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Sant’Anna, Decaro: «No fondi pubblici per opere che spettano a privati». Ma i dubbi restano

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Sant’Anna chiama e Decaro risponde. Nella stessa giornata in cui abbiamo raccontato la situazione incredibile del nuovo quartiere, il primo cittadino ha cercato di chiarire il ruolo del Comune nella vicenda. Durante il tradizionale appuntamento del lunedì con “Chiama Decaro”, in onda su Telebari, lo spunto è arrivato dagli interventi di due cittadini via social.
Il primo ha chiesto al sindaco la possibilità di concordare un incontro urgente con una delegazione del quartiere. Il secondo ha lanciato invece un grido d’allarme a nome di quelle famiglie che attendono le proprie case da quindici anni, dopo aver versato decine di migliaia di euro; ha quindi preannunciato una sentenza del tribunale prevista per il 25 febbraio: sotto accusa il Comune per aver trascinato una cooperativa verso il fallimento e le famiglie sul lastrico, non avendo risarcito i privati per la cessione dei suoli destinati alle opere di urbanizzazione.

«La delegazione la posso incontrare quando vogliono, non ho problemi – ha esordito Decaro – I temi sono sempre gli stessi, li posso ribadire. Anzi, posso aggiornare che ho incontrato alcuni imprenditori che fanno parte del consorzio, il cui management è anche cambiato, e mi dicono che per fortuna adesso c’è interesse da parte dei proprietari dei suoli per la realizzazione degli edifici. Man mano che realizzano, devono versare all’interno del fondo del consorzio per realizzare le opere di urbanizzazione».

«Continuo a ripeterlo perché capisco bene che chi abita lì vive in una situazione di difficoltà – ha proseguito il sindaco, analizzando i due post precedentemente letti dalla conduttrice – I temi sollevati sono due.
Il primo è legato alle infrastrutture. Come ho spiegato tante volte, le infrastrutture non sono una competenza del Comune. Quella è una vera e propria lottizzazione, dove anziché esserci un unico costruttore c’è un consorzio. All’interno del consorzio ci sono tanti imprenditori edili e anche delle cooperative. Nel consorzio c’è anche l’Arca (Agenzia regionale per la casa e l’abitare) che partecipa al programma edilizio con gli alloggi popolari, in parte realizzati e in parte da realizzare.
Il Comune più di quello che ha fatto, cercando di anticipare delle risorse al consorzio, non può fare nient’altro – e qui allude ai lavori di completamento della fogna bianca, di cui lui stesso aveva annunciato la ripresa nell’ottobre 2018, grazie a due delibere che anticipavano in totale 600mila euro ai consorzi – Il Comune non può realizzare le strade e la pubblica illuminazione, perché sono competenza di chi fa parte di quel consorzio e di chi ha costruito. Questo è il primo tema».

«Il secondo tema sono le cooperative. Io non ho capito perché si ascrivano delle responsabilità al Comune rispetto alle cooperative. Sono venuto a spiegarlo anche di persona in un’assemblea pubblica, dove ho mostrato delle slide con tutti gli atti originali che erano stati sottoscritti, assieme alle norme nazionali e regionali.
La cooperativa deve realizzare il proprio edificio. Il Comune non è una società immobiliare che acquista dei suoli e li paga per poi tenerseli. Nell’ambito delle lottizzazioni, ci sono i privati che cedono temporaneamente dei suoli al Comune. Il Comune mette a bando il suolo, la cooperativa ne diventa assegnataria, la cooperativa paga il Comune e quindi direttamente il consorzio per quel suolo, e quei soldi servono ad alimentare le attività economiche del consorzio. Non è che il Comune espropria o compra dei suoli per tenerli nella propria disponibilità, ma fa soltanto da tramite. Come accade per tutte le altre lottizzazioni, il Comune fa un bando per assegnare i suoli ceduti dai privati a una cooperativa, e quella cooperativa poi indennizza il proprietario del suolo.
Noi il bando per le cooperative lo abbiamo rifatto anche due volte, abbiamo cercato di agevolare il più possibile. Abbiamo aperto alle altre cooperative, non più a quelle originarie, ma non ha partecipato nessuno. Stiamo chiedendo ai privati di prendere il suolo e costruire edilizia privata non in cooperativa, ma in regime convenzionato con dei prezzi calmierati, ma il privato non vuole prendere quei suoli».

«Come sindaco ho l’obbligo di cercare di convincere i proprietari di quei suoli che devono costruire a versare al consorzio – ha concluso Decaro – ma non posso utilizzare soldi pubblici per indennizzare dei suoli o per realizzare delle opere pubbliche che sono di competenza di chi sta attuando un programma edilizio. Anche se io politicamente volessi dare dei soldi al consorzio per fare le strade, non troverei nessun dirigente disponibile a firmare gli atti con me, perché altrimenti la Corte dei conti ci condannerebbe a pagare il danno erariale».

L’intervento del primo cittadino è però lungi dall’essere chiarificatore, come dimostra la mimica facciale della stessa conduttrice. Già l’utilizzo ricorrente del termine “consorzio” al singolare crea confusione, perché la realtà di Sant’Anna è complessa e non si comprende a quanti, né quali consorzi si riferisca il discorso. Anche l’alternanza di “cooperativa”, “cooperative”, “suolo” e “suoli” rende i concetti ancora più ingarbugliati.
Restano poi diversi interrogativi senza risposta. Ad esempio, perché nel comparto 2 è stato impedito di asfaltare le strade, a differenza del comparto 1? Per quale motivo, nonostante i fondi anticipati dal Comune, i lavori per la fogna bianca si sono bloccati nel giugno 2019 rimanendo a tutt’oggi incompiuti? Se il Comune non ha responsabilità nella crisi delle cooperative, perché è stata intentata una causa potenzialmente già persa? E se una volta terminate le urbanizzazioni il tutto passerà al Comune, perché non si ammette con chiarezza che quei suoli sono di proprietà comunale? Il mistero si infittisce e i dubbi aumentano.
E’ un vero peccato, inoltre, che l’Amministrazione continui a non fornire una tempistica certa per la consegna della vasca di laminazione. Non c’è solo in ballo il rischio idrogeologico, ma anche il blocco dei permessi di costruire nei comparti 2 e 3 e nella futura maglia 21, che potrà risolversi solo con l’ultimazione dell’opera. Certamente non è roba da poco e sarebbe gradita una maggiore trasparenza in merito.

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