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Il sogno di una casa si infrange sui paradossi della realtà: benvenuti a Sant’Anna

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“Dovremmo avere tutti una vita vista mare”, recita un noto aforisma. E’ soprattutto questo il sogno che ha spinto tante giovani coppie, spesso aiutate dai genitori, a investire i propri risparmi in una casa a Sant’Anna. Il quartiere, che almeno sulla carta avrebbe dovuto essere tra i più belli e vivibili di Bari, è però diventato un incubo a causa di un mix di mala gestione pubblica e privata. Assieme ad alcuni residenti, fra cui Andrea Maselli, Pino De Marco, Angelo Bellomo e Leo Pellecchia, proviamo a ripercorrere le tappe che hanno portato a questo paradosso.

Il piano particolareggiato della maglia di espansione 22, più nota come Sant’Anna, risale al 2002 e suddivide l’area in tre comparti. Per ogni comparto esiste un consorzio, formato da cooperative edilizie e da privati, che si occupa dell’urbanizzazione.
Allo stato attuale, il comparto 1 (verso Japigia) è praticamente ultimato, il comparto 2 (al centro) è ancora in costruzione e il comparto 3 (verso San Giorgio) è addirittura a zero.

«Fino a una quindicina d’anni fa questa era una terra di nessuno. Il prezzo di acquisto dei terreni era conveniente, in relazione al pregio paesaggistico e allo sviluppo previsto per il quartiere. Quasi tutti abbiamo realizzato le nostre case tramite cooperative, senza nessun tipo di agevolazione. Anzi, abbiamo sborsato molto più di quanto ci spettava». Più avanti ne capiremo il perché.

Tra i problemi comuni all’intero quartiere vi è senza dubbio l’accesso al mare: «Abbiamo una vista meravigliosa dai nostri balconi, la costa a due passi da casa, eppure non riusciamo a raggiungerla perché c’è di mezzo la ferrovia. L’unica possibilità di scavalcare i binari, salvo addentrarci in città, è tramite il ponte di strada Pantaleo; si tratta però di una viabilità stretta e scomoda, peraltro attualmente chiusa per lavori. La ferrovia dunque ci divide dal mare e non possiamo neanche utilizzarla, perché la prevista fermata di Sant’Anna è rimasta uno scheletro».

Per il completamento della fermata, comprensiva di un sottopasso ciclopedonale, nel 2018 è stato annunciato un finanziamento Cipe da 4 milioni di euro. Esiste inoltre il progetto di un sottopasso carrabile, con due rotatorie, che dovrebbe collegare il quartiere al lungomare. Ma le istituzioni non ne parlano più: «Evidentemente hanno rinunciato a queste opere perché qui la linea Fs sarà dismessa. Ci vorranno però almeno 5 anni per realizzare la variante ferroviaria di Bari Sud. Noi nel frattempo continueremo ad essere penalizzati».

Per accedere a Sant’Anna si è obbligati a percorrere le complanari della Ss16, note in quel tratto come luoghi di prostituzione, nonostante sui cartelli Anas sia scritto “Area soggetta a videosorveglianza”. Un pessimo biglietto da visita per il quartiere, con il benestare delle istituzioni e delle forze dell’ordine che a quanto pare non se ne curano.

La situazione più assurda, tuttavia, la si scopre attraversando il quartiere nella sua intera lunghezza. Se il comparto 1 si presenta con strade asfaltate, parcheggi, lampioni, alberi, una pista ciclabile e persino un playground, il comparto 2 è il vuoto e la desolazione più totale. Lo stacco è netto, come passare dal paradiso all’inferno in un soffio.

Le strade del comparto 2 sono sterrate, piene di buche e prive di illuminazione. La mancanza dell’asfalto crea dei dislivelli tali che i marciapiedi sono impraticabili per i portatori di handicap. I tombini sporgono oltremodo e spesso si trovano a quote sbagliate che nemmeno l’asfalto riuscirebbe a pareggiare. Il rischio di farsi male o danneggiare il proprio veicolo è altissimo, e quando piove tutto si trasforma in una distesa di fango e pozzanghere. Dove invece non passano le auto, la vegetazione spontanea sta ormai coprendo tutto.

«Le nostre case sono sempre piene di polvere e abbiamo infestazioni di zanzare, topi, blatte. Per chi ha bambini, è frustrante vietare loro di stare sui balconi o di giocare nei cortili condominiali. Queste strade sono praticamente irraggiungibili per i mezzi di soccorso e il buio agevola i ladri. Non abbiamo neanche i cassonetti: per gettare i nostri rifiuti dobbiamo camminare o prendere l’auto fino al comparto 1. Il Comune ci ha accordato un piccolo sconto sulla Tari, ma non basta a compensare tutti i disagi che patiamo».

Come si è arrivati ad abitare in un contesto così assurdo? Chiaramente non per scelta.

«La costituzione dei consorzi per realizzare le opere di urbanizzazione (strade, sottoservizi, aree verdi, ecc.) ha già creato dei problemi, perché l’esistenza stessa dei consorzi implica costi notevoli a carico dei residenti, nonché soci.
Qui nel comparto 2 la gestione del consorzio è stata parecchio negligente, il che ha impedito di ultimare le opere di urbanizzazione. Ma c’è dell’altro: per consentire di realizzare queste opere abbiamo ceduto al Comune il 40% dei nostri suoli, per un valore di 8 milioni di euro, senza essere risarciti come invece prevedono gli espropri. Pazzesco! Non solo noi residenti avanziamo una tale somma, ma dobbiamo pure anticipare economicamente le opere su suoli comunali. E questo l’hanno messo nero su bianco in una convenzione firmata con i presidenti dei tre comparti, chiaramente sbilanciata a favore dell’Amministrazione».

Perché il consorzio del comparto 2 non ha ancora terminato le opere di urbanizzazione? «Il consorzio fino a poco tempo fa è stato gestito in maniera deplorevole. Ci sono soci che non versano gli oneri finché non si edifica sui loro suoli, e così facendo creano dei grossi scompensi finanziari, mentre noi siamo stati sempre adempienti. E cosa ha fatto la vecchia dirigenza del consorzio? Ha iniziato a realizzare le strade e i sottoservizi nell’intero comparto, anche dove non servivano perché non si stava costruendo. A un certo punto ovviamente sono finiti i soldi e si è fermato tutto. Risultato? Noi che abbiamo edificato le nostre palazzine e ci siamo trasferiti qui, ci ritroviamo una viabilità indegna.
E’ una cosa inammissibile. La legge prevede che le opere di urbanizzazione siano realizzate per chi versa gli oneri. I nostri soldi invece sono stati spesi anche a vantaggio dei morosi, senza poi riuscire a completare nessuna strada del comparto. Di recente abbiamo cambiato i vertici del consorzio per avere una gestione più corretta, e ora finalmente stiamo iniziando a riscuotere gli oneri arretrati».

I residenti del comparto 2, che avanzano 8 milioni dal Comune per i suoli ceduti, hanno chiesto allora di attingere a questo credito per ultimare le strade: «L’Amministrazione però ci ha detto che le strade non si possono asfaltare, pur essendoci i soldi, perché la fogna bianca è incompleta. In realtà il troncone fognario è già presente in tutti e tre i comparti, manca solo lo sbocco a mare. Hanno parlato addirittura di un fantomatico contratto secondo cui, se le acque piovane dovessero allagare la ferrovia, il Comune dovrebbe pagare 20mila euro al giorno a Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) fino alla risoluzione del problema. A dire il vero la ferrovia è protetta da un muro di cemento piuttosto alto, ci vorrebbe una catastrofe naturale per allagarla».

Nell’ultima campagna elettorale, che ha portato alla sua riconferma, il sindaco Antonio Decaro ha preso dunque in mano la situazione: «Forse voleva dimostrare che il Comune ci sapesse fare meglio dei consorzi, così ha fatto ripartire i lavori per la fogna bianca. Una volta rieletto, tuttavia, per una misteriosa combinazione il cantiere si è fermato. Era giugno del 2019 e mancavano appena 30 metri per terminare i lavori. A tutt’oggi non ci sono stati avanzamenti. Ironia della sorte, è per questo motivo che ora non possiamo accedere al lungomare da strada Pantaleo».

«Quando cerchiamo di far valere i nostri diritti, l’Amministrazione non solo non ci ascolta, ma arriva persino a minacciarci come ha fatto Decaro pubblicamente in un programma televisivo». A conferma di ciò, ci viene mostrato sullo smartphone il video in questione. Le parole del primo cittadino fanno gelare il sangue: “Il dirigente del Comune prima o poi, non essendoci l’abitabilità, farà un’ordinanza con la quale chiederà di far uscire gli inquilini da quegli immobili che non sono abitabili perché non c’è l’asfalto. Quindi quelle persone rischiano di dover uscire dalla casa che hanno acquistato e che stanno pagando con un mutuo”.
«In sostanza, noi risultiamo essere abusivi nelle nostre case e rischiamo lo sfratto. A dir poco allucinante».

Qualcosa però non torna: se la fogna bianca è comune a tutto il quartiere e non è ancora ultimata, perché nel comparto 1 le strade sono belle e sistemate? Perché lì c’è la pubblica illuminazione, ci sono aree verdi e attrezzature sportive, mentre il comparto 2 versa in quello stato pietoso?

Incredibile ma vero, le assurdità non si fermano qui: «A un certo punto, mentre il quartiere prendeva già forma, l’Autorità di bacino ha dichiarato l’area a rischio idrogeologico per la presenza di lama Sant’Anna. La questione è stata inizialmente sottaciuta, o comunque se n’è parlato pochissimo, perché alle cooperative non conveniva scoraggiare gli investitori.
Per risolvere il problema, hanno progettato un’enorme vasca di laminazione che dovrebbe raccogliere le acque della lama in caso di piogge eccezionali. Il bello è che il Comune ha chiesto a noi di finanziarla, con un esborso di quasi 5 milioni di euro, nonostante fossimo già al verde per tutte le spese sostenute. Ci avevano lasciato edificare per anni in una zona a rischio e volevano pure addebitarci il costo della vasca. Un’opera pubblica non solo a difesa di Sant’Anna, tra l’altro, ma anche di tutto quanto c’è a monte e a valle (Ss16, ferrovia, lungomare, ecc.). L’idea di realizzarla a carico nostro era clamorosamente ingiusta. Abbiamo espresso tutto il nostro dissenso a Decaro e alla fine il Comune ha risolto facendosela finanziare dalla Regione».

L’ultimazione della vasca, che è in ritardo sui tempi di consegna, è fondamentale per sbloccare il completamento del comparto 2, l’avvio del comparto 3 e persino la futura maglia 21, prevista al di là della Ss16.
«Se già noi siamo ridotti male, al comparto 3 se la passano pure peggio. Anche loro hanno sborsato un fiume di soldi per mantenere il loro consorzio, ma le case non le hanno nemmeno viste. A chi giova il perdurare di questa situazione? Se le cooperative di quel comparto dovessero fallire, si aprirebbe la strada a speculatori che acquisterebbero i suoli a prezzi stracciati.
Se poi si dovesse decidere addirittura di rivedere il piano particolareggiato del quartiere, potrebbe succedere che laddove oggi sono previste villette si costruiscano dei palazzi, e così via. La situazione nel suo complesso è tremendamente complicata e ognuno ci ha messo del suo per renderla tale. Neanche noi residenti riusciamo a venirne a capo».

Frastornati dai paradossi di Sant’Anna, ci sorge spontanea un’ultima domanda: è valsa davvero la pena di venire ad abitare qui? La risposta è tristemente scontata: «Eravamo carichi di sogni e di aspettative quando prendemmo questa decisione. Ma se avessimo saputo prima di dover spendere così tanti soldi per vivere in queste condizioni, non l’avremmo assolutamente fatto. E chissà quali altri esborsi ci chiederanno ancora per raggiungere un minimo di normalità».

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