patron delle Case di cura riunite, 4.200 dipendenti, era in attesa della decisione della Cassazione – sarebbe arrivata tra qualche mese – sull’eventuale revisione del processo.  Dopo che la Suprema Corte aveva annullato la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Lecce aveva detto “no” all’istanza di revisione del processo.

Insomma, vittima o carnefice? A Casa de campo, resort di lusso nell’isola caraibica, “Cicci” -questo il soprannome – era riuscito a dimenticare amarezze e delusioni. E a rifarsi una vita, con una compagna dominicana. Gestiva anche una gelateria. Con la scomparsa di Cavallari, l’informatore scientifico che sognava di diventare pilota dell’Aeronautica militare, si chiude comunque un pezzo di storia di questa città su cui riflettere.


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