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Reati tributari, falsificazione di monete, usura e riciclaggio. Da Rimini a Bari 22 persone indagate

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C’è anche Bari tra le province italiane nelle quali avveniva una complessa attività criminale attiva nelle pieghe economiche della società. Il fulcro dell’organizzazione era a Rimini, ma si irradiava a Bari, Pesaro, Vibo Valentia, Varese e Monza Brianza. A capo di tutto c’era un calabrese, da anni presente nel riminese, coadiuvato da oltre 20 persone.

L’operazione, denominata “NEVER DREAM”,  è scattata questa mattina, in contemporanea nelle varie regioni, ed è stata condotta dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza. L’ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Rimini, Dott.ssa Benedetta Vitolo, ha disposto 16 misure cautelari nei confronti di 11 indagati: 3 in carcere e 2 ai domiciliari, 2 misure interdittive da esercizio attività d’impresa, 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, 1 obbligo di dimora, e 7 misure cautelari, ovvero sequestri preventivi funzionali alla confisca per equivalente del profitto derivante da reati tributari, di riciclaggio ed auto-riciclaggio di proventi illeciti, di usura. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata all’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, di dichiarazione dei redditi fraudolenta, di omessa dichiarazione e indebita compensazione di falsi crediti fiscali, nonché per i reati truffa, di occultamento o distruzione di documenti contabili, omesso versamento di I.V.A., riciclaggio e auto-riciclaggio, usura, estorsione, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento, falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate. Ad alcuni indagati sono stati contestati anche i reati di falsità materiale e ideologica e sottrazione di cose sottoposte a sequestro disposto dall’autorità amministrativa.

Al termine delle indagini sono stati accertati elementi di colpevolezza a carico delle 22 persone indagate e il coinvolgimento, a vario titolo, nella perpetrazione dei reati tributari di ben 36 imprese dislocate su tutto il territorio nazionale e  2 imprese situate in Lituania. È stato constatato a carico di 5 società l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un imponibile complessivo di circa € 20.000.000 e un’IVA di circa € 3.400.000. Inoltre, attraverso operazioni di riciclaggio e auto-riciclaggio del denaro proveniente dalla commissione dei reati tributari, pari a circa € 315.000, il sistema permetteva il graduale e consistente arricchimento del patrimonio personale sia del vertice dell’organizzazione, che di tutti gli altri appartenenti al gruppo, fino a chi dall’esterno ha avuto contatti più o meno assidui con gli indagati. Sono stati sequestrati anche 5 immobili, 1 terreno, quote sociali per circa € 46.000, 12 mezzi tra autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori, saldi attivi di 20 rapporti finanziari, fino a concorrenza dell’importo di complessivi valori per circa 9 milioni di euro.

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