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La disneyland barese

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E’ da tempo che sosteniamo la necessità di una migliore valorizzazione (non solo economica ma anche e soprattutto culturale e valoriale) dello straordinario brand internazionale barese costituito da San Nicola e guardiamo con simpatia all’iniziativa ancora in nuce di edificare una statua museo e un parco tematico.Tuttavia, leggere della Disneyland di san Nicola è una cosa da far venire i brividi. La proposta, che spero di aver capito male, è quella di edificare un parco giochi al posto della stanic utilizzando i danari dell’Europa. Su questi inverecondi assalti alla diligenza europea abbiamo scritto da tempi non sospetti ma qui c’è dell’altro. Non sappiamo nulla di più di questa idea ma appare come se qualcuno che accede disinvoltamente sui media abbia pensato: “Siccome il sito è gravemente inquinato (meglio non dirlo troppo dovessero scatenarsi gli amici ambientalisti) a causa delle multinazionali che lo hanno occupato, lo sanifichiamo a spese dell’Europa e, visto che ci siamo, ci facciamo anche pagare la edificazione di un grande parco che giustificherebbe tutta l’operazione essendo foriero di salute e guadagni. Se poi mettiamo il brand S. Nicola stiamo in una botte di ferro e accontentiamo i nicolaiani che sono tantissimi”.
I cittadini invece pensano in altro modo e precisamente:

  • Come mai quel sito non è stato ancora risanato a spese di chi lo ha inquinato?
  • Perché queste spese devono essere addossate all’ignaro contribuente?
  • Il risanamento ambientale e la edificazione di parchi e giardini per bambini e meno giovani è compito “normale” delle Istituzioni come mai non è stato ancora fatto utilizzando le tasse che si pagano e che in tutte le altre parti d’Italia vengono impiegate per questi scopi?
  • Utilizzare gli stanziamenti europei per scopi usualmente assolti dalla fiscalità generale li distoglie dalla loro destinazione e fa sorgere a carico del contribuente un ulteriore aggravio di debiti da risanare fra qualche anno sempre con nuove tasse!
  • Un parco in un’area che non eccelle in fatto di salubrità dell’aria non sembra una idea molto meditata.
  • Quell’area è in zona industriale e cioè dedicata alla produzione di beni e servizi da parte delle imprese private cui viene così sottratto uno spazio in punto strategico e molto favorevole per qualunque impresa industriale, commerciale o della logistica .
  • La ratio del recovery è quella di edificare infrastrutture per lo sviluppo che non sono certo i parchi giochi né le autostrade o ferrovie (che in tutte le parti del mondo si fanno con la fiscalità generale o con altre operazioni finanziarie) ma opere straordinarie e quindi strategiche che esulano dai tradizionali compiti di un bilancio pubblico. L’aver pensato a questo parco (come altri di cui abbiamo sentito di recente) significa che chi lo ha pensato non sa bene cosa sia lo sviluppo e quale possa essere il futuro della nostra economia. Si pensa istintivamente a mettere delle pezze lì dove non si è riuscito nel passato.
  • Tirare in mezzo anche San Nicola oltre ad essere blasfemo offende la storia, la cultura e la identità barese e di tutti i devoti di tutto il mondo.
  • Confondere come fanno certi tour operator il turismo religioso con i giochi dei bambini e dei meno giovani è quanto meno poco professionale.

Al contrario l’Europa ha chiarito benissimo gli ambiti di attività in cui investire i danari che -forse- saranno prestati all’Italia e che sono orientati a cambiare i connotati di fondo della nostra economia. Solo per un esempio: è volontà dell’Europa che nei prossimi dieci anni l’energia che noi consumiamo non sia più produttrice di inquinamento di qualunque genere. Noi pugliesi e i meridionali in genere hanno già dimostrato in un solo decennio di essere divenuti i maggiori produttori di energia verde che esportiamo a tutto il resto d’Italia. È evidente che non si può più distogliere terreno agricolo dalla propria destinazione per utilizzarlo per impianti fotovoltaici; anzi vanno rimossi quelli esistenti e ricollocati (assieme ai nuovi da installare) in parchi dedicati. Come si sarebbe dovuto fare fin dall’inizio come noi abbiamo suggerito. Invece nulla! non solo non esiste una proposta del genere ma qui in Puglia non c’è neanche una idea “alta” ed organica (da proporre all’Europa) del nostro futuro energetico nel quale dovrebbe anche esserci l’idrogeno.
Che dire? Continuando così solo un miracolo di San Nicola potrà salvarci.

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