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Il Movimento 24 agosto sull’equita’ territoriale

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Ospitiamo volentieri la replica del Movimento 24 agosto all’articolo pubblicato su questa testata da Antonio Vox di Alleanza Liberale nel rispetto delle singole posizioni

L’articolo di Antonio Vox “Percorsi di riscatto per il Sud”, in risposta all’intervista che ha rilasciato Crocifisso Aloisi, referente regionale del M24A per la Puglia, pubblicata su “BariSera news” il 13 febbraio 2021, ci offre la possibilità di approfondire alcuni temi e di allargare lo sguardo sulla visione del Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale nella sua battaglia per il riscatto del Mezzogiorno.

Il Movimento M24A-ET, è da sempre aperto al confronto con tutte le forze meridionaliste presenti nell’attuale dibattito politico, essendo esso stesso una sintesi di diverse forze meridionaliste che prima del suo arrivo non avevano o non potevano esprimere un sereno dibattito politico. Precisiamo però che quello proposto dal Movimento M24A-ET è esclusivamente un confronto sui contenuti, sui progetti e sulla visione della società nella quale vorremmo vivere. Il Movimento non proporrà mai un confronto sul piano ideologico, sul quale ogni forza politica può e deve costruire una sua propria identità. Infatti, per noi portare il confronto ideologico al di fuori del perimetro della dialettica interna ad un movimento, e cioè all’interno della società, smette di essere dibattito politico ed entra nel campo della speculazione filosofica (in questo caso politica), che può esaurirsi solo sulla sterile captazione del pensiero altrui o in, mancanza, sull’annullamento dell’avversario politico.
Il Movimento M24A-ET propone invece un confronto su un progetto comune dove, trascendendo il piano ideologico, la diversità delle idee diventa elemento di ricchezza piuttosto che di scontro.

In merito al grande tema della rielaborazione storica condotta dal Movimento M24A-ET, indicarla come un fuoco di paglia acceso ad arte per fomentare odio e divisione nazionali, oltre ad essere contrario alla nostra Carta dei Valori sanciti nello Statuto del Movimento, è sicuramente una lettura molto superficiale del processo condotto e dei risultati a cui esso sottenda.

La cosiddetta «Questione Meridionale» oltre che disequità economica è soprattutto una questione culturale e come tale, è divenuta questione antropologica, sia per un senso di “minorità” inconscia incarnatosi dalla popolazione del Mezzogiorno, sia per quello di “superiorità presunta” palesato come valore identitario da una parte della società settentrionale. Sappiamo che un popolo evolve attraverso la sua storia a patto che tale storia sia riconosciuta, narrata, ed elaborata. Solo così, riconoscendo la propria identità, un popolo può fare un passo avanti nel suo processo evolutivo.

Chi afferma che la Storia debba essere “usata” per imparare dal passato, come un banale processo cognitivo, ignora sia la natura umana che i suoi processi evolutivi. La Storia, al contrario, va “elaborata”, come si fa per un qualunque lutto e solo allora potrà essere “dimenticata”, nel DNA di un popolo, perché divenga costitutiva della sua stessa essenza ed identità. Il conflitto razziale oggi in atto, sollecitato a uscire allo scoperto anche da una nuova narrazione della storia, è il prezzo di un processo elaborativo, catartico quasi, senza il quale non si può “fare gli italiani” dopo 160 anni che è stata “fatta l’Italia”. Immaginare che tale conflitto sia presente solo per “inconfessabili interessi economici”, è ancora una visione parziale e superficiale di questo complesso fenomeno sociale.

Per conseguire l’equità territoriale in un Paese è necessario dunque compiere un processo di riscoperta valoriale storico-culturale, ma non è sufficiente. Infatti, in parallelo si dovrà pretendere un’allocazione di risorse che offra le condizioni ambientale e strutturali tali da onorare ed eternare quegli stessi valori. Il riconoscimento e l’accettazione di una distribuzione perequata delle risorse all’interno di un territorio, eventualmente aggiuntive a interventi straordinari necessari al superamento di gap socioeconomici venutisi a creare, è un prerequisito imprescindibile e pregiudiziale di ogni discussione politica del Movimento M24A-ET.

Tuttavia, pretendere finanziamenti e condizioni che assicurino le medesima opportunità di crescita e di sviluppo in tutti i territori di un Paese, non significa pretendere risorse finanziarie senza avere una visone o una strategia di come spenderle.
Il Movimento M24A-ET ha infatti messo a punto un Piano di Rilancio e Resilienza per il Mezzogiorno e per le Aree Interne come contributo alla stesura del PNRR nazionale. Il Piano è un lavoro corposo ed articolato (circa 300 pag.) dove sono stati individuate, settore per settore, proposte progettuali realizzabili nel Mezzogiorno con riferimento sia alle 6 missioni stabilite dal Governo sia in risposta alle Raccomandazioni 2019, 2020 della Commissione Europea al nostro Paese.

Il Piano di rilancio per il Mezzogiorno articola un insieme di idee/proposte progettuali che non solo potrebbero essere in grado di colmare i gap presenti tra Nord e Sud del Paese, ma per effetto di una forte integrazione e complementarietà e degli effetti sinergici attesi, sono anche in grado di proporre un nuovo modello di sviluppo socioeconomico: sostenibile, distribuito, circolare, equo ed ecologico. Un modello in grado di “accendere” una nuova locomotiva dello sviluppo a vantaggio non solo del Mezzogiorno ma dell’intero Paese, capace di ridare all’Italia i fondamentali di una grande nazione europea.

Ma come realizzare questa enorme mole di progetti? Il dibattito sulla attuale inefficienza della nostra Pubblica Amministrazione, che i movimenti liberali si ostinano a vedere come il “male assoluto” italiano, curabile solo con l’arrivo di un angelo punitore (pensiamo al pessimo Brunetta di fresca nomina) , è la solita visione distorta, superficiale e sbrigativa di un certa classe imprenditoriale, che mira al proprio sacrosanto risultato immediato, accettando però qualunque costo ne derivi negli altri settori socioeconomici.
Che l’efficientamento della PA sia un tema urgente, è davanti gli occhi di tutti. Quello che non è compreso da tutti è che si deve intervenire partendo proprio da essa, al suo interno, attivando processi di valorizzazione ed efficientamento delle competenze esistenti. Il resto, ed è la parte più complessa, va compiuto sul piano legislativo e normativo sotto il cui peso cui grava la stessa macchina amministrativa.

Proposte in tal senso sono incluse nel Piano di Rilancio citato. Ma vi è anche un altro potente strumento (anch’esso nel Piano) che proponiamo di mettere a supporto della PA, affinché il processo attuativo della ricostruzione del paese, partendo dal Sud, sia effettivo. Ci riferiamo in questo caso alla creazione di nuovo Polo Bancario Pubblico nel Mezzogiorno che inglobi oltre alla funzione finanziaria ed assicurativa anche quella di progettazione, gestione e rendicontazione (ex Isveimer) degli ingenti investimenti territoriali, ai quali il Paese è chiamato a dare una risposta nei prossimi sette anni.

Daniele Quarta – Responsabile Organizzazione Puglia M24A- ET
Componente Commissione Economia & Sviluppo M24A- ET

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