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Regione, la maggioranza di Emiliano rimane blindata: ecco i tanti perché

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Dunque, per effetto della decisione del Tar Puglia, la maggioranza di Michele Emiliano in Consiglio scende da 29 a 27 consiglieri. In teoria una notizia del genere farebbe tremare i polsi a qualsiasi governatore, ma non a quello della Puglia per le ragioni che stiamo per elencare. Anzitutto Michele Emiliano ha già acquisito alla sua maggioranza quattro dei cinque consiglieri del Movimento Cinque Stelle che erano stati eletti nelle liste diciamo dell’opposizione e che successivamente sono stati inglobati organicamente nella maggioranza ottenendo addirittura un assessorato e la vice presidenza del Consiglio. Ma, conoscendo il personaggio, non si sarebbe perso d’animo. Le sue aperture, a destra e a manca, sono quasi proverbiali pur di raccogliere consensi e vivere una vita tranquilla. La sua filosofia sembra essere quella del “dividi et impera”. Non importa con chi. Se fiutasse il pericolo di non avere una maggioranza stabile (pericolo che non correrà assolutamente) aprirebbe immediatamente all’opposizione offrendo spazi e poltrone cui non tutti sono in grado di resistere. Dove troverebbe spazi e poltrone? Be’ in questo Emiliano e’ un mago, un maestro. Qualcuno dice che se fosse nominato ministro del lavoro risolverebbe il problema della disoccupazione. La sua “genialità'” non ha limiti: recentemente ha inventato la figura del “vice capo di Gabinetto” affidata a Domenico De Santis uno dei suoi fedelissimi, nonché uno dei ricorrenti al Tar. E l’invenzione della “Struttura speciale di coordinamento Health Marketplace” affidata ad un altro fedelissimo, Felice Ungaro, dove la mettiamo? Struttura che non si è mai capito di cosa si occupi e che però costa 120mila euro all’anno alle tasche dei pugliesi E la proliferazione dei consiglieri di amministrazione nelle partecipate? Ne avrebbe di argomenti per irrompere nelle file opposizioni. Ma Michele Emiliano come tutti i governatori e i sindaci ha un alleato di ferro che lo blinda per cinque anni: la legge elettorale. Con l’elezione diretta, la vita del consiglio è legata a quella del governatore. Se cioè il governatore va a casa vanno a casa tutti i consiglieri. Che se in carica portano a casa circa 9000 euro. E chi è questo “pazzo” di consigliere che voterebbe la sfiducia al suo Governatore? Sapendo che in caso di ritorno alle urne non avrebbe garantita la rielezione? Il problema se lo porrebbero soprattutto quelli dell’opposizione. Fateci caso: ormai i consigli regionali e quelli comunali delle grandi città si sciolgono anticipatamente solo per intervento della magistratura. Certo, c’e’ maggiore stabilità politica, ma il prezzo da pagare è lo strapotere di sindaci e governatori che fanno quello che vogliono, sapendo di poter sempre contare sul “o si fa così, o mi dimetto”. Ben sapendo che mai nessuno lo metterà in minoranza.

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