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Partorire nell’era del Covid, il racconto di Federica: “Carenza di posti letto, ma personale all’altezza”

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Il Covid ha senza dubbio complicato le nostre vite, rendendo molto più complessi alcuni momenti che prima del virus vivevamo come un’ordinaria parte della quotidianità. 

Uno degli avvenimenti che, di certo, non si svolge più come prima, pur restando uno degli istanti più belli in assoluto, è il parto. Impossibile, infatti, di questi tempi, che ad assistere al lieto evento ci sia il padre del bambino, come improponibili sono diventate le lunghe file di parenti negli ospedali, sia durante l’attesa dell’evento, sia per le tradizionali visite al piccolo appena nato. 

Per cercare di comprendere come si viva oggi questa situazione, condizionata inevitabilmente dalla pandemia, ne abbiamo parlato con Federica, madre di uno splendido bambino, nato all’ospedale “Di Venere” : “Si tratta del secondo figlio. È stato tutto molto diverso, rispetto al primo, nato quattro anni fa, nello stesso nosocomio. Sin dall’accettazione, per il ricovero. Oltre al tampone molecolare, per controllare il mio stato di salute, ho trovato molte differenze rispetto al passato.”  

La giovane continua: “Mi hanno spiegato che la trasformazione dell’ospedale “S. Paolo” in centro Covid ha comportato lo spostamento di molte pazienti verso il polo ospedaliero di Carbonara. Altrimenti, le future mamme avrebbero dovuto partorire lontano da Bari. Questo ha causato una disponibilità di letti molto minore. Mi è andata bene, perché quando sono entrata ci sono state molte dimissioni e non ho avuto problemi. Ma ci sono mamme che finiscono sulle barelle, per mancanza di posti.”

In effetti, il reparto di ginecologia ed ostetricia del nosocomio del Cep è stato a lungo bloccato, nel pieno dell’emergenza, per riprendere la propria attività solo di recente. La penuria di letti non è una particolarità solo del Di Venere, se si pensa che, al Policlinico, vi sono solo 40 posti per le partorienti. In tempi normali, senza pandemia,  la disponibilità sarebbe state doppia.

Il parto cesareo di Federica, comunque, è andato molto bene: “Ho partorito mercoledì e sono stata dimessa due giorni dopo. Ho vissuto tutto molto serenamente, anche grazie alla professionalità dello staff che mi ha seguito, sono stati disponibili e professionali. L’assenza di assembramenti e visite, per una donna, rende tutto più tranquillo. E devo dire che le puericultrici e tutte le altre figure professionali (ostetriche, infermieri ed ausiliari) sono molto brave e competenti, in quel contesto. Mi è dispiaciuto solo per l’assenza obbligata di mio marito e della mia famiglia.”  

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