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La riflessione quotidiana di Monsignor Francesco Savino

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CAFFÈ SPIRITUALE
SABATO, 06 MARZO 2021
SABATO DELLA II SETTIMANA DI QUARESIMA
====☕️====

            —–•••—–

 «Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.» (Sal 144,8-9)

✠ Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

VANGELO
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
✠ Dal Vangelo secondo Luca
Lc (15,1-3.11-32).
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

MEDITAZIONE
Beato Columba Marmion [(1858-1923)
abate],
Il pentimento del cuore

I sentimenti del Figlio prodigo

Cos’è la compunzione? E’ una disposizione dell’anima che la pone nello stato di pentimento abituale. (…)
Guardate il figlio prodigo al ritorno alla casa paterna. Ce lo immaginiamo, una volta tornato, prendere atteggiamenti incuranti e modi disimpegnati, come se fosse sempre stato fedele? Certo, no! Mi direte: “Non gli ha tutto perdonato suo padre?” Certamente, il padre lo ha ricevuto a braccia aperte; non gli ha detto: “Sei un miserabile”, no, l’ha stretto al cuore. E il ritorno del figlio procura al padre tale gioia che prepara per il pentito una grande festa. Tutto è dimenticato, tutto è perdonato. Il comportamento del padre del prodigo è l’immagine della misericordia del Padre nostro celeste.
Ma lui, il figlio perdonato, mantiene i sentimenti e l’attitudine che aveva quando si è gettato ai piedi del padre: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.” Siamo certi che, durante tutte le feste con cui si celebrava il suo ritorno, erano queste le disposizioni nella sua anima. E se più tardi il pentimento è diventato meno intenso, mai del tutto però se n’è andato, nemmeno dopo che il figlio ebbe ripreso per sempre il posto nella casa paterna che aveva una volta. Quante volte avrà detto al padre: “Lo so, voi mi avete perdonato tutto, ma il mio cuore non cesserà di ripetere con gratitudine quanto si pente di avervi offeso, quanto vuol riscattare con più grande fedeltà le ore perdute e l’avervi dimenticato”.
Questo deve essere il sentimento dell’anima che ha offeso Dio (…). Il pentimento del cuore rende l’anima ferma nell’orrore del male e l’amore per Dio.

PADRE NOSTRO…

ORAZIONE
O Dio, che con i tuoi gloriosi doni di salvezza
ci rendi partecipi sulla terra dei beni del cielo,
guidaci nelle vicende della vita
e accompagnaci alla splendida luce della tua dimora. Per Cristo nostro Signore. Amen.

✠ Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.

         ******

«Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il cielo e davanti a te.» (Lc 15,18)
In Cristo Gesù, nostra Speranza, Via, Verità e Vita, sia benedetta questa giornata.

  • don Francesco
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