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Festa della donna, sit-in di “Non una di meno”: «Formazione per combattere il patriarcato»

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Dall’inizio del 2021 in Italia si sono verificati 11 femminicidi a opera di un familiare o del partner, media di uno a settimana. In Puglia 20 reparti di ginecologia su 31 effettuano interventi di interruzione della gravidanza, e l’82.3% dei ginecologi della nostra regione è obiettore di coscienza. Con la recente attivazione da parte del Comune di Bari di uno sportello d’assistenza contro il “revenge porn”, in meno di un mese sono state ben 17 le richieste d’aiuto da parte di donne e ragazze vittime di questo tipo di violenza sul web.

Questi sono solo alcuni dei numeri sciorinati questa mattina durante il sit in organizzato dal collettivo “Non una di meno” Bari nord-Bat in largo Giannella, sul lungomare monumentale di Bari. Un momento di riflessione e di lotta femminista, alla vigilia dell’8 marzo, giornata internazionale dei diritti delle donne. I manifestanti, uomini e donne, hanno esposto striscioni, cartelli e slogan e dato lettura di documenti di rivendicazione femminista, separati a un metro di distanza l’uno dall’altro da dei nastri fucsia, colore simbolo della lotta di genere come lo slogan “Lotto marzo”.

«I salari sono più bassi per le donne rispetto agli uomini. Su 101mila persone che hanno perso il lavoro, 99mila sono donne (dati Istat riferiti a dicembre 2020, Ndr). È necessario dare più spazio alla donna in diverse mansioni, a prescindere dal genere», spiegano dal gruppo “Non una di meno” che ha organizzato l’evento.

Un divario, di occupazione e di sicurezza, che è clamorosamente aumentato con il lockdown e la pandemia di Covid-19: «Il numero delle vittime è aumentato esponenzialmente con l’epidemia – spiegano ancora le organizzatrici. Oltre all’aumento dei femminicidi, si è anche aggravato del peso della cura domestica, riversatosi tutto sulle donne, già prima interessate da una condizione difficile. Istituzioni e rappresentanti amministrativi devono avere determinazione nell’affrontare una situazione tanto complessa».

A tal proposito, nel documento rilasciato dal collettivo “Non una di meno” si avanzano esplicite richieste alle istituzioni locali: «Lo strumento principale per sostenere le donne è l’indipendenza economica, tanto per fuoriuscire dalla violenza, quanto per sostenerle dopo la perdita del lavoro verso un percorso di autonomia e indipendenza dalla famiglia – rivendicano le organizzatrici. Chiediamo un assegno istituito da tutti i comuni pugliesi, e che sia immediato e corposo, capace di sostenere economicamente le donne nei loro processi di emancipazione. Il Reddito di dignità di Emiliano lo rispediamo al mittente, in quanto inefficiente e inadeguato».

Sicurezza e formazione: sono queste le ricette proposte dal collettivo “Non una di meno” per eliminare il grave fenomeno della violenza di genere, a tratti ormai incontrollabile. «Presidiare strade e quartieri aprendo spazi femministi e transfemministi per invertire la tendenza patriarcale. Le scuole dovrebbero essere coinvolte con l’introduzione delle tematiche di genere e l’educazione sessuale. Servono anche negli istituti scolastici consultori e spazi femministi in cui formare le giovani generazioni. È importante anche intervenire sulla questione dell’aborto: ogni donna ha diritto di scegliere cosa fare con il proprio corpo, senza essere giudicata. Si deve anche qui fare formazione per evitare l’opposizione all’utilizzo della pillola contraccettiva che abbiamo visto in alcuni manifesti diffusi da associazioni cattoliche che stanno impedendo la libera scelta e la prescrizione della pillola. Rivendichiamo l’aborto libero e gratuito», concludono dal gruppo “Non una di meno” Bari nord-Bat.

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