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Università, servono interventi urgenti in vista del dopo pandemia

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In tempo di pandemia le rappresentanze studentesche dei due istituti accademici di Bari, Università degli studi “Aldo Moro” e Politecnico, chiusi per le restrizioni imposte dai vari decreti, non hanno mai smesso di far valere il diritto allo studio. Forse non sono riusciti a far realizzare ogni loro proposta, ma sono comunque al lavoro per garantire la continuazione dei corsi ad ogni studente e a limitare per quanto possibile le difficoltà del periodo. L’attenzione però è sempre più puntata al rientro con le dovute misure igieniche che dovranno tutti rispettare e far osservare. Ci sono però problemi atavici per cui vanno chieste pronte e necessarie soluzioni non più rinviabili. Servono interventi urgenti in vista del dopo pandemia.

Partiamo con l’Università degli studi “Aldo Moro” che, nei prossimi giorni, ha in programma l’inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021, per la prima volta on line. All’Ateneo di piazza Umberto sono iscritti 43.969 studenti, di cui matricole 7.308, e può contare su un corpo docente di 1.385 insegnanti, tutti suddivisi tra gli i circa 130 corsi offerti dai 22 Dipartimenti a Bari più un altro a Taranto, tra uno svariato numero di aule per lezioni e aule studio in 28 biblioteche, nonchè laboratori e mense. Nelle prime settimane del lockdown però tutto si è fermato. Persino le lezioni, poi riprese tra adattamenti non facili per tutti, studenti e insegnanti. Da settembre, grazie proprio alle richieste dei rappresentanti studenteschi, in prima linea Link Bari, l’organizzazione studentesca di matrice sindacale che riunisce studenti sia dell’Università che del Politecnico di Bari, tra cui anche rappresentanti dei Consigli studenteschi di entrambi gli istituti accademici, la vita accademica è ripresa seppur in maniera limitata rispetto agli anni passati. Docenti e studenti hanno dovuto adattarsi alla situazione e organizzare lezioni a distanza. Poi è arrivata la frequenza in presenza con l’ammissione al 50% delle matricole. Non mancano le novità nate proprio per poter gestire una situazione non facile. Nuovi metodi, interventi e idee che, si spera, non solo possano continuare in futuro ma non restino uniche visto che sono diverse le necessità “bloccate” e avvertite da decenni antecedenti questo ultimo anno terribile. La prima è l’app dell’Università creata e adottata per consentire agli studenti di prenotare un posto in aula.

Per fare un punto sulla situazione, abbiamo sentito Gennaro Cifinelli di Link Bari, 22enne barese studente alla facoltà di Giurisprudenza. Tra le problematiche più urgenti avvertite dagli studenti dei Dipartimenti dell’Università c’è stato quello delle tasse, da sempre molto esose rispetto soprattutto ai servizi offerti e giudicati non all’altezza di aule sovraffollate perché troppo piccole per il numero degli iscritti, con problemi di impianti audio al punto da rendere, in alcuni casi, difficoltoso se non impossibile seguire una lezione, con l’evidente carenza di servizi igienici in numero insufficiente, per non parlare delle lunghe file e attese per avere informazioni in segreteria, la mancanza di un numero adeguato persino di posti nelle aule studio, sempre troppo piene. E tanto altro.

Alcuni di questi sono problemi atavici dovuti alla vetustà degli edifici che ospitano le vecchie facoltà, tra cui lo stesso Palazzo Ateneo costruito tra il 1868 e il 1890, il Dipartimento di Lingue e Letteratura Straniera è del 1928, edificati o per ospitare altro o pensati per poche decine di studenti quello, e a cui sono seguiti i più moderni: Campus Universitario del 1951 e il palazzo che ospita Economia e Commercio del 1985. «Ogni singolo Dipartimento ha problemi che si porta avanti da anni – spiega il rappresentante di Link Bari – e si legano ai tagli che da 10 anni e più l’Università, non solo di Bari, ha subìto. La nostra è una Università medio-grande e funziona come fondazione privata, infatti i bilanci si basano sul numero delle iscrizioni e le tasse imposte. Sebbene autonome tutte le Università, non solo quella di Bari, necessiterebbero di un finanziamento statale ma la ripartizione dei fondi statali avviene su base Anvur», l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che si occupa dell valutazione dell’attività delle Università italiane per conto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) e i cui giudizi non sono sempre condivisi dagli studenti anche perché ad essere premiate sono quasi sempre le stesse strutture universitarie e gli stessi dipartimenti a scapito di chi avrebbe più bisogno.

L’accademia barese ha un gap evidente rispetto ad altre italiane in parte pure dovuto a strumenti tecnologici assenti ed alle difficoltà economiche degli studenti, bisogni che la pandemia ha fatto manifestare in tutta la loro urgenza e necessità. «E’ emerso in maniera netta ed evidente la non adeguatezza degli spazi universitari per vivere l’Università in sicurezza e garantire il diritto alla salute – afferma Gennaro Cifinelli – ci sarebbe necessità di più aule in molti Dipartimenti, per evitare sovraffollamenti, spesso le lezioni, soprattutto nei bienni, sono seguite da 300 o più persone in aule sempre troppo piccole come capienza per tali cifre. E nello stesso tempo è sorto il problema del possesso degli strumenti tecnologici per seguire le lezioni a distanza oltre a difficoltà economiche. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto da Adisu e Regione il bonus da 500 euro per l’acquisto di device digitali e l’innalzamento della fascia esenzione tax area per Isee sino a 25mila euro. C’è necessità di sostegni ulteriori per venire incontro alle necessità della popolazione studentesca, nonostante ci siano stati degli aumenti di finanziamenti sul diritto allo studio il problema di fondo è il funzionamento stesso dell’erogazione dei benefici e servizi che è sempre vincolato al raggiungimento di determinati criteri di merito che, soprattutto in questo periodo di pandemia, ha fatto emergere quanto sia complesso sposare il criterio meritocratico con quella che è la reale condizione economica degli studenti».

Altre difficoltà parzialmente risolte sono quelle legate alle aule studio e le biblioteche dove gli studenti si ritrovano per studiare, «a riguardo siamo riusciti – aggiunge Cifinelli – ad ottenere il prolungamento dell’orario di apertura e l’accesso anche nel week end, in un solo caso un’aula utilizzata per lezioni è stata trasformata in aula studio, ma tutto questo risulta ancora insufficiente a garantire un posto ad ogni iscritto. Abbiamo chiesto di ampliare ulteriormente gli orari così come di trovare altri luoghi da utilizzare come aule studio, visto che c’è il contingentamento dei posti. A settembre ci siamo rivolti persino al Comune affinché potessimo utilizzare spazi aperti o biblioteche comunali, su questo fronte però tutto è fermo rispetto alla nostra richiesta».

Insieme con il diritto allo studio però c’è pure quello della salute strettamente legata, ora più che mai, alle condizioni igieniche di base come il distanziamento. Ci chiediamo se per quando si potrà tornare a lezione in presenza, prima o poi accadrà, sarà garantita la distanza di almeno un metro oppure gli studenti dovranno tornare a seguire lezioni a stretto contatto come “sardine” e se magari non sia il caso di provvedere sin da ora con progetti e idee a riguardo in modo da offrire la migliore accoglienza. «Bisogna prevedere un ampliamento delle aule studio e lezione, ma servono investimenti. Mentre da diversi anni si continuano a tagliare i fondi per le Università, servono invece investimenti importanti e che il Ministero dovrebbe mettere a disposizione per ampliare e costruire pure nuovi spazi. Il sovraffollamento lede anche la qualità della didattica per cui garantire spazi più accessibili e migliori significherebbe migliorare la qualità della didattica» insieme con la garanzia di più igiene che ora come non mai diventa indispensabile. Non si può e non si deve più aspettare, bisogna agire subito senza rinvii.

Anna Caiati

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