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Il rombo della solidarietà: anche a Bari ci sono gli “Angeli in moto”

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Nell’immaginario collettivo gli angeli hanno le ali, ma siamo pronti a dimostrarvi che alcuni di loro corrono su due ruote. Nata a Roma nel 2015, l’associazione “Angeli in moto” è oggi una realtà ben radicata sul territorio nazionale, con 55 sezioni locali e un numero di volontari che si avvicina al traguardo dei 1000. Che cosa fanno di straordinario questi appassionati motociclisti da tutta Italia? In sella ai propri bolidi – come Harley Davidson, Triumph o Moto Guzzi – trasportano farmaci a domicilio e forniscono sostegno alle persone fragili.
Il servizio, completamente gratuito ma coordinato alla perfezione, viene svolto grazie ad accordi siglati con associazioni di pazienti e autorità sanitarie, ma è rivolto anche a mamme in difficoltà e a chiunque si trovi in una condizione svantaggiata. Una missione tra le più nobili che con l’insorgere della pandemia, nonché di tutte le emergenze sociali da essa derivate, è diventata ancora più importante. Basti pensare che nel giugno 2020 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Maria Sara Feliciangeli, presidente e fondatrice di “Angeli in moto”, per il grande contributo dei suoi volontari a beneficio della collettività durante il primo lockdown.

L’associazione è presente anche in Puglia con tre sezioni a Bari, Foggia e Lecce, più una quarta che si sta costituendo a Taranto. Per comprendere meglio cosa significhi essere “Angeli in moto” ce lo facciamo raccontare da Laura Capruzzi, volontaria e referente per la sezione di Bari.

Da quanto tempo la vostra associazione opera nella città di Bari?

«Siamo presenti nella nostra città da aprile dell’anno scorso. E’ iniziato tutto il giorno di Pasquetta, in pieno lockdown, quando ho visto sul web un filmato bellissimo di alcuni motociclisti che consegnavano farmaci a domicilio. C’era un numero WhatsApp disponibile per informazioni, ed essendo rimasta molto colpita non ho esitato a contattarlo per chiedere se quell’associazione esistesse anche a Bari. Mi hanno risposto che non c’era ancora un gruppo qui da noi, ma servivano urgentemente almeno 5 persone perché l’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) doveva effettuare delle consegne vitali. Ho accettato volentieri la “sfida” e oggi per fortuna siamo diventati 40, coprendo praticamente tutta la Città Metropolitana di Bari, dai comuni costieri fino a quelli murgiani.
All’inizio, essendo in lockdown, ci siamo costituiti a distanza sfruttando i canali informatici e telefonici. Solo in estate, con l’attenuarsi dell’emergenza sanitaria, siamo riusciti a vederci di persona per la prima volta. Nonostante tutto, però, ci coordiniamo con estrema efficienza grazie alla tecnologia, tant’è che non abbiamo nemmeno una sede fisica perché non ci serve».

In quali attività è impegnato il vostro gruppo nello specifico?

«Svolgiamo all’incirca 20-25 consegne di farmaci al mese. Al momento siamo prevalentemente a disposizione dell’Aism, ma ci capita di operare anche a supporto dell’Apmarr (Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare). E’ bene sapere che queste categorie di pazienti – che noi non chiamiamo mai “malati” ma “persone” – sono assolutamente immunodepresse. Non potete immaginare in tempi di Covid quanto sia rischioso per loro uscire di casa, ma anche esporre i familiari a un potenziale contagio. Se questi pazienti sono iscritti alle rispettive associazioni, ecco allora che entriamo in gioco noi.
Alla fine di ogni mese, la referente Aism di Bari mi fornisce la lista di tutte le consegne programmate per il mese entrante. Io a mia volta la ripartisco con gli altri volontari a seconda della zona geografica e della disponibilità individuale. Quando dobbiamo effettuare una consegna, ci rechiamo innanzitutto alla farmacia territoriale dell’ospedale competente, muniti di regolare delega e qualsiasi altro documento utile. Una volta ritirato il farmaco, lo riponiamo nella nostra borsa frigo se necessario e lo portiamo al domicilio del paziente, seguendo un protocollo anti-contagio molto rigoroso. Naturalmente, adottiamo procedure analoghe anche nelle consegne per conto di Apmarr.
La maggior parte di noi ha fatto richiesta per ricevere il vaccino anti-Covid, perché dovremmo rientrare tra gli operatori sociosanitari. Non si prospettano di certo tempi brevi, ma speriamo avvenga il prima possibile così da poter assicurare ancora più protezione ai pazienti».

E’ facile conciliare questa missione sociale con la vostra vita privata e lavorativa?

«Siamo un gruppo di 40 persone, tutti di mezza età e lavoratori con mansioni diverse. Nelle vesti di “Angeli in moto” svolgiamo più o meno una consegna al mese ciascuno. Non è così difficile trovare quell’ora, o quell’ora e mezza necessaria per portare a termine l’incarico, grazie anche al fatto che siamo distribuiti sul territorio. Anzi, abbiamo il problema opposto: quando qualcuno di noi rimane fermo per circa un mese, inizia a contattarmi pregandomi di affidargli al più presto una consegna. Abbiamo tanta voglia di fare e mettiamo a disposizione con grande entusiasmo il nostro tempo e le nostre moto».

Quali emozioni provate quando consegnate i farmaci ai pazienti?

«Riceviamo un riscontro incredibile. Il volontariato è qualcosa che arricchisce non solo chi ne beneficia, ma anche chi lo pratica. Il nostro servizio è fondamentale adesso per ridurre al minimo le possibilità di contagio da Covid, e queste persone non fanno altro che accoglierci e ringraziarci in tutti i modi possibili. Ad esempio, c’è chi ci fa trovare cioccolatini o dolcetti sulla sedia fuori alla porta, dove noi depositiamo i farmaci per evitare ogni contatto. C’è anche chi ci scrive messaggi o telefona per esprimere la propria gratitudine. Sono emozioni così forti e belle che non si possono descrivere. E’ per questo che facciamo tutto col cuore».

Progetti per il futuro?

«Certo. Se ci saranno i presupposti, espanderemo il nostro raggio d’azione anche ad altre associazioni e realtà presenti sul territorio. Ma soprattutto partiremo con un progetto di sensibilizzazione contro il bullismo, appena si tornerà alla didattica in presenza nelle scuole. Alcuni di noi stanno già iniziando la formazione su piattaforme digitali, gestita a livello nazionale, per poter poi affrontare questi temi con i ragazzi. Il motociclista è una figura che fa molta presa sui più giovani, anche per il suo abbigliamento, per cui è bellissima l’idea di affidargli un messaggio così importante per combattere una vera e propria piaga sociale, che purtroppo sta dilagando sempre più».

Che cosa vi piacerebbe comunicare ai nostri lettori?

«I motociclisti sono una categoria dal cuore d’oro, molto incline al volontariato, che riesce ad abbinare la passione per le moto al perseguimento di finalità sociali. C’è anche chi consegna doni nelle scuole e negli ospedali pediatrici, come vi sarà capitato di leggere. Qui a Bari con “Angeli in moto” abbiamo messo su un gruppo stupendo, quasi alla pari con le altre grandi città, ma anche a livello regionale abbiamo costituito una rete che funziona alla grande e continua a espandersi.
Vorrei comunicare la nostra disponibilità a tutte le associazioni, gli enti e i cittadini di Bari e dei comuni metropolitani che avessero bisogno di questo servizio. Ci possono contattare al numero 338 566 4157 o all’indirizzo angeliinmotobari@gmail.com. Mi occuperò io personalmente di gestire le richieste, interfacciandomi con il direttivo nazionale a Roma. Contiamo di proseguire le attività anche dopo l’emergenza sanitaria, perché i drammi sociali sono tantissimi e purtroppo solo in parte sono legati al Covid».

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