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Bari Centrale, il progetto di Fuksas candidato al Recovery Fund: è veramente una scelta giusta?

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A volte ritornano, è il caso di dire. Nella nostra inchiesta su “Costasud”, evidenziando le grandi incertezze che caratterizzano un concorso d’idee a Bari, portavamo l’esempio della Stazione Centrale. Ed ecco che, dopo almeno sette anni di silenzio sull’argomento, è tornato in auge il faraonico progetto del parco soprelevato a copertura dei binari, concepito dall’archistar Massimiliano Fuksas assieme alla moglie Doriana Mandrelli e al catalano Jordi Henrich i Monràs.
Il sindaco Antonio Decaro ha recentemente annunciato la candidatura dell’opera al finanziamento, nell’ambito del piano regionale per il Recovery Fund, come intervento strategico. A fronte di un importo complessivo stimato sui 450 milioni di euro, pare sia stato candidato solo un primo stralcio funzionale da 100 milioni, corrispondente al tratto compreso fra il ponte di corso Cavour e il sottopasso di via Quintino Sella.

Ora, lo scopo primario del Recovery Fund è quello di sostenere la ripresa dei Paesi europei, travolti dagli effetti della pandemia. Candidare il parco costiero sul lungomare sud è stata sicuramente una scelta giusta, perché il rilancio del turismo e dell’economia locale tramite il recupero di una zona degradata è un perfetto sinonimo di ripresa. Ma si può dire lo stesso per “Baricentrale”? In quale misura un’opera del genere può essere associata al concetto di ripresa?

Sul piano urbanistico si prospetta di certo un grande riscatto. Se l’intero progetto venisse realizzato come lo descrive il sindaco, i cittadini recupererebbero infatti 70 ettari di spazio pubblico con un parco lineare lungo 2,2 km, che andrebbe dal ponte di corso Cavour fino al ponte Adriatico. I binari sarebbero coperti da una collina artificiale, attraversabile grazie a sentieri ciclopedonali, con l’intento di ricucire la città attualmente divisa dalla ferrovia.
E già qui sorgono i primi dubbi.

Come potrebbe un corpo massiccio e totalmente estraneo al contesto urbano, quale appunto una collina, attuare una ricucitura? Non lasciamoci affabulare dai render bucolici e pieni di alberi che abbiamo visto finora – caso strano, quasi tutte vedute aeree che non mostrano bene la prospettiva. E’ sacrosanto che Bari incrementi il più possibile le superfici a verde, ma non tramite una forzatura così macroscopica e tra l’altro così onerosa.
La ferrovia rappresenta sì un elemento di cesura per la viabilità (nonostante ci siano sottopassi e sovrappassi), però non inibisce il contatto visivo tra i quartieri divisi. Lo farebbe invece il parco collinare “calato” sui binari, talmente alto che permetterebbe addirittura di vedere il mare, come dichiarato da Fuksas. Per eliminare una barriera se ne creerebbe un’altra, in sostanza.

Se già gli effetti di natura urbanistica sono discutibili, lo sono ancora di più quelli di natura infrastrutturale. Per garantire una determinata pendenza alla collina, l’architetto prevede infatti una semplificazione dei binari in ingresso a Bari Centrale da nord, lasciandone solo quattro.
E’ bene sapere che oggi le Ferrovie dello Stato stanno eseguendo interventi di riassetto e potenziamento tecnologico della stazione, per circa 90 milioni di euro. Sarebbe davvero il caso di vanificare questo investimento, almeno in buona parte, per fare spazio alla collina posticcia? Con la possibilità di ritrovarci un’infrastruttura depotenziata in maniera irreversibile, rispetto sia al traffico ferroviario attuale che a quello futuro? Alla faccia della ripresa, si rischierebbe un effetto boomerang.

Come si farebbe poi a “modellare” la collina al di sopra della stazione, dove i binari sicuramente non si possono ridurre? Avrebbe una pendenza surreale oppure sarebbe squadrata. I render sono tutt’altro che coerenti e realistici, ma quel che conta è che facciano colpo. Basti pensare che in alcune immagini risultano spariti persino edifici storici e vincolati (ad esempio la stazione delle Fal con il relativo viadotto), come se per la smania del verde tutto fosse lecito.

Il progetto prevede inoltre una piastra pedonale soprelevata che colleghi piazza Moro con via Capruzzi. Peccato che siano stati già investiti circa 9 milioni di euro per riqualificare i tre sottopassi di stazione e realizzare il nuovo fabbricato. Anche in questo caso, saremmo davvero disposti a gettare tutto alle ortiche? E che fine farebbe il terminal per i bus extraurbani progettato sull’Estramurale e finanziato?

E’ fin troppo evidente che quando, nel 2013, Fuksas vinse il concorso d’idee “Baricentrale”, non si erano valutate bene le interferenze del suo elaborato con altri progetti già esistenti e approvati da anni. Fu premiata la soluzione a prima vista più affascinante e geniale, perché copriva la ferrovia evitandone il complicato interramento, senza però assicurarsi che il tutto fosse compatibile con il contesto reale.
Di conseguenza, se mai l’opera dovesse essere finanziata e passare alle fasi successive di progettazione, si ridimensionerebbe strada facendo. E anche quei cittadini entusiasti che oggi sui social millantano un Central Park in salsa barese, oppure una nuova Valencia, potrebbero non apprezzarla più alla stessa maniera.
E’ solo una nostra ipotesi pessimistica? No, sta già accadendo e forse in pochi ci hanno fatto caso.

Nel post di Decaro si legge infatti: «abbiamo candidato il progetto redatto da Fuksas, vincitore del concorso di idee del 2013, nel piano della Regione Puglia per il Recovery fund». Ebbene, se vogliamo essere sinceri, il progetto originale interessava una superficie di 78 ettari per una lunghezza di 3 km (si estendeva anche verso sud), mentre il sindaco scrive di «un parco urbano di 70 ettari, lungo 2,2 km». I conti non tornano.
Per scongiurare il timore di un’eventuale speculazione edilizia, Decaro precisa che si tratta di un intervento «senza nuove costruzioni e volumetrie», mentre il progetto di Fuksas era apprezzato dalla giuria anche per «un incremento della densità edilizia attuale equilibrato e ben distribuito tra i vari comparti», come riportano fonti ufficiali del 2013.

Il caso più emblematico è però quello della Caserma Rossani. L’idea di trasformarla in un polo culturale deriva proprio dal quel progetto, che non si limitava al recupero dei cinque edifici esistenti, ma aggiungeva un moderno auditorium di forma ellittica e persino un parcheggio interrato da 800 posti auto. Cosa si sta realizzando invece oggi all’esterno della caserma? Un semplice parco pubblico. Lo stesso Massimiliano Fuksas, dopo aver scorporato il progetto della Rossani da “Baricentrale” per riadattarlo alle richieste del Comune, espresse un certo rammarico riassunto nella seguente affermazione: «Ci vuole un sindaco visionario che ragioni oltre la logica di un giardinetto».

Il progetto originale prevedeva anche un polo dedicato alla musica, attraverso l’ampliamento strutturale del Conservatorio e la creazione di un’area per concerti all’aperto. Che ne sarà di questa suggestiva idea? Non è ancora chiaro se l’Amministrazione voglia scorporare anch’essa da “Baricentrale” per realizzarla a parte, oppure se sia finita nel dimenticatoio.

Detto ciò, siamo davvero sicuri che varrebbe la pena sprecare un’occasione irripetibile e vitale, come il Recovery Fund, per coprire i binari con tonnellate di cemento e terra? Per innalzare una nuova barriera sotto mentite spoglie, nonché per nascondere la città alla vista dal treno?
Ci sarebbero soluzioni nettamente più semplici ed economiche se si volesse migliorare l’esistente. Ad esempio, si potrebbero realizzare filari di alberi e percorsi ciclopedonali ai due lati della ferrovia, con attraversamenti in quota che fungano anche da passerelle panoramiche. Spunti interessanti potrebbero arrivare dagli altri progetti che parteciparono al concorso, ma che forse agli occhi della giuria peccavano per una maggiore concretezza.
Non dimentichiamo inoltre che piazza Moro ha una particolarità probabilmente unica in Italia: tre stazioni a tre quote diverse (Fs in superficie, Ferrotramviaria in trincea, Fal in viadotto). Perché Bari dovrebbe perdere un connotato storico e distintivo, in nome di un “progresso” pieno di dubbi?

Restiamo dunque con i piedi per terra e pensiamo a quante altre situazioni, ben più urgenti, il Comune potrebbe risolvere con il supporto del Recovery Fund, visto che le risorse attuali non bastano. I suggerimenti arrivano dai cittadini stessi: tra strade dissestate, incroci da razionalizzare e mettere in sicurezza, case popolari e scuole che necessitano di manutenzione, periferie nel degrado, rete fognaria da potenziare e così via, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta.
Pensiamo al Parco della Rinascita, un progetto fortemente simbolico che ufficialmente non risulta ancora finanziato, al trascurato quartiere San Giorgio con tutte le sue criticità, ma anche ai tanti drammi sociali che si consumano sul territorio cittadino (criminalità, spaccio, prostituzione, abbandono di rifiuti, ecc.) e richiedono azioni di contrasto mirate.
Ci sono poi quelle grandi opere – come il nuovo Polo giudiziario finanziato solo nel primo lotto, la variante Fs di Palese e Santo Spirito, o il raddoppio e interramento della linea Fse a Carbonara e Ceglie – per le quali il Comune potrebbe trovare soluzioni con gli enti competenti.

Se ci fosse ancora tempo per rivedere le decisioni prese, sarebbe forse il caso di farlo.

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