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Il comitato “Io accolgo” scrive ai prefetti: “Migranti tra i più colpiti dalla crisi, serve vera integrazione”

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Una lettera rivolta ai prefetti pugliesi, per richiedere la convocazione dei Consigli territoriali per l’immigrazione, laddove esistono, e di provvedere a renderli operativi, nei contesti nei quali questa istituzione ancora manca. A firmare la missiva è il comitato “Io accolgo” regionale, formato da numerose associazioni ed onlus della Regione, tra le quali Cgil, Cisl, Lega ambiente e Caritas.

Gli organismi dei quali si chiede la convocazione, istituiti con il Testo unico sull’immigrazione del 1998, sono presenti in tutte le province italiane, e dovrebbero fungere da collegamento tra i migranti e le istituzioni, arrivando ad essere utilizzati dallo Stato come “strumento di rilevazione ed analisi dei bisogni degli immigrati e di promozione delle attività che ne favoriscano l’inclusione nel tessuto sociale, promuovendo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà.”

La richiesta delle realtà associative territoriali di rafforzare il ruolo di queste entità rinviene dall’aspettativa che possano “dare un contributo fondamentale nel tracciare la strada verso una vera integrazione e dare risposte a tante fragilità, per rompere i muri dell’isolamento e della discriminazione.”

Nel testo dell’appello, anche una disamina della situazione attuale in Puglia: “ I cittadini stranieri residenti nella nostra regione sono 140.564. Di recente sono state presentate 11.067 domande di emersione per nuove lavoratrici e lavoratori, ai sensi dell’art. 103 del Dl rilancio Italia. Il tasso di occupazione complessivo è del 61,9%.” Questi individui risultano “maggiormente occupati nei settori dei servizi, dell’assistenza alle persone, dell’agricoltura e dell’edilizia.”

La nota prosegue: “La retribuzione media è di 911 euro, di 353 euro inferiore alla media dei lavoratori pugliesi. Si tratta di persone spesso soggette a lavoro precario, sfruttato, sottopagato.” In molti “vivono in alloggi in affitto, in condizioni igienico-sanitarie insufficienti e di affollamento. Con difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici ed a diritti sociali.”

Gli estensori della missiva, considerando anche il periodo storico particolare che stiamo vivendo, con gli effetti della pandemia sulla nostra società, temono che nel prossimo futuro i migranti “saranno tra coloro che rischiano di subire le conseguenze più drammatiche della crisi che stiamo vivendo”.

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