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Studio Inail: infortuni sul lavoro, le donne tra le più colpite dal Covid

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Alla vigilia dell’8 marzo, dedicata ai diritti delle donne, la Consulenza statistica attuaruariale (Csa) dell’Inail ha voluto rendere pubblici i dati del quinquennio tra il 2015 e il 2019, per descrivere il fenomeno infortunistico nel mondo del lavoro con una attenzione particolare proprio alla donna. I dati, rilevati al 31 ottobre 2020 e parzialmente ai primi due mesi del 2021, non fanno riferimento solo alle denunce per i “classici” infortuni sul lavoro ma pure quelli più attuali ovvero legati al covid-19.

In generale nel 2019 gli infortuni (quelli denunciati) hanno riguardato 231.128 donne con un incremento del +0,3% rispetto al 2018, con 97 casi mortali (l’anno precedente erano stati 117). Mentre nel 2020 sebbene si sia registrato un calo di infortuni pari al 13,6%, per le donne il dato è salito del +1,7% con 233.731 casi. Per le vittime sul lavoro, al 31 gennaio di quest’anno, su un totale di 461 decessi, il 17,1% ha riguardato le donne con 79 decedute, tra cui molte per aver contratto la Sars-Cov2. Le malattie professionali sono in salita, +4,1% rispetto al 2018. Purtroppo, le lavoratrici sono anche le più colpite dai contagi da Covid-19. In tutta la Puglia, al pari del trend nazionale, le donne sono le più colpite tanto che il 70% dei contagi riguarda la sfera femminile, e tra le province con maggior numero di contagi c’è proprio Bari.

Il 43,6% delle contagiate ha oltre 49 anni, mentre il 38,1% ha tra i 35 e i 49 anni e il 18,3% è under 35. L’età media del decesso è intorno ai 56 anni per le donne, mentre il 19% delle vittime ha tra i 35 e i 49 anni e l’81,0% ha dai 50 anni in su. La maggior parte degli infortuni da covid-19 per le donne si è registrato nel settore dell’Industria e servizi pari al 98,3% su base nazionale e comunque il maggior numero di contagi avviene tra chi effettua un lavoro in prima linea nell’emergenza da coronavirus, quindi nella sanità e assistenza sociale raggiunge il 71,7% di casi. Nell’Amministrazione pubblica (dove sono comprese pure le Asl) si registra il 9,1% di casi. Tra le figure professionali più colpite ci sono le infermiere (81,1% dei casi della categoria) e le fisioterapiste (5,8%), seguono le operatrici sociosanitarie con il 22,4%. Il 6,3% dei casi riguarda, invece, i medici, metà dei quali sono internisti, generici, pneumologi e chirurghi; nei servizi di istruzione e sanitari il 95,9% è rappresentato da ausiliari ospedalieri-sanitari e portantini. Per le attività economiche le più colpite sono quelle che riguardano l’industria ed i servizi con il 94,1% delle denunce, segue il settore agricolo (5,1%). Per i decessi il tasso più alto è tra chi svolge un lavoro nell’industria con l’86,7% mentre il 30% dei sanitari colpiti dal Sars-Cov2 non ce la fa.

Il numero di decessi più alto tra i tecnici della salute vede il 70% di infermiere, a cui seguono le operatrici socio-sanitarie con il 14,1% dei casi e le operatrici socio-assistenziali con il 12,8%.

Un +15% per gli infortuni in itinere, accaduti cioè durante il percorso di andata e ritorno da casa al lavoro, di cui 44 mortali (59 nel 2018). Aumentati pure gli incidenti domestici arrivati a 760 (quasi raddoppiati visto che l’anno precedente erano stati 480). In Puglia e a Bari (dati aggiornati al 30 settembre 2020) i dati confermano quelli nazionali con infortuni sul lavoro da Covid-19 con 141 casi nei primi sette mesi di cui 119 avvenuti a settembre. Il coronavirus vede più colpiti i tecnici della salute, coloro che sono in prima linea a combattere il virus venuto dall’Est, con il 54,4% delle denunce di cui l’86,7% sono infermieri, seguiti da medici, operatori socio sanitari e operatori socio assistenziali.

Gli infortuni mortali sul posto di lavoro sono stati in totale 1.270 nel 2020, di cui 138 donne (44 casi in più rispetto al 2019). Ma il maggior numero di infortuni, nel periodo 2015-2019, tra le lavoratrici si riscontra nel settore dei servizi domestici e familiari (colf e badanti), con l’89,9% sul totale delle denunce del settore, seguito da sanità e assistenza sociale (74,2%) e dal confezionamen­to di articoli di abbigliamento (70,9%). La caduta è la prima causa di infortunio per le donne (26,7% sul totale dei casi codificati) con conseguenze soprattutto alla mano, alla caviglia, alla colonna vertebrale e al ginocchio. Nel 2019 sono stati denunciati oltre 16.700 in­fortuni occorsi a insegnanti e maestri delle scuole pubbliche e private. Circa l’86,3% del totale ha riguardato il genere femmini­le.

Dati questi che devono far riflettere tutti affinché ai lavoratori in generale, alle donne in particolare e pure alle casalinghe, siano sempre garantite le norme sulla sicurezza sul posto di lavoro e in casa, perché ci siano meno feriti e meno morti. Perdere una sola vita umana è una perdita per chiunque non solo per la famiglia.

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