Bariseranews.it – Oltre la notizia

EMPORIOAMATO_ECOMMERCE_MANCHETTE
zona franca
migorusperfast
PUGLIASERA
LUNGAVITA
logo Turbo Service_bianco 1024-01
BIRRA GARRABB _ nat bionda
fiera
Benn
Benn
Migro
taralloro
gran bontà
Alco
Premio Agorà – TOTEM_85x200_prova2-03
banner-pelati-migro-largo
banner-barisera-3
banner-SAN-NICHOLAUS-vini
banner-SAN-NICHOLAUS-e1599142133882
Banner_qui_conviene

Una pagina di storia: i Carabinieri reali a Bari

584 Visite

Giuseppe Garibaldi, il 14 maggio 1860, dopo lo sbarco di Marsala, nel nome di Vittorio Emanuele, re d’Italia, dichiarò di assumere la dittatura della Sicilia. Nelle città conquistate, fu necessario, con funzioni di polizia, far pervenire i Carabinieri reali, una forza di uomini che andò a costituire un primo reparto, affidato a Francesco Saverio Massiera, maggiore del Corpo dei Carabinieri.

Il generale Garibaldi, avvertì la necessità di dare alla Sicilia, ormai interamente acquisita, una forza di polizia che garantisse l’ordine pubblico e la sicurezza. Di qui la scelta di costituire un corpo militare, con caratteristiche simili a quelle del Corpo dei Carabinieri reali, di cui egli conosceva bene le qualità e soprattutto la loro fedeltà verso le istituzioni.

Sulla base di ciò, il governo piemontese, decise di collaborare direttamente all’organizzazione del Corpo dei Carabinieri siciliani, ma senza assumere, responsabilità o interferenze di carattere politico. Tali direttive vennero espressamente indicate al maggiore Massiera, dal comandante generale dell’Arma Federico Costanzo Lovera.

Verso la fine del mese di ottobre 1860, il governo piemontese mandò in Sicilia un reparto di Carabinieri reali comandato dal colonnello Giovanni Serpi. Questi promosso maggior generale, assunse la carica di comandante generale dei Carabinieri reali in Sicilia. I Carabinieri, ben presto, si distinsero per buon esempio, rettitudine e coraggio, guadagnandosi la stima e la fiducia della popolazione e delle autorità locali. 

A seguito del plebiscito del 21 ottobre 1860, sancita la fusione con il costituendo Regno d’Italia, si ebbe il passaggio della dittatura di Garibaldi alla luogotenenza piemontese, chiamando alla reggenza Luigi Carlo Farini, al quale Cavour, ordinò un semplice smantellamento dell’esercito garibaldino, impedendo che i suoi volontari potessero entrare nel nuovo esercito italiano.

Il 6 novembre 1860, nominato re Vittorio Emanuele II, Carlo Farini, originario di Taranto, assunse la carica di luogotenente generale delle Province napoletane. Il successivo 16 novembre Carlo Farini, con un real decreto, ordinò la formazione di un Reggimento di Carabinieri reali a Napoli. In precedenza, il 6 settembre, il maggiore generale Liborio Romano (da non confondere con l’omonimo ministro dell’Interno del regno delle due Sicilie) era entrato nella città di Bari a capo di due Battaglioni formati da 1.200 volontari e, dopo una lunga trattativa con le autorità locali, il 9 settembre venne proclamato un governo provvisorio.

Con il real decreto del 24 gennaio 1861, si riorganizzava l’Esercito italiano, e il Corpo dei Carabinieri reali, assunse per la denominazione di Arma. La forza necessaria fu reclutata anche tra i volontari pugliesi, campani e lucani. I Carabinieri impegnati nel Meridione, ebbero l’immediato battesimo di sangue nella repressione contro il brigantaggio, una vera piaga sociale. I Carabinieri reali, sempre in prima fila, furono impegnati nelle coraggiose e cruente lotte contro le numerose bande di briganti che scorrazzavano tra i paesi, le masserie, e le macchie del meridione d’Italia: Carmine Crocco, Ninco Nanco in Basilicata e Calabria, mentre in Puglia, contro le bande del sergente Romano, Palmisano, Frattarulo e quella del famigerato Cosimo Mazzeo detto “Pizzichicchio”.

In realtà si trattò di una prima terribile prova di guerra civile, nella quale si scontrarono non solo personaggi provenienti dalla delinquenza comune ed ex soldati borbonici, ma anche dalla povertà e dalla miseria, strumentalizzati da quella aristocrazia terriera meridionale, rimasta fedele ai Borboni. Dall’altra parte, per sfuggire dalla fame, si erano fatti uomini di legge. Nei primi si rinnegava il valore dello Stato, in quanto lo si vedeva come il nemico da abbattere, mentre negl’altri, nei Carabinieri, si rafforzava il senso del rispetto delle leggi e dello Stato. Così, con il trascorrere degl’anni la vecchia Armata Sarda, da Corpo dei Carabinieri reali era diventata Arma, e in seguito, nel 1864 venne riconosciuta con l’appellativo di “Benemerita” dello Stato Italiano.

Per quanto riguarda l’istituzione e la presenza dei Carabinieri reali nella città di Bari si è potuto accertarla già dal 1860, in una Italia non ancora unificata. Il dato storico, è stato possibile riscontrarlo grazie al ritrovamento e alla consultazione di un documento “inedito” custodito presso l’archivio di Stato di Bari. Il prezioso manoscritto, in carta intestata, attesta la presenza del Comando 1a Compagnia del 4° Battaglione Carabinieri Reali “a piedi”, presso il castello svevo.

La gloriosa 9a Legione dei Carabinieri reali di Bari, istituita il 1° luglio 1861,alla fine del 800 verrà intitolata al valoroso e pluridecorato Capitano Chiaffredo Bergia, dopo la sua dipartita avvenuta a Bari il 2 febbraio 1892. La 9a legione resterà ubicata nel castello svevo sino agli ’20 del Novecento.

Stefano De Carolis

banner-MSF-A
banner_barisera_aranea
banner-mode-c

Promo